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Alla ricerca del gol perduto

Alla ricerca del gol perduto

A un anno dalla triste eliminazione subita dalla Svezia, l’Italia torna sul luogo del delitto, lo stadio Meazza a Milano.

Dopo un buon pareggio contro i campioni d’Europa in carica (privi di Cristiano Ronaldo, è bene ricordarcelo) e un gioco a tratti spumeggiante, come avrebbero detto i cronisti di calcio degli anni passati, sono tornati i titoloni e i a favore dei nostri azzurri.

Sul Corriere della Sera Mario Sconcerti scrive che “questa è l’Italia di Verratti”.  Per il Messaggero “l’Italia domina”, “Bella Mancio” titola il Corriere dello Sport, mentre la rivale Gazzetta è più concreta e si pone una domanda fondamentale: “Bella Italia ma il gol?” Appunto, il gol che fine ha fatto? Forse a volte ci si dimentica che per vincere bisogna fare gol e, non vorremmo essere spietati, questa nazionale rappresenta il punto più basso della nostra storia calcistica in fatto di attaccanti. Possiamo illuderci ma la realtà è questa: non abbiamo attaccanti di livello mondiale. Non lo è Immobile, che nel campionato tedesco e in quello spagnolo ha deluso, e non lo sono Lasagna e Pavoletti. Lo poteva e lo potrebbe essere Balotelli ma ormai sembra sempre più sprofondato nella sua involuzione. Potrebbe esserlo Belotti, ma l’infortunio l’ha frenato non poco. Un attaccante, purtroppo, non s’inventa. Un attaccante si manifesta e non chiede permesso, deve solo segnare. Un vero attaccante è un animale che segue l’istinto che lo porta al gol. Il nostro calcio ha una crisi generazionale nel ruolo e anche tra i giovanissimi non s’intravedono gli eredi di Riva, Boninsegna, Rossi e Baggio e dei più recenti Vieri, Totti, Inzaghi e Toni.

E allora il povero Mancini che deve fare?  Per ora, dopo un inizio negativo ma prevedibile, sembra aver trovato il gruppo e il gioco e non è poco. La strada intrapresa è quella giusta, speriamo che Belotti torni il bell’attaccante di un paio di stagioni fa e che il campionato regali qualche sorpresa.

Intanto Mancini pensa di naturalizzare l’argentino, con passaporto italiano, Sebastian Driussi, centravanti dello Zenit San Pietroburgo e in precedenza del River Plate. In Argentina sembrava una grande promessa, in Russia si è un po’ perso. Forse ci vorrebbe altro ma se la scelta dovesse ricadere su di lui, sarebbe un’ulteriore conferma della terribile crisi che attraversa il nostro reparto offensivo.

Pareggio senza reti tra Italia e Portogallo (positanonews.it) 

 

Foto sotto: Mancini alla ricerca di un attaccante vero (gazzettadelsud.it) 

 

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