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Chi è Gian Marco Saolini, l inventore delle bufale più virali d Italia

Chi è Gian Marco Saolini, l inventore delle bufale più virali d Italia

Gian Marco Saolini in uno dei suoi video virali.

Si spaccia per personaggi inesistenti, col solo scopo di far infuriare chi guarda i suoi video: si potrebbe definire troll per hobby Gian Marco Saolini, romano, classe 1988, che da diversi anni si diverte a diffondere bufale sull’onda del risentimento popolare verso il tema del momento (di recente è diventato un giornalista della sala stampa di Sanremo disposto a “svelare cosa c’è stato dietro la decisione di far vincere Mahmood“).

Per ottenere i suoi scopi, Saolini ha scelto internet i social. È fondatore di due siti web, Il Corriere del Corsaro e News24roma.com – e di due pagine Facebook: una col suo nome e l’altra chiamata Gianni Il Malvagio, dove interpreta un’ipotetica versione cattiva di Gianni Morandi.

Sui siti web di cui è editore, Saolini pubblica finte breaking news. Una tra tutte? L’istituzione di un fondo per i parlamentari in crisi, denunciata da un inesistente Senatore Cirenga. Risale addirittura al 2012, ed è stata – come spesso accade alle trovate di Saolini – oggetto di attenzione di diversi siti antibufala.

Ma è sul social di Zuckerberg che il romano ha trovato il suo eldorado: qui carica video in cui interpreta ogni giorno un personaggio diverso, ma sempre pedissequamente disposto a raccontare la verità scomoda su un fatto di interesse pubblico: da “marinaio licenziato dalla nave della Ong Aquarius” ad “agente dell’Interpol che svela la verità sull’arresto di Cesare Battisti“, oltre a “uomo della scorta di Saviano che si è dimesso“, “capo ultras della Juventus“, “operaio Fiat penalizzato per pagare Cristiano Ronaldo” e “medico di Nadia Toffa“, tra gli altri.

Nel caso di Sanremo, Saolini si è finto un rappresentante di quella supposta élite che anche secondo alcuni politici ha ribaltato – e quindi tradito – il voto popolare. “Molto probabilmente per questo video perderò il lavoro ma non posso andare a dormire con la coscienza sporca. Siamo stati obbligati a votare Mahmood e a farlo vincere… Ci sono arrivate delle direttive dall’alto, dalla sinistra”.

Saolini usa spesso stratagemmi retorici in cui fa capire all’ascoltatore – che di solito non ha i mezzi per riconoscerlo – di stare mettendosi in pericolo con le sue rivelazioni: nel suo video a tema Ong dice “sono stato fatto secco semplicemente perché volevo parlare”. E ancora: “Voglio dire la verità agli italiani. Sulla nave Acquarius non è vero che ci sono condizioni disagiate. La gente è felice, addirittura c’è la musica”. In sostanza, Saolini dice ciò che molta gente vuole sentirsi dire.

Le critiche
Ogni volta i suoi video vengono condivisi da migliaia di persone. Molti diventano virali, e spesso gli utenti non capiscono che si tratta di una bufala, condividono il video o la news sulla loro bacheca, il contenuto viene visto e rilanciato da altre persone e alla fine la menzogna diventa verità, fomentando hate speech ed esasperazione nell’utenza. Enrico Mentana è arrivato a definire Saolini “un avvelenatore di pozzi” per la sua sistematica attività di diffusione di fake news, che l’uomo non ha mai fatto nulla per tamponare.

La difesa di Saolini
A chi lo accusa di dare linfa a razzismo, intolleranza e discorsi d’odio, Saolini risponde (come ha fatto in un’intervista a La Stampa) che lui dice “alla gente solo quello a cui vuole credere” e chenon può essere colpa sua se poi, in molti, abboccano. Al massimo – obietta – si può dire che “il pubblico non è ancora pronto” per la “nuova satira” che lui fa. E ancora: “Non è colpa delle mie bufale se la gente è razzista. Molti mi accusano di alimentare il razzismo ma non è affatto così: quella gente era razzista già da prima… Io faccio questi video perché mi divertono. Basterebbe approfondire un minuto ma la gente non lo fa”.

Secondo i più noti debunker, italiani, però, questa giustificazione non assolve Saolini. Semmai, anzi, è un’aggravante. Capire i pericoli di questo comportamento e non fermarsi è un’operazione degna di chi magari non è malvagio come alcuni suoi personaggi, ma almeno altrettanto gravemente cinico e irresponsabile.

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