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Angeli e il sacrificio di vivere sotto scorta per trovare la verità: ecco ...

Angeli e il sacrificio di vivere sotto scorta per trovare la verità: ecco …

A Cervignano si terrà il Festival del coraggio. “A mano disarmata”, l’appuntamento con la giornalista Federica Angeli, aprirà gli incontri venerdì alle 18.30 al teatro Pasolini. Angeli dialogherà con la giornalista del Messaggero Veneto Luana de Francisco. Il Festival del coraggio nasce da un’idea e con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura di Cervignano e della Fondazione Friuli ed è organizzato da Bottega Errante. Pubblichiamo un estratto dal libro della Angeli in cui la reporter protagonista di importanti inchieste si rivolge ai figli.

Federica Angeli

Cari Lorenzo, Alessandro e Viola, in questi quasi duemila giorni sotto scorta (non so quanto ancora durerà) non ce n’è stato uno in cui non mi sia chiesta se fosse giusto farvi vivere una vita così. Perché ci sono cose normali che ogni bambino ha diritto di chiedere alla propria mamma e io, con un enorme senso di colpa, ho dovuto rispondervi un’infinità di volte no. Andare a prendere un gelato sotto casa in una calda sera d’estate, rincorrervi quando per strada gridavate all’improvviso «Prendimi, mamma!», viaggiare insieme a voi con la musica a tutto volume verso la meta della nostra vacanza, accompagnarvi di notte all’ospedale quando avevate bisogno di me: no, sempre no, e ancora oggi dirvi di sì mi è del tutto impossibile.

Quando un giorno leggerete queste pagine comprenderete più a fondo quello che la vostra mamma ha vissuto e, anche se nulla potrà più risarcirvi dei momenti di spensieratezza perduti, darete il giusto senso a quei “legittimi” no a cui, tante volte, ho risposto con le mie bugie: non era il mal di pancia o la stanchezza il motivo del mio rifiuto di scendere a prendere un cono tutti insieme, la scorta era andata via e senza di loro non potevo uscire. Correre per gioco dietro a uno di voi in strada o in spiaggia significava dover far correre anche Angelo o un altro dei carabinieri che stava con noi, e non si poteva fare. Salire sulla macchina con voi o portarvi all’asilo ascoltando il nostro cd di Janis Joplin facendo la “curva stupida” non era possibile, perché era per me obbligatorio viaggiare solo, e da sola, su una macchina blindata. E quelle notti in cui siete corsi con papà al pronto soccorso, la manina allungata verso di me, invocando la mamma, non potevo esservi accanto perché senza i nostri carabinieri non mi era consentito mettere il naso fuori di casa. Mai. Notte e giorno. La mia vita era a rischio, erano sempre sotto casa nostra i “cattivi” e non aspettavano altro che un mio errore dettato dall’emotività.

È stata dura per voi ed è stata dura, durissima, anche per me. A volte ho dovuto difendervi anche dalle mie paure e dalle mie debolezze. Ricordate quando vi capitava di bussare alla porta della mia camera e io vi respingevo dicendovi che volevo riposare o che stavo lavorando? Vi tenevo lontani dalle mie lacrime in quei momenti: non volevo vedeste la mia disperazione. Non perché ci sia qualcosa di male a piangere, anzi, le lacrime aiutano a liberarsi dai mostri. Ma quello che usciva dalla mia anima nei momenti peggiori era un mostro troppo grande per mettervelo davanti, piccole creature della mamma. Volevo vi sentiste sempre al sicuro, mai sconfitti, mai avviliti, mai intimoriti. Quell’angoscia non doveva sfiorarvi, il male non doveva neanche accorgersi di voi.

Sapete, in quegli attimi struggenti, ero consapevole di cosa e a quanto stavo rinunciando e sapevo che il tempo non si ferma e non restituisce nulla, che tutti quei momenti con voi li avrei persi, per sempre. Chissà, magari quando da grandi avrete sfogliato questa lettera, i miei no vi torneranno alla mente. Ecco, mi fa piacere che qui, assieme alle mie parole di amore per voi, possiate trovare anche le mie più profonde scuse. Non sono stata la mamma che avrei voluto essere e che dei meravigliosi bimbi come voi meritavano.

Eppure, non ci crederete, ma è proprio nei vostri luminosi sorrisi

scanzonati, nella purezza dei vostri occhi, nella tenerezza dei vostri abbracci, nella leggerezza dei vostri capricci che ho trovato la forza di oltrepassare il terrore di non essere compresa da voi o il rischio che da adulti avreste potuto ricordare solo i miei no e non i sorrisi. —

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