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Carcinoma polmonare, esercizio fisico per ridurre l'affaticamento e tollerare meglio la terapia. #ESMO18

Carcinoma polmonare, esercizio fisico per ridurre l’affaticamento e tollerare meglio la terapia. #ESMO18

Nei pazienti con carcinoma polmonare, anche avanzato o metastatico, l’esercizio fisico regolare può migliorare lo stato di benessere e ridurre in modo significativo l’affaticamento, stando ai risultati di due studi presentati di recente al congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO), a Monaco di Baviera.

Nel primo studio, opera di un team australiano, oltre la metà dei 41 pazienti con un cancro al polmone in stadio avanzato ai quali era stato somministrato un questionario per valutarne il grado di attività fisica e gli eventuali impedimenti a praticarla non era a conoscenza dei benefici dell’esercizio e solo due su 10 raggiungevano i livelli di attività fisica salutari secondo le raccomandazioni dell’Oms.

In un secondo studio su 227 pazienti con carcinoma polmonare avanzato o metastatico, chi aveva eseguito regolarmente alcuni semplici esercizi aerobici e di potenziamento muscolare ha ottenuto un miglioramento del punteggio relativo ai sintomi di circa il 10% durante la chemioterapia.

Lo studio australiano
Nella ricerca australiana, i pazienti erano considerati attivi se raggiungevano i livelli di attività raccomandati dall’Oms (150 minuti di attività fisica aerobica di moderata intensità o 75 minuti di intensità elevata in una settimana), o se soddisfacevano i criteri del Godin-Shephard Leisure-Time Physical Activity Questionnaire.

L’età media dei partecipanti è risultata di 63,9 anni, la maggior parte aveva un tumore al polmone in stadio avanzato (88,4%) e tutti avevano fatto almeno un ciclo di chemioterapia.

Oltre la metà (il 54%) dei pazienti intervistati non era a conoscenza dei benefici dell’esercizio fisico e solo il 22% raggiugeva i livelli di attività fisica raccomandati dall’Oms.

Almeno sei intervistati su 10 hanno dichiarato di fare esercizio fisico per via dell’affaticamento o della dispnea e più della metà ha citato come ostacoli  a praticare attività fisica l’umore a terra (58%), la mancanza di motivazione (56%), il dolore (54%) e gli effetti collaterali del trattamento (54%).

«Fare esercizio fa bene a tutti, non solo a chi sta bene, e sono troppo poche le persone consapevoli che un esercizio aerobico leggero dovrebbe essere parte integrante del trattamento del carcinoma polmonare avanzato, così come la terapia antitumorale», ha detto Quan Tran, del St Stephen’s Hospital di Urraween. «Dobbiamo abbattere le barriere che impediscono ai pazienti di fare attività fisica, per esempio trattando l’anemia, che potrebbe essere alla base della fatigue» ha aggiunto l’autore.

Lo studio ha anche dimostrato che i pazienti meno attivi avevano un supporto sociale significativamente inferiore rispetto ai più attivi (P ≤ 0,05). Alla domanda su quale tipo di attività sarebbe stata loro più utile, gli intervistati hanno risposto l’educazione, le lezioni di gruppo e altri tipi di supporto da ricevere nello stesso luogo in cui venivano trattati per la malattia.

Lo studio tedesco
Il secondo studio su questo tema attività fisica e cancro al polmone ha coinvolto 227 pazienti con carcinoma polmonare avanzato o metastatico, assegnati in modo casuale, entro 3 mesi dalla diagnosi, a un gruppo sperimentale o a uno di controllo. Il primo è stato sottoposto a 24 settimane di allenamento aerobico e di resistenza, parzialmente sotto la guida di un supervisore, per un massimo di 45 minuti per tre volte alla settimana, ed è stato chiamato al telefono una volta alla settimana per gestire il trattamento, mentre il gruppo di controllo ha ricevuto solo le telefonate.

Gli endpoint primari erano il benessere fisico e l’affaticamento generale dopo 12 settimane, valutati tramite il questionario Functional Assessment for Cancer Therapy – Lung (FACT-L) e il Multidimensional Fatigue Inventory. Gli endpoint secondari comprendevano, invece, la qualità della vita, il disagio psicologico e la performance fisica.

Anche se il programma di allenamento non ha mostrato un effetto significativo sul benessere fisico e sull’affaticamento generale, i pazienti che hanno completato almeno il 70% delle sessioni di allenamento hanno ottenuto miglioramenti significativi dei punteggi relativi alla fatigue (+10% contro +2% nel gruppo di controllo; P = 0,01), al benessere funzionale (+11% contro 3%; P = 0,03) e al benessere fisico e funzionale complessivo (+8% contro 4%; P = 0,04).

«È la prima volta che pazienti sottoposti a cure palliative per il cancro del polmone dimostrano di beneficiare dell’esercizio fisico. I pazienti attivi si sentivano anche più indipendenti e avevano bisogno di meno aiuto per svolgere le attività quotidiane. La nostra ricerca suggerisce che potrebbero essere anche in grado di sopportare una chemioterapia più lunga, la quale, a sua volta, potrebbe portare a un migliore controllo del tumore», ha spiegato Joachim Wiskemann dell’Heidelberg University Hospital, in Germania.

Wiskemann ha stimato che il 50-60% dei pazienti con carcinoma polmonare avanzato sia disposto e in grado di fare esercizio, e raccomanda di adattare il tipo di attività fisica e il contesto in cui farla ai bisogni individuali. L’autore ha anche sottolineato l’importanza dell’assistenza coordinata di oncologi, infermieri specializzati e di una persona specifica responsabile del counseling e della preparazione di programmi di allenamento personalizzati per i pazienti.

«In passato, credevamo che fra i malati di cancro solo i più sani e quelli in condizioni migliori di salute potessero fare esercizio fisico, ma il nostro studio ha dimostrato che ciò non è vero e che anche quelli con malattia avanzata possono trarne beneficio. Ora dobbiamo essere flessibili nelle modalità in cui proponiamo l’attività fisica, in modo che i pazienti possano farla ovunque siano più a loro agio – a casa oppure in una classe in ospedale o in palestra», ha detto Wiskemann

L’esercizio per tollerare meglio la terapia
Commentando i risultati dei due studi, Martijn Stuiver della Amsterdam University of Applied Sciences, ha fatto presente che la Clinical Oncology Society of Australia già raccomanda che l’esercizio faccia parte del trattamento standard del cancro e sottolinea l’importanza di una maggiore consapevolezza dei benefici che ne derivano, anche negli stadi più avanzati della malattia.

«Ora dobbiamo capire quali programmi di allenamento funzionano meglio per i pazienti con differenti forme e stadi della malattia e come ottenere risultati diversi, come ridurre la fatigue o migliorare lo stato di forma, in modo da ottimizzare i benefici», ha detto l’esperto.

Stuiver ha spiegato che studi precedenti sul valore dell’esercizio fisico per i malati di cancro hanno mostrato risultati contrastanti riguardo al miglioramento della fatigue nei pazienti con tumore avanzato, mentre la maggior parte ha mostrato effetti benefici sulla forma fisica.

«Dobbiamo anche capire, dal punto di vista scientifico, come l’esercizio ottenga questi effetti e, dal punto di vista clinico, come individuare il tipo di esercizio più adatto a ogni paziente, anche in base a ciò che ciascuno ritiene possa avere il maggiore impatto sulla sua qualità di vita».

Anche Stuiver ha sottolineato il potenziale dell’esercizio fisico per consentire ai pazienti di rimanere in chemioterapia, citando l’esempio di uno studio sul cancro al seno in cui le pazienti che avevano seguito un programma di esercizi sotto la guida di un allenatore avevano una probabilità tre volte inferiore di aver bisogno di cambiare la terapia rispetto a quelle che non facevano attività fisica.

«La forma fisica è un fattore chiave nel determinare se i pazienti possono iniziare il trattamento e mantenere il dosaggio. L’esercizio fisico può quindi diventare una terapia adiuvante primaria per migliorare lo stato di forma generale, in modo che i pazienti siano nelle migliori condizioni possibili per iniziare o continuare il trattamento e tollerare la tossicità di altre terapie», ha concluso.

Q. Tran, et al. Identifying barriers to physical activity in patients with lung cancer: an Australian pilot study. ESMO 2018

J. Wiskemann, et al. Effects of physical exercise in non-operable lung cancer patients undergoing palliative treatment. ESMO 2018

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