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Bella Italia…i ponti crollano. Di Andrea Pasini

Bella Italia…i ponti crollano. Di Andrea Pasini

“Il crollo del ponte a Genova e solo l’ultima grave tragedia che ha scosso l’intero Paese. Adesso che nessuno si permetta di dirvi che è stata una casualità ! Non è certo colpa della casualità né della topografia della fragile Genova. Io non posso sapere cosa sia accaduto, posso dire però che non credo al fatalismo che considera incontrollabile la forza  della natura, dei fulmini e della pioggia. I ponti non crollano per fatalità. Due viadotti e due cavalcavia crollati negli ultimi due anni: i primi due nel 2014 su altrettanti strade statali in Sicilia uno addirittura inaugurato due giorni prima del crollo, il terzo a fine ottobre sulla superstrada Milano-Lecco, con un morto, un’altro il 9 Marzo a Camerano di Ancona sull’autostrada A14, con due vittime.

Una infinità di strade provinciali un tempo fiore all’occhiello delle amministrazioni per come erano ben tenute lasciate in stato di semi-abbandono e in molti casi chiuse per non essere più transitabili o per la loro pericolosità e mai rimesse in sicurezza. Per non parlare delle strade comunali sempre più piene di buche che nessuno ripara, anche nei centri urbani, nelle medie e grandi città causa molte volte ci gravissimi incidenti stradali anche mortali. Se prendessimo la situazione delle strade e Autostrade d’Italia come specchio del Paese, non c’è da stare allegri: perché quello che si vede è un Paese che non sa più avere cura dei suoi beni e del suo territorio, non sa programmare e prevenire ma solo saltare da emergenza in emergenza, salvo poi affidare in concessione la manutenzione dei propri servizi e delle proprie infrastrutture fondamentali a privati e società che hanno a cuore il fare profitti adottando per poter guadagnare sempre di più materiali per le costruzioni o per le riparazioni di bassa qualità.

Se come diceva un vecchio detto tre indizi fanno una prova, i crolli dei cavalcavia su autostrade e superstrade, lo stato penoso in cui versano le strade provinciali, l’incuria di quelle comunali per non parlare di scuole, acquedotti, reti elettriche e telefoniche provano che il Sistema Paese è sull’orlo del collasso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia purtroppo funziona così, prima a nessuno importa nulla di verificare lo stato di sicurezza in cui versano le infrastrutture ormai datate ma appena succede la tragedia tutti si muovono per trovare un colpevole a cui affibbiare tutta la colpa per poi lapidarlo nelle pubbliche piazze, come se questo fosse l’unico rimedio e soluzione ai problemi. Non è più possibile accettare che la politica tutta, sia totalmente menefreghista riguardo questa delicata tematica cioè di verificare e mettere mano prima che succedano queste tragedie per sistemare le infrastrutture ormai datate e metterle in sicurezza.  

Le Autostrade che dovevano rendere più veloce e competitiva l’Italia sono diventate la gallina dalle uova d’oro dei concessionari. La nostra rete autostradale si snoda per 6.700 chilometri e per l’87% è affidata in concessione ai privati. I concessionari gestiscono circa il 70% dell’intera rete.

Negli ultimi vent’anni la rete è rimasta più o meno la stessa ma i loro ricavi sono più che raddoppiati, passando da 2,5 miliardi di euro nel 1993 a oltre 7 miliardi.Tra il 2008 e il 2016 i pedaggi sono aumentati di circa il 25%, a fronte di un crescita dell’inflazione nello stesso periodo inferiore al 10%. Secondo un recente studio della Banca d’Italia ogni chilometro di autostrada a pedaggio rende mediamente ai concessionari oltre 1,1 milioni di euro l’anno. Di questi, 300 mila euro vanno allo Stato e 850 mila alle società di gestione. Dal 2008 al 2015 la società ha incassato ai caselli 27,3 miliardi di euro, realizzando 6,3 miliardi di utile netto contro i 3,5 miliardi previsti dal piano finanziario della convenzione. Stesso discorso per il gruppo Sias, con aumenti percentuali record della redditività.

Di converso, gli investimenti per le manutenzioni, l’ammodernamento e le nuove opere sono diminuiti nello stesso periodo di circa il 40%. Sia perché dal 2008, complice la crisi economica e finanziaria dell’Italia, si è progressivamente ampliato il divario tra gli investimenti programmati e quelli effettivamente realizzati, sia perché le convenzioni prevedono che i concessionari debbano reinvestire fino al 75% degli introiti solo se il traffico sulle autostrade che gestiscono è aumentato più del previsto rispetto ai piani di sviluppo.

Così, dal momento che molti degli investimenti previsti per le nuove opere sono rimasti sulla carta e che il traffico su gran parte della rete autostradale non è aumentato, il surplus dei pedaggi è finito quasi tutto nelle tasche degli azionisti delle società lasciandoci una rete autostradale sempre più obsoleta e meno sicura. Nonostante questo, le autostrade sono ancora il meglio della nostra rete viaria. Superstrade e strade statali sono ridotte da schifo: strutturalmente inadeguate le superstrade dell’Anas sono quasi tutte senza corsia di emergenza, con fondi stradali sconnessi la produzione di asfalto è diminuita del 40% negli ultimi anni e segnaletica inadeguata.

Sui ben 5.300 km di strade provinciali – dopo che le province sono state prima trasformate in enti di secondo grado dalla Riforma Delrio, poi svuotate di risorse dagli ultimi governi, infine resuscitate dal referendum senza però restituzione del portafoglio la manutenzione è stata drasticamente ridotta, se ci sono frane o smottamenti nessuno è più in grado di intervenire, la riasfaltatura e perfino lo sfalcio dell’erba ai lati della carreggiata se prima si facevano regolarmente ora si fanno una volta ogni tanto. In compenso, con la scusa della sicurezza, si moltiplica l’installazione di velox da parte dei comuni, che si comportano esattamente come i concessionari delle autostrade: dovrebbero reinvestire i proventi delle multe per rendere più sicure le strade a cominciare dalla chiusura delle buche, invece li utilizzano per fare cassa e chiudere i buchi di bilancio.

Bella Italia. I ponti crollano. Sono sempre crollati e probabilmente speriamo di no continueranno a farlo. Ma se l’Italia vanta di essere il Paese dove ancora si possono osservare le meraviglie architettoniche ancora in buono stato dei romani e del periodo fascista bisogna chiedersi perché viadotti moderni e ponteggi ultra ingegneristici collassino su se stessi così spesso. La risposta probabilmente sta in molti fattori uno dei quali potrebbe essere nel calcestruzzo. I ponti moderni sono costruiti in calcestruzzo armato, una miscela di cemento, acqua, sabbia e ghiaia che viene armata’ con sbarre di ferro e acciaio. Quali sono pero i suoi limiti? A indebolirlo sono l’azione dell’acqua e dei sali corrosivi che possono aggredire l’armatura di ferro e comprometterne la resistenza alla trazione, principale motivo per cui è stata inventata l’armatura. Punti deboli. Ai quali si aggiungono tradizioni tutte italiane per risparmiare tempo e denaro. Spesso i costruttori italiani riducono la sezione dei tondini in ferro e inseriscono quelli lisci anziché costati. Inoltre usano sabbia di mare al posto di quella di fiume, anche se la salinità della prima corrode i tondini già indeboliti dalla sezione ridotta. E così, aggiungendoci una lunga sequela di errori umani, i ponti italiani crollano. Alla faccia degli antichi romani e del periodo fascista. Questo potrebbe essere uno dei tanti motivi del crollo di tutti questi ponti, non spetta di certo a me poterlo sapere anche perché non sono di certo un esperto in materia ma di una cosa sono stra sicuro : e che adesso siamo veramente stanchi, stufi, incazzati e stiamo diventando anche violenti psicologicamente perché non ne possiamo più di vivere queste tragedie, piangere dei famigliari, amici e connazionali per colpa della politica menefreghista ed incapace che al posto che sperperare i soldi pubblici per stronzate si dovrebbe impegnare a spenderli per mettere in sicurezza le infrastrutture ed evitare che tragedie come queste continuino ad accadere“.

Andrea Pasini Imprenditore Trezzano Sul Naviglio

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