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Amore gay e amore etero: uguali o diversi?

Amore gay e amore etero: uguali o diversi?

Il 5 giugno entra in vigore la legge Cirinnà, che dà riconoscimento civile e giuridico alle coppie formate da persone dello stesso sesso

La vita di coppia non è mai facile e a volte l’amore non basta per far funzionare una relazione. Le difficoltà sono tante, qualunque sia il nostro orientamento sessuale, ma che cosa cambia quando ad amarsi sono due lesbiche o due gay? Come influenzano il rapporto di coppia la vita sociale e soprattutto i rapporti con la famiglia di origine? A queste e ad altre domande abbiamo cercato di dare risposta con l’esperto di Ok Roberto Pani, Psicoterapeuta e Psicoanalista. È specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia Alma Mater Sudiorum Università di Bologna. (Puoi chiedergli un consulto qui).

La coppia omosessuale: relazioni d’amore a volte difficili?
La vita sentimentale dei gay, anche per le recenti leggi europee che approvano il matrimonio e varie legalizzazioni del loro stato di convivenza, è sempre più diffusa e manifesta, molto visibile specialmente nelle grandi città europee. Nella mia esperienza professionale, ma anche in generale, ho notato che sono molti gli omosessuali maschi che dichiarano di non essere felici nella propria vita amorosa. L’omosessualità non ha un’origine genetica, anche se sembra tale, perché i messaggi delle esperienze primarie e degli incontri sociali contribuiscono alla costruzione dell’identità di genere molto precocemente, rimanendo del tutto inconsci. Alan Downs, psicoanalista statunitense, nel suo libro “La Rabbia Strisciante” descrive alcuni motivi che contribuiscono a un certo malessere negli omosessuali, soprattutto maschi, nella loro vita amorosa. Lo stato psichico adulto sottende una rabbia permanente in particolare in alcuni di loro. Se il sesso può caratterizzare prevalentemente l’omosessualità maschile, l’intimità e gli affetti teneri caratterizza quella femminile. Queste considerazioni possono fare da sfondo alle situazioni di coppia, ma non vanno considerate assolute, perché gli amori omosessuali sono da un punto di vista psicologico e sociologico, assai complessi. La sofferenza in amore è spesso più presente nel mondo gay che nel mondo etero-sessuale nel quale tradimenti, possessività e gelosia sono meno incisivi. Questa riflessione deriva dall’esperienza empirica d’innumerevoli casi di coppie clinicamente osservate.

Qual è la ragione di questa insoddisfazione?
Il riferimento è alla figura paterna, la quale indica come molti giovani maschi omosessuali percepiscano il padre come profondamente deluso e arrabbiato per aver fatto nascere un figlio “difettoso”. Si tratta di un vissuto che non sempre corrisponde nei fatti alla realtà sociale del giudizio del genitore. Molti padri, infatti, comprendono e accettano le scelte dei figli, e non sono quindi sempre respingenti, né arrabbiati per l’orientamento sessuale. I figli stessi sono però fortemente frustrati, perché si sentono responsabili di una scelta che mette in crisi a livello profondo l’immagine di se stessi e della loro identità ed è come se si sentissero immeritevoli e illegittimi. Come scriveva lo psicoanalista francese, J. Lacan, la funzione paterna verso i figli deve essere riconosciuta, valorizzata e amata dalla madre come figura importante e stimata nella sua dignità di persona. Un padre morto per esempio prematuramente, continua a essere evocato e per così dire a esistere in famiglia nello spirito dei suoi messaggi come se fosse presente e vivo. Se il padre invece è svalorizzato o umiliato dalla madre, scompare come una figura assente, perciò il suo pensiero e personalità valgono poco o niente.

Quali sono le difficoltà nella coppia omosessuale maschile?
In generale, la coppia omosessuale maschile risente di tutte le difficoltà e degli stessi benefici affettivi dei quali risente ogni coppia eterosessuale. Gli eterosessuali, però, si percepiscono a livello primario in un mondo dove vige la regola di essere eterosessuali, e per tale ragione socialmente accettati. I gay invece si sentono a volte “perseguitati” dai costumi storici della Chiesa e della morale delle varie epoche, anche se nell’antichità, nel mondo greco-romano ad esempio, i rapporti omosessuali erano considerati accettabili. Vivere su un terreno scivoloso rende la coppia omosessuale maschile piuttosto indegna, acuendo i conflitti e le dinamiche comuni di tutte le coppie, cercando compensazioni come tradimenti e nuove avventure sessuali mentre i loro autentici desideri porterebbero invece alla fedeltà, all’affetto e alla complicità costruttiva. Nella coppia omosessuale maschile può accadere di unirsi per un bisogno urgente di complicità, per non sentirsi troppo soli o in colpa per aver trasgredito o essere in difetto. I gay maschi tendono ad avere un numero elevato di partner sessuali per compensare l’angoscia, l’abbattimento morale o la depressione. La frequenza dei rapporti è spesso dettata da un’euforia reattiva. In un secondo tempo della vita, ci si rende conto di quanto e come si ama l’altro o se lui è stato in un primo momento della relazione strumentalizzato.

E per le donne omosessuali?
Per le lesbiche, il discorso è diverso. Forse alcune donne hanno percepito sin dalla nascita difficoltà relazionali con il padre, troppo castrante, maschilista e irrispettoso verso la figura femminile; in seguito, diverse delusioni con i maschi sui quali avevano proiettato amori romantici idealizzati, hanno contribuito a rinforzare sentimenti negativi dell’intimità con i ragazzi. Di conseguenza, le esperienze omosessuali possono rappresentare un’alternativa: allo stesso tempo la propria sessualità femminile diventa tanto accettata quanto più matura e attiva. Alcune ragazze, magari, erano già precocemente in tal senso orientate, ma avevano sperimentato la sessualità con giovani uomini solo per compiacerli e non deluderli. La sessualità può apparire spesso come una sorta di dovere e di sudditanza da parte dell’autorità. La figura materna al tempo stesso può anche essere percepita come fragile, passiva, comunque non di aiuto a costruire un’immagine di Sé che sappia affrontare con coraggio alcune difficoltà. Le compagne di scuola o altre amiche sono state spesso vissute come complici in tutto e così lo saranno dopo alcune esperienze, complici anche nel sesso. Le relazioni affettive delle lesbiche sono in genere più durature nel tempo rispetto a quelle dei maschi. Per molti omosessuali maschi, infatti, i rapporti amorosi sono effimeri e superficiali. Gli uomini tendono a sessualizzare ogni relazione, si vergognano di essere dipendenti da un solo amore e per questo con facilità sfuggono ai contatti di affettività dolce. Inoltre, gli uomini sono più chiusi e competitivi, nascondendo quelle che considerano tenerezze come indice di debolezza. Le donne, invece, tendono a esprimere l’intimità, gli affetti anche se la competitività può sempre essere presente. Per le lesbiche la relazione si fonda sulla comprensione dei loro stessi bisogni femminili ed è basata sulla consapevolezza che l’unione fa la forza.

Com’è vista l’omosessualità femminile da un punto di vista socio-culturale?
Nelle fasi avanzate della convivenza tra due lesbiche sembra necessario che tra le due donne si stabilizzi una differenziazione, secondo la quale una delle due diventi più organizzativa e pratica e che l’altra lo accetti con piacere. La fusione in amore, meno probabile tra due uomini gay, diventa una minaccia vera e propria per due lesbiche che si amano. Da un punto di vista socio-culturale l’omosessualità femminile è più accettata dal mondo etero, perché sin dall’antichità, la letteratura sulle fanciulle contemplava che le bambine si coccolassero a vicenda, destando poco scalpore nella società greco-latina. Gli uomini poi sono eccitati sessualmente dalle lesbiche e raramente avviene il contrario: l’approvazione consolida la durata di una coppia di donne che comunque non si vergogna tanto delle scelte compiute, né di esprimere più appieno la varietà delle proprie emozioni.

Eliana Canova

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