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2019. Gli adolescenti e i Social. Azioni, rischi e ricompense...

2019. Gli adolescenti e i Social. Azioni, rischi e ricompense…

10.07.2019 – 20.04 – Gli adolescenti e Facebook: partiamo dai numeri. Si dice che l’uso di Facebook sia in caduta libera fra le preferenze degli adolescenti, ma non è così; le analisi su campioni di ragazzi e ragazze statunitensi fra i 13 e i 17 anni – Facebook è di casa in California; bene o male, dopo qualche anno succede lo stesso anche da noi – mostrano Instagram e Snapchat come i preferiti, ma Facebook viene subito dopo, stabile dal 2015. Qualcuno va via; altri, man mano che crescono, arrivano, e la maggioranza predilige ancora Mark Zuckerberg. Diciamo quindi ‘Facebook’ intendendo non l’azienda californiana ma tutti quegli strumenti di comunicazione su Internet che più che far ‘socializzare’ sfruttano il meccanismo di ‘azione-ricompensa’: compio un’azione, vengo ricompensato con la visibilità, un commento, un cuoricino, un Like. Dei quali ‘Facebook’ è diventata sinonimo.

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Anno 2030. Immaginiamoci una vita al chiuso o all’aperto, a seconda di dove preferiamo stare, interamente fatta – tranne l’obbligatoria pausa sport, seguita dalla pausa aperitivo – di ore trascorse seduti sul divano, con Internet. A lavorare via Internet, giocare a poker via Internet, vendere i nostri servizi e la nostra professionalità via Internet, fare amicizia con uomini e donne o ragazze e ragazzi via Internet, fare la spesa comprese le medicine e i vestiti e le scarpe via Internet, fare sesso via Internet. L’unica scusa buona per essere proprio costretti a uscire di casa potrebbe essere portare a spasso il cane; ma c’è il dog-sitter se vogliamo, lo possiamo trovare via Internet. Gli adolescenti, nel 2030, hanno spesso difficoltà: senza il loro telefono, che vibra in qualsiasi momento, e che si portano sotto la doccia, al mare, a scuola e a letto, hanno attacchi di panico, e se lo perdono il panico è quello vero e arrivano lacrime d’intensità tale da far pensare alla fine del primo grande amore. Che forse è una cosa appena successa; con un messaggio arrivato a casa, via Internet. È tutto un po’ esagerato, naturalmente. Volutamente; per parlarne. Esagerato ma non troppo.

Torniamo al 2019. L’influenza dei Social Media è ormai un argomento ‘caldo’ del quale si parla in corsi di specializzazione per educatori, psicologi, medici e genitori. Il Social cambia i ragazzi, e questo è un fatto: ha più aspetti positivi o negativi? Oggi viviamo in un contesto nel quale l’uso dei Social Media è una componente alla quale noi, genitori o meno, quaranta o cinquantenni, non sappiamo rinunciare: ne siamo travolti, sport, politica, scienza, notizie spesso vere molto più spesso false, gossip: tutto è Social. La risposta che diamo non può che essere neutra: ci piacerebbe far senza, ma è diventato apparentemente impossibile, e se siamo noi ‘grandi’ i primi utenti a stare ore con la faccia sepolta in uno schermo certamente non possiamo sgridare i ragazzi, e proibire loro di fare altrettanto diventa inefficace. Lo studio e l’educazione all’uso sono al centro quindi degli sforzi di molte associazioni, ed è probabilmente l’unica strada da prendere per evitare che il rischio diventi una catastrofe reale. E far tornare Internet uno strumento, così com’è stato fino a pochi anni fa: un mezzo piuttosto che un fine.

Se parliamo di rischi dei Social, una delle forme più distruttive manifestatesi è il Cyberbullismo. Molti giovanissimi – non capita solo a loro – perdono filtri e freni quando trasferiscono la loro attenzione online, e dicono e fanno cose che normalmente non farebbero di persona, arrivando all’estremo. È l’anonimato, la maschera: un fenomeno che è stato già molto studiato in altri contesti, come quello del gioco e dell’impersonificazione. Il Social Network amplifica la possibilità di mascheramento fino ai suoi massimi livelli attraverso la creazione di identità virtuali, e le vittime possono arrivare fino all’ansietà, alla depressione, alla dipendenza e solitudine. In casi estremi, al suicidio. Il mondo online può essere troppo intenso: per capirlo, basta fermarsi a ricordare quanto forti sono state le emozioni che tutti noi abbiamo provato a dodici, tredici anni.

Una nuova forma di depressione attualmente oggetto di studio è proprio quella detta ‘da Facebook’: ragazzi e ragazze che diventano talmente tanto ‘connessi’ da trascorrere la maggior parte della giornata a ‘fare cose’ cliccando qua e là, precipitando in fase down quando non lo stanno facendo. Disperandosi quando vedono sui Social foto di amici che stanno facendo qualcosa in cui loro non sono stati coinvolti. La casistica è ricca anche di situazioni nelle quali l’autocoscienza di come la propria immagine risulti sui Social – e di quanto a volte sia distante dall’ideale – diventa ecessiva, fino causare disturbi alimentari, fino all’anoressia o alla ricerca del modo per distruggere un’immagine di sé che non piace. Il troppo tempo passato online, magari di notte e di nascosto, può portar via tempo alle relazioni con gli altri, allo studio, al sonno.
L’ultimo pericolo dei Social Media in questa breve analisi, quello del furto d’identità e della frode. Le foto postate sui Social vengono rubate per essere usate da altri; oppure vengono usati profili multipli, i dettagli sono nascosti o i personaggi risultano completamente inventati. Chi vorrà sfruttare le informazioni che noi postiamo sui Social per scopi illeciti, ne troverà senza fare nessuna fatica una marea: quello che mettiamo online, rimane online, e nonostante le normative più recenti aiutino il diritto alla Privacy e all’oblio rimangono chimere. Per quanto riguarda le ‘chat’, gli ‘amici’ mai davvero conosciuti di persona e potenzialmente non corrispondenti a quanto esposto sul loro profilo possono entrare facilmente in contatto con tutti, stringendo relazioni casuali che possono avere conseguenze devastanti. Un adolescente o un bambino possono credere con una certa facilità che chi sta ‘chatta’ con loro sia un vero amico, e fornire via via sempre più informazioni, che quell’ ‘amico’ può poi utilzzare a proprio vantaggio. Sia per fare del ‘sexting’ e arrivare poi a una proposta concreta, magari di scambio o vendita di contenuti sessuali. Negli Stati Uniti, questo problema è finito per riguardare quasi il 20 per cento degli adolescenti che utilizzano la rete. Qualsiasi generazione di adolescenti, in qualsiasi epoca della storia, è stata attratta dal proibito e dal sesso; il volume di proposte di accesso a contenuti sessuali raggiunto oggi via Internet è senza precedenti e praticamente senza controlli. La pornografia, per averla cercata o indirettamente perché ci si è trovati lì a guardare, nel mondo occidentale raggiunge il novanta per cento degli adolescenti maschi e oltre il sessanta per cento delle ragazze. Snapchat e tutte le applicazioni di quel tipo permettono lo scambio immediato di foto e video. L’esposizione di bambini e adolescenti di età più bassa a contenuti sessuali attraverso i media ha cambiato le loro abitudini: è diventato letterale, e corretto, dire che ‘oggi crescono così in fretta’, perché questo riguarda anche l’età dei primi contatti e rapporti sessuali, situazione per la quale il Social Network non può essere imputato di essere la sola causa, ma sicuramente ha fatto da forte acceleratore. Se il corpo è per natura pronto per il sesso molto presto, possono non esserlo l’emotività e il carattere nella nostra società, in cui il tempo per studiare si è protratto fino ai venticinque anni e l’ingresso più stabile nel mondo del lavoro avviene a trenta o poco prima.

E i pregi dei Social? Almeno qualcuno? Si. Ce ne sono. Gli adolescenti che usano molto la rete e i Social Media sembrano sviluppare molto rapidamente la capacità di uso degli strumenti, anche tecnici, di comunicazione che hanno a disposizione e ad esempio sono molto ‘smart’ e quando vogliono riescono ‘a fare rete’ anche ad esempio per studiare, l’apprendimento risulta più rapido, e neppure così superficiale come si immaginava. La quantità e qualità di moltissimi video e siti di documentazione che si trovano su Internet è immensa: tutorial su YouTube, siti affidabili, enciclopedie serie e gruppi di discussione. Il Social Network rende più facile l’accesso diventando un aggregatore di elementi e facendo sapere che esistono. E per quanto questo riguardi meno il mondo dei più giovani, i Social Media hanno dato più volte voce ai senza voce: opinioni sul mondo, sulla violenza, sull’ambiente, sulla diversità e inclusione non sarebbero state possibili senza di essi. E gli adolescenti stessi hanno più volte usato i Social per aiutare altri adolescenti, e per comunicare con amici e famiglie distanti, o entrare in contatto con professionisti magari solo per curiosità. E anche questo, solo quindici anni fa, era quasi impossibile.
In conclusione e prima di uscire dal tema ‘Social’ di oggi, ciò che può fare la differenza è il coinvolgimento della famiglia nella supervisione e nell’educazione dei più giovani al loro uso. In particolare per ciò che riguarda lo stop all’odio e alla violenza. Se, nel 1970, il problema era quello dei bambini lasciati troppe ore dai genitori di fronte alla televisione, può essere utile sapere che questo avveniva a un’età media di 4 o 5 anni, in quella meravigliosa finestra di tempo fra il non essere più sul seggiolone e il non andare ancora a scuola. Oggi, i bambini iniziano a interagire con la tecnologia a un anno di vita. E, se i siti Internet, per motivi importantissimi, impostano i 13 o 14 anni come età minima per l’accesso, spesso sono i genitori stessi a dire ai propri figli che mentire e dichiarare un’età più alta in quel caso va bene. L’importante, ancora una volta come ai tempi della TV, è che stiano tranquilli e facciano qualcosa, senza disturbare. Fra quel che resta del padre, le mani della madre, e l’indifferenza degli altri, che hanno fretta.

[r.s.][fonti: BBC, New York Times. Nspcc.org, Internetsafety.org. Ministero dell’Interno] [l’autore, nato nel 1968, è stato direttamente coinvolto, dal livello tecnico a quello di studio e manageriale, in particolare in nord Europa, in progetti di sviluppo di sistemi di comunicazione basati sulla tecnologia di Internet. Da fine anni Novanta ha ricoperto ruoli di coordinamento nella gestione e progettazione dell’architettura delle reti di comunicazione, delle politiche e delle metodologie e sicurezza d’uso prima per Wärtsilä Corporation e poi per Hewlett-Packard. Si è interessato allo sviluppo della realtà dei Social Network fin dal loro primo diffondersi in Italia]

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