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Chi è Maria Montessori, l'educatrice che con i suo metodo rivoluzionò la pedagogia

Chi è Maria Montessori, l’educatrice che con i suo metodo rivoluzionò la pedagogia

Fin dall’antichità, le donne hanno contribuito in maniera significativa allo sviluppo scientifico. Medici, fisiche, matematiche, biologhe: la storia abbonda di donne che hanno fatto della scienza la loro ragione di vita, molto spesso incontrando difficoltà e pregiudizi da parte di una società che non riconosceva loro il giusto peso e l’enorme contributo che hanno dato al settore scientifico.

Nell’ultimo secolo molte cose sono cambiate, ma forse oggi il cammino per certi aspetti è ancora disseminato di difficoltà. In questa rubrica racconteremo di donne tenaci e appassionate che non si sono mai arrese di fronte a un mondo dominato da uomini, e delle loro conquiste che hanno contribuito a cambiare (in meglio) il mondo in cui viviamo.

Ci sono donne che non hanno solo dato straordinari contributi all’umanità con il loro lavoro e un approccio rivoluzionario. La loro eredità è talmente forte da essere ancora viva tra noi, così come i loro studi continuano a essere estremamente attuali.

Una di queste donne è Maria Montessori: educatrice, filosofa, medico, neuropsichiatra e scienziata. Il suo nome è da sempre associato al “metodo Montessori”, conosciuto in tutto il mondo.

Ma chi era questa straordinaria donna che ha rivoluzionato l’educazione infantile? Maria Montessori nasce in un piccolo paese alle porte di Ancona in una famiglia colta e benestante. Quando decide di iscriversi a medicina, incontra molte difficoltà, non solo burocratiche (poteva iscriversi alla facoltà solo chi aveva frequentato il Liceo Classico), ma anche da parte del padre che sognava per lei un futuro da insegnante.

La giovane Maria però non si lascia abbattere dalle difficoltà e frequenta brillantemente tutti i corsi, specializzandosi in neuropsichiatria: diventa la terza donna in Italia a laurearsi in medicina. Allo studio alterna l’impegno civile, partecipando al Congresso internazionale delle donne a Berlino, dal quale lancia un appello appassionato contro la disparità dei salari in fabbrica tra uomini e donne e impegnandosi a favore dei bambini dei quartieri poveri di Roma.

In particolare, si dedica al recupero dei bambini e delle bambine con problemi psichici, al tempo definiti anormali. La sua ambizione è quella di educarli attraverso un percorso mirato, che sarà poi applicato anche ai bambini considerati normali: è un metodo rivoluzionario per l’epoca.

Dopo queste esperienze, decide di spostare la sua attenzione all’ambito dell’educazione, e così si laurea in filosofia.

Durante le sue ricerche, conosce un collega, da cui ha un figlio che partorisce di nascosto per evitare lo scandalo, e che affida alle cure di una famiglia e poi di un collegio.

La separazione forzata dal figlio e in seguito l’abbandono del compagno, che decide di sposare un’altra donna, segnano profondamente Maria. Decide da quel momento di vestirsi solo di nero, come una vedova, e si dedica con sempre maggiore abnegazione ai suoi studi e alle sue ricerche.

Fonda a Roma la Casa dei Bambini, nata per accogliere i figli delle famiglie operaie, dove per la prima volta vengono applicati i suoi metodi educativi. Il modello Montessori viene accolto con grande interesse in tutta Europa e anche Oltreoceano, dove è definita “the most interesting woman of Europe”: è la nascita del movimento montessoriano, destinato a fare la storia della pedagogia moderna.

Il metodo viene introdotto nelle scuole italiane nel 1924 da un Mussolini entusiasta, fino a che, nel 1934, le divergenze tra il dittatore e la scienziata non diventano inconciliabili. Le scuole montessoriane vengono chiuse e Maria, emarginata dal regime, comincia una serie di lunghi viaggi che la portano in Spagna, Inghilterra e infine in India, dove rimane a lungo.

Quando torna in Italia, a guerra finita, cerca di rimettere in sesto le sue scuole e il suo metodo: viene accolta con onori e trascorre gli ultimi anni della sua vita impegnandosi a divulgare i risultati dei suoi studi, ancora oggi incredibilmente attuali.

Alla base del pensiero montessoriano c’è il bambino e il percorso da lui compiuto dalla nascita all’età adulta, percorso che deve essere fondato su un principio fondamentale: la libertà.

Il bambino deve infatti crescere in un ambiente privo di barriere, con materiali pensati per renderlo attivo, interessato, motivato, fiducioso nelle sue capacità.

La fiducia nel bambino e nelle sue risorse, oltre alla volontà di rispettarne il ritmo personale di crescita e di valorizzare lo sviluppo dell’autonomia sono infatti fondamentali.

Per la prima volta, l’educazione viene considerata una scienza, indispensabile per costruire la personalità e il futuro degli individui, senza esclusioni, dato che per la prima volta i bambini disabili e con difficoltà (all’epoca definiti “subnormali”), vengono inclusi nelle attività didattiche. Le sue sono case “non costruite per i bambini ma sono case dei bambini”, ordinate in maniera tale che essi le sentano veramente come loro.

Non è un caso se negli ultimi decenni si è verificata una vera e propria riscoperta del metodo Montessori: oggi ci sono scuole montessoriane in tutto il mondo, dal Pakistan al Vietnam, dall’Inghilterra all’Australia e pare che i giovani guru dell’economia digitale internazionale si siano formati in scuole ispirate proprio al suo modello. Che sia un caso? No di certo, perché un ambiente educativo che stimola i bambini a tirare fuori il meglio di sé e in cui possano sviluppare tutto il loro potenziale è ancora oggi un principio valido.

Maria Montessori è stata la pioniera di un nuovo metodo, ma è stata anche una donna che ha dovuto affrontare i pregiudizi e l’isolamento, prima di ottenere la definitiva e meritata consacrazione. Ha dato tutta sé stessa alla ricerca, sacrificando suo figlio – che poi diventerà il suo assistente – e una normale vita di madre e moglie.

E purtroppo, ancora oggi, spesso è questo il prezzo che molte donne pagano per poter realizzare, come Maria, i loro sogni più grandi e più ambiziosi.

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