martedì , marzo 19 2019
Home / Medicina Oggi / Alessandro, lo scienziato delle staminali che piace ai vescovi
Alessandro, lo scienziato delle staminali che piace ai vescovi

Alessandro, lo scienziato delle staminali che piace ai vescovi

Alessandro Leonida, 45 anni, odontoiatra, studia la rigenerazione dei tessuti e ha scritto un libro che parla di Dio e conversione

Studia le cellule staminali e le capacità rigenerative del corpo umano, che ai suoi occhi è “una grande invenzione di Dio”. Religione e camice bianco, due mondi che “possono incontrarsi”. Si può avere a che fare con temi delicati da un punto di vista etico, come le ‘cellule bambine’, e allo stesso tempo piacere ai vescovi. Trascorrere ore in laboratorio a guardare da vicino al microscopio le più piccole molecole dell’uomo e fuori sperimentare un percorso di avvicinamento a Dio, scrivendo al riguardo anche un libro.

E’ la storia di Alessandro Leonida, 45 anni, odontoiatra,
appassionato di staminali da quando, circa 10 anni fa, ha cominciato a lavorare a una ricerca che era in corso all’università di Milano-Bicocca. Un ‘viaggio’ che lo porterà nel 2011 a ricevere il ‘Premio Sapio per la ricerca italiana’ dalle mani dell’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ora la sfida per lui è riuscire a trovare la via per creare un ambiente favorevole alla rigenerazione dei tessuti, cercando di sfruttare al massimo capacità già insite nel nostro organismo. Agire sui ‘bottoncini’ che interagiscono con le cellule e sfruttare i segreti della membrana cellulare per ampliare le prospettive dell’ingegneria tissutale, allargandone l’accesso con costi sostenibili.

Leonida è originario di Taranto. A imprimere una prima svolta è un episodio che risale alle scuole superiori: “Ho perso un caro amico per una leucemia e a quel punto ho deciso che non potevo buttare via la mia vita – racconta all’AdnKronos Salute – I miei genitori”, padre operaio e madre casalinga, “hanno fatto tanti sacrifici per mandarmi all’università e da lì sono partito”. Il primo step è la laurea alla Statale di Milano. Poi arriva il dottorato alla Bicocca, ateneo in cui scatterà il colpo di fulmine con la ricerca sulle staminali e dove oggi insegna Parodontologia e segue la parte di rigenerazione parodontale.

“Nel 2008 c’era in ballo uno studio per il quale era stato ottenuto un grosso finanziamento tramite una call del Miur. I fondi assegnati nel 2006 coprivano sia la ricerca di base che quella preclinica sugli animali e poi un trial approvato sull’uomo. L’obiettivo – spiega Leonida – era valutare la possibilità di ottenere la rigenerazione dei tessuti partendo dalle cellule staminali mesenchimali umane. Punto di riferimento un’evidenza scientifica di base, ma non c’era nessun dato clinico. Perché su questo fronte i protocolli per la sperimentazione sull’uomo non sono semplici. Noi ne abbiamo messo a punto uno e siamo riusciti ad avere l’approvazione di Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e Istituto superiore di sanità (Iss). Abbiamo così operato 7 pazienti”.

Per un gruppo, approfondisce l’esperto, “si trattava di lavorare sulla rigenerazione ossea pura per difetti ossei che avevano portato il paziente a perdere i denti. In questi casi la procedura prevede che si prenda l’osso da un’altra parte del corpo e lo si innesti. La nostra idea è stata di usare le staminali mesenchimali per ricreare l’osso perso evitando di sottoporre il paziente a prelievi extra orali, migliorando il decorso operatorio e riducendo anche il danno biologico“. Un’altra quota era composta da “pazienti parodontali, persone con lesioni e perdita di osso. Abbiamo tentato in questo caso la via rigenerativa per cercare di salvare il dente”.

“E’ andata molto bene da un punto di vista clinico. I risultati sono stati ottimi sia a livello parodontale sia a livello di chirurgia ossea. Ma i numeri di questi trattamenti sono bassi per via dei costi e la casistica è selezionatissima, in base a una rigida griglia e a vincoli posti dall’Iss”. La vita reale e la pratica in uno studio odontoiatrico sono però un’altra cosa. “Per trattare pazienti con le staminali ci vuole una cell factory – chiarisce Leonida – I tempi sono lunghi e i costi alti”. Come allargare dunque l’accesso dei pazienti alle opportunità della rigenerazione? Questa domanda è stata la molla che ha spinto l’esperto a intraprendere un ulteriore filone di ricerca, la sua attività scientifica di oggi.

“Ho cominciato a studiare come si comportano le nostre staminali, da quelle embrionali alle mesenchimali, e ho capito che dovevo guardare al microambiente, a ciò che sta intorno. Se mettiamo una staminale su un biomateriale, in base alle caratteristiche fisiche e strutturali risponde e matura in maniera diversa. Può diventare fibroblasto o cellula ossea, per esempio. Come orientare dunque la rigenerazione tissutale? Questi studi si stanno conducendo un po’ in tutto il mondo, dagli Usa all’Europa“, dice Leonida.

Una volta, continua il ricercatore, “si usavano i cosiddetti fattori crescita. La mia idea è stata quella di considerare il possibile contributo della melatonina, perché si è visto che ha tanti effetti cellulari contro l’edema post operatorio ma anche un effetto di differenziamento cellulare sulle staminali. Creare un ambiente con una concentrazione di melatonina aiuta a rigenerare tessuto, soprattutto nella prima fase di riparazione del danno”. Un’ulteriore evoluzione “è stata aggiungere anche l’adenosina perché contribuisce a trasformare in maniera più veloce le staminali in cellule osteoblastiche, che poi formano l’osso”.

L’idea del futuro è dunque quella di creare ambienti ad hoc “per far sì che i risultati ottenuti sui pazienti siano sicuri e sfruttino al massimo le capacità rigenerative che sono già presenti nel nostro organismo, senza il passaggio di prelevare e coltivare le staminali in laboratorio”. Un sistema simile “permette di ottenere performance migliori ed è applicabile non esclusivamente in una struttura universitaria ma anche nello studio di un professionista, abbattendo i costi. Altrimenti restiamo alla pura accademia”.

La membrana cellulare è un campo di ricerca “affascinante”, riflette Leonida, “ogni ‘bottoncino’ è una nuova porta, un mondo che si apre. Ad oggi non si è ancora scoperto tutto di questa struttura della cellula”. Ed è il campo su cui l’esperto vuole continuare a indagare, anche eventualmente “andando fare ricerca all’estero”.

E poi c’è la passione per la scrittura. Nel 2017 Leonida ha pubblicato ‘Riempimi il cuore’ (Giraldi Editore), il suo primo romanzo in cui “c’è un 70-80% di autobiografico”, ammette. E’ la storia di un percorso interiore segnato da “una conversione e un avvicinamento a Dio molto forte”. Un viaggio raccontato a due voci, dal protagonista com’era prima e nella sua versione rinnovata. Finché nel finale il racconto diventa uno solo. “Si tocca un tema esistenziale: su cosa basiamo la nostra vita, i principi e le scelte che facciamo”. Quando il libro è uscito non è stata fatta pubblicità. Ma dopo più o meno due mesi Leonida riceve una telefonata: “Era il vescovo di Reggio Emilia. Pensavo fosse uno scherzo – dice – La storia lo aveva incuriosito molto, mi ha voluto incontrare e ora siamo amici e ci sentiamo regolarmente”.

Leonida, che lavora anche all’uscita di un secondo romanzo, si definisce “uno scienziato che crede molto in Dio”. Non è il solo. Come lui molti uomini di scienza non nascondono una forte religiosità. Per fare il nome di un italiano, Antonino Zichichi. “Tutto questo non è in contrasto con il rigore scientifico”, assicura. “A noi sta il compito di riuscire a decodificare tutte le leggi che regolano il nostro corpo, dagli organi alle cellule e i tessuti”.

Leggi Anche

Gori: "Bergamo virtuosa contro Hiv, pronti a sfida Fast-Track Cities"

Gori: "Bergamo virtuosa contro Hiv, pronti a sfida Fast-Track Cities"

MEDICINA (Fotogramma) Pubblicato il: 18/03/2019 15:31 “Abbiamo alle spalle tanto lavoro sulla lotta all’Aids e …