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Andrea, morto da "figurante: ma l'arma doveva essere scarica

Andrea, morto da "figurante: ma l’arma doveva essere scarica

MILANO – “Esercitazione in bianco”. Significa che, pur usando armi vere, non sarebbe dovuto partire nemmeno un proiettile dalla pistola mitragliatrice Beretta M12 impugnata dal vicebrigadiere dei carabinieri che ieri pomeriggio ha colpito il suo collega Andrea Vizzi, appuntato 33enne di Corigliano d’Otranto, in servizio a Milano. Provocandone la morte, fra lo sgomento dei presenti e l’inutilità di ogni soccorso: prima quaranta, interminabili minuti di tentativi di rianimazione; poi, il trasporto al Policlinico e la constatazione del decesso.

Ora, sotto il coordinamento dei sostituti procuratori Tiziana Arduini e Sara Siciliano, i carabinieri del Nucleo investigativo stanno svolgendo tutti gli accertamenti necessari per chiarire gli aspetti di una tragedia assurda, che ha dell’incredibile e che ha gettato nello sconforto colleghi, amici, conoscenti di Andrea, sia a Milano, dove ormai abitava da tempo, sia nel suo Salento.  

Andrea “figurante” nell’esercitazione

MilanoToday sta seguendo ogni passo dell’inchiesta e oggi fornisce nuovi dettagli. Andrea Vizzi nel novembre scorso aveva lasciato la stazione di Arese per entrare nelle “Api”, le Aliquote di primo intervento dei carabinieri. Il loro compito è di intervenire con freddezza e tempestività negli scenari più complessi. Per esempio, di fronte a una possibile minaccia terroristica. Una mansione per la quale occorre un addestramento costante.

Ieri, dunque, era in corso un’esercitazione, che vedeva il 33enne appuntato coriglianese e tre suoi colleghi impegnati in una sorta di “gioco di ruolo”. A Vizzi spettava il compito di figurante. Ovvero, doveva fingere di essere un uomo armato di coltello e in evidente stato d’alterazione, prossimo a colpire alcuni passanti. Il luogo scelto per l’azione, un garage sotto la caserma “Montebello”.

Le armi dovevano essere scariche

Il caposquadra, vicebrigadiere esperto, nelle Api fin dalla loro formazione, avrebbe dovuto mirare e aprire il fuoco per fermarlo. Tutto, ovviamente, come corso di una simulazione. Ma in canna c’era realmente un proiettile e Vizzi non indossava giubbino antiproiettile. Colpito all’emitorace destro, in breve è spirato.

Cos’è venuto a mancare nei controlli? C’è stata una falla? Sono le domande che si affollano nella mente di tutti. Prima di iniziare un’esercitazione le armi devono essere scaricate, poi  provate contro un muro e solo dopo utilizzate per le esercitazioni in bianco. Vi sono, dunque, almeno due passaggi fondamentali.

Secondo quanto ricostruisce ancora MilanoToday, i quattro militari erano da poco rientrati da un turno di lavoro e prima di cominciare la simulazione, hanno seguito il protocollo previsto. Tuttavia, nella pistola mitragliatrice M12  deve essere rimasto un proiettile. Un singolo proiettile. Ma tanto è bastato per spezzare la vita del 33enne.  

Il collega ascoltato oggi

Portato lo stesso carabiniere autore dello sparo in ospedale, dov’è rimasto ricoverato tutta la notte per lo choc, è stato ascoltato questa mattina da colleghi e magistrati. Probabilmente sarà indagato per omicidio colposo, consentendo tutti gli accertamenti necessari sulle armi utilizzate durante l’esercitazione e sul corpo del povero Andrea Vizzi. 

Il 33enne di Corigliano d’Otranto era fidanzato con una poliziotta del commissariato Sempione di Milano. Non aveva figli. La sorella e un suo cugino sono arrivati a Milano ieri sera. La madre, il padre e un’altra sorella son invece giunti oggi, alle 15, a Linate, con un volo da Brindisi. Ai carabinieri della compagnia di Maglie, guidati dal capitano Giorgio Antonielli, è toccata la difficile incombenza di avvisare, ieri, la famiglia di Andrea Vizzi.

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