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Chiara Lubich: cittadina della Spezia, cittadina del mondo


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– Dieci anni fa, il 13 maggio 2006, la nostra città conferì la cittadinanza onoraria a Chiara Lubich, una grande donna che fondò il Movimento dei Focolari e fece del dialogo e della solidarietà l’impegno di una vita. Peccato che le istituzioni non l’abbiano ricordato. Eppure Chiara Lubich ha ancora tantissime cose da dirci. Una delle eredità politiche che ci ha lasciato è la concezione della città come luogo per eccellenza della fraternità e dell’umanità senza confini, dove coinvolgere i cittadini nella costruzione della città stessa: una città fiduciosa, giusta, aperta nell’accogliere l’altro, chiunque esso sia. Un tema, in questi tempi di solitudine civile, attualissimo. Ma il tema che nell’ultimo decennio mi ha condotto spesso a riflettere su Chiara Lubich è quello, anch’esso attualissimo, della ricerca di un’ “altra economia”. La Lubich teorizzò e praticò l’”economia di comunione”, fondata sul principio che gli utili del profitto vanno “messi in comune” per perseguire la fine della povertà. La sua è una proposta di conversione esistenziale, sociale ed economica, per mutare profondamente il capitalismo: una via per molti versi analoga a quella dischiusa da Gandhi e da Adriano Olivetti. Uno stimolo potente a uscire dall’alternativa tra mercato autoregolato e pianificazione statalista, per intraprendere piuttosto la strada della pianificazione partecipata e comunitaria. Un’indicazione strategica valida non solo per l’Occidente: mi ha guidato infatti anche in Africa, dove la sensibilità per la vita comunitaria viene da una lunga tradizione, direi da una saggezza millenaria, ed è molto forte.
A tre anni dal conferimento della cittadinanza onoraria, il Comune e il Movimento dei Focolari organizzarono un momento di ricordo, che si tenne il 20 giugno 2009 al Teatro Civico. Fui chiamato dai Focolarini a portare testimonianze sulla fraternità. Il testo che segue riporta il mio intervento. Pubblicarlo è il mio modo per ricordare Chiara Lubich a dieci anni dalla cittadinanza onoraria e per stimolare una riflessione in città su come restare fedeli a quella scelta, adeguando ai segni dei tempi, con iniziative nuove e sfide coraggiose, il messaggio di dialogo e di solidarietà che lanciammo allora.

CHIARA LUBICH CITTADINA DELLA SPEZIA CITTADINA DEL MONDO
20 giugno 2009
La Spezia, Teatro Civico
Intervento di Giorgio Pagano

Gli amici del Movimento mi hanno chiesto, innanzitutto, una testimonianza sul perché della scelta, tre anni fa, della cittadinanza a Chiara Lubich.
Devo dire che non fu una scelta improvvisata, ma maturata a lungo.
Il mio incontro con Chiara Lubich e i Focolari avvenne infatti molto tempo prima, quasi dieci anni prima: nel 1997. Il merito fu del professor Enrico Torquato Cavallini, grande medico anestesista, tra i fondatori del Movimento dei Focolari alla Spezia negli anni ’50. Fu un giovanissimo partigiano, nome di battaglia “Rasputin”. Era studente universitario di medicina, diresse l’infermeria dei partigiani della Brigata “Muccini” e salvò molte vite. Una lapide ricorda le sue gesta a Vecchietto di Aulla.
Ci conoscevamo in modo superficiale, almeno da parte mia; lui, invece, mi aveva “studiato”. Infatti un giorno mi chiamò: era il settembre del ’97. Io ero assessore del sindaco Lucio Rosaia dal ’93. Nel settembre del ’97 avevo appena proposto la mia candidatura a sindaco. Cavallini mi chiamò nel suo studio, in Piazza S. Agostino, per manifestarmi stima e sostegno. Ovviamente personale, non certo a nome di un movimento che era al di sopra dei partiti. Apprezzava -mi disse- la mia concezione della politica, la mia persona. Fu un fatto che mi diede una grande spinta morale, una forza interiore. Cavallini mi diede anche un consistente contributo finanziario, regolarmente registrato, ovviamente. Il primo, uno dei pochi della campagna elettorale. Ma non mi serviva di più, allora -e per fortuna- le campagne erano più morigerate rispetto a oggi.
Cavallini mi spiegò l’essenza della spiritualità dei Focolari: l’ascolto, la fratellanza, la comprensione delle ragioni degli altri, la mitezza, il dialogo. Parole chiave che mi sono servite da Sindaco: il Sindaco è colui che, come dice la parola stessa in greco, deve “tenere insieme con giudizio” la città, cogliere il nucleo di verità di ogni posizione, ascoltare i cittadini, cercare di fare una sintesi alta.
Parole che mi servono oggi, nel mio impegno politico, associativo, culturale: la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, e un’associazione culturale che non a caso si chiama Mediterraneo, che è il mare della mescolanza delle culture. Trasformare le diversità da scontro a incontro, capire l’altro nel profondo: queste le parole rimaste impresse in me, da allora.
Cavallini mi raccontò anche le difficoltà iniziali del movimento: le chiusure, i pregiudizi di settori della Chiesa. A Genova c’era il cardinal Siri, non proprio un riformatore… Altri tempi, altre mentalità… Poi arrivò Giovanni XXIII, che approvò il Movimento nel 1962. Ma all’inizio -mi diceva- fu difficile. Il Movimento dei Focolari era nuovo, diverso dalle altre realtà religiose, e aveva capito in anticipo tante cose: la fecondità della presenza dei laici nella Chiesa, del contributo delle donne…
Incontrai il Movimento in quel settembre del ’97 e poi, purtroppo, nel ’99, ai funerali di Cavallini, nella chiesa di Santa Maria gremita dai Focolarini.
L’incontro successivo con Chiara Lubich e il Movimento dei Focolari avvenne in Brasile, nel gennaio 2002, al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre: la visita delle favelas, l’impatto del grande squilibrio tra ricchi e poveri, l’idea di Chiara Lubich dell’”Economia di comunione”, che lì conobbi -in Brasile c’è una forte presenza dei Focolari, oltre 260.000 membri-, un’idea di trasformazione dell’economia del profitto, che trovò in Brasile il terreno dissodato dalla teologia della liberazione. L’idea di un altro capitalismo, di un’altra globalizzazione. Temi attuali allora, e ancor di più oggi, dopo la grande crisi del neoliberismo e del mercato autoregolato.
Ecco perché, quando l’amico Guido Costa, consigliere comunale, mi propose la cittadinanza onoraria a Chiara, trovò terreno fertile.
Mi è stato chiesto anche di raccontare come ho ritrovato Chiara Lubich nel mio impegno degli ultimi due anni. L’ho ritrovata in due città, e poi in un continente. Tre luoghi in cui tornerei sempre.
La prima città è Gerusalemme: la città dove ci sono i simboli di tutte le grandi religioni, città martire e grande crocifissa, ma anche terra di incontro, come ha scritto il cardinal Martini. La città in cui ci sentiamo tutti figli di Abramo, tutti credenti nell’unico Dio. Qui ho ritrovato il popolo dei Focolari: multiculturale, multietnico, multireligioso.
Così come l’ho ritrovato a New York, l’altra città: la città più multiculturale, più multietnica, più multireligiosa del mondo. Ad Harlem, nella moschea di Malcolm X, dove Chiara Lubich incontrò nel ’95 i musulmani di New York. Mise in testa il chador, salì sul podio e disse a tremila musulmani che siamo tutti fratelli.
Questo è il grande lascito di Chiara Lubich: un’umanità senza confini, capace di superare barriere, diversità, appartenenze.
Infine ho ritrovato Chiara Lubich in Africa, oggi il mio principale terreno di impegno. E’ di ieri l’allarme, il grido di dolore della Fao: oltre un miliardo di esseri umani è sottonutrito, è affamato. Cresce la povertà estrema. I problemi sono enormi: i cambiamenti climatici, la scarsità d’acqua… Superarli spetta agli africani, certo. Ma molto spetta anche a noi, che abbiamo sulle spalle la responsabilità del colonialismo. E oggi del neocolonialismo. Dobbiamo sostenere l’Africa, ma non dobbiamo più “occidentalizzare” il mondo, esportare ovunque il nostro fondamentalismo, la religione del possesso e del consumo. Dobbiamo sostenere l’Africa come fanno tante comunità religiose: la Comunità di Sant’Egidio, i comboniani, i Focolarini in Camerun, a fianco della tribù dei bangwa.
A chi chiede se la visione di Chiara Lubich è ancora attuale, se reggerà in futuro, io rispondo molto semplicemente così: finché ci sarà un solo uomo che ha fame, finché non ci sarà la fraternità in ogni angolo del pianeta, la visione di Chiara Lubich avrà sempre qualcosa da dire al cuore e alla mente degli uomini.
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