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Chiellini: "Bella Italia, ma solo per 60'..."

Chiellini: "Bella Italia, ma solo per 60’…"

San Siro, 13 novembre 2017. L’Italia pareggia 0 a 0 con la Svezia e dice addio al Mondiale. A fine gara davanti ai taccuini si presenta Giorgio Chiellini. Triste, demotivato, completamente scarico. Con nella testa l’idea di dire addio alla maglia azzurra per dedicarsi soltanto alla Juventus. 17 novembre 2018, l’Italia pareggia 0 a 0 con il Portogallo e dice addio alla final four di Nations league. A fine gara si presenta ancora lui, Giorgio Chiellini. Ma è tutta un’altra storia. È appena entrato nella leggenda disputando la sua partita numero 100 in Nazionale. È emozionato, è fiero, e il pareggio dell’Italia ha tutto un altro sapore perché arrivato alla fine di una partita giocata bene che lascia tante speranze per il futuro.

È passato solo un anno ma sembra cambiata un’epoca. Da Ventura a Mancini, dalla rabbia all’orgoglio, dallo scoramento alle motivazioni. L’unica cosa rimasta uguale è lui, quel calciatore che (udite, udite) parla un italiano perfetto, non fa discorsi banali e ragiona con la sua testa senza recitare un copione. «Ma i brividi all’inno sono gli stessi – confessa il Chiello – L’emozione c’era e l’orgoglio è tanto. E sentire l’affetto totale della gente di Milano mi ha emozionato e reso orgoglioso», spiega il capitano azzurro.

Già, perché ora a portare la fascia al braccio è lui, diventato leader e chioccia di un gruppo svecchiato che guarda ai prossimi europei. Altro che lasciare la Nazionale. «Non è una cosa che puoi rifiutare, bisogna dire presente. Si affronta con più entusiasmo questa avventura, si cerca sempre di darsi nuovi stimoli. La cosa bella di questa squadra è che ha sempre più voglia di crescere e migliorarsi. Da qui bisogna ripartire». Parole da leader, anche quando analizza un pareggio che nulla ha a che vedere con quello di 12 mesi fa. Non banale, anche nel contraddire tutti quelli che spiegano il momento azzurro con l’assunto che manca soltanto il gol. «Abbiamo fatto 60 minuti di grande calcio, quello che più mi rode però non è non aver segnato, ma la gestione degli ultimi 30 minuti. Per la troppa voglia di fare e di vincere abbiamo perso lucidità e rischiato di perdere. Il salto di qualità è quello di tenere ancora di più, rallentare i ritmi e piano piano guadagnare campo perché quando ci allunghiamo rischiamo». La soluzione? «Se questa squadra riuscirà a gestire gli ultimi minuti come i primi, ha tanta qualità e qualcosa di buono porterà a casa».

Non sarà facile ma serviva un nuovo ciclo e questo è ripartito. Tutto è cambiato, dal selezionatore, agli interpreti fino al clima attorno alla squadra. Ma qualcosa, o meglio qualcuno, doveva rimanere. Serviva personalità e leadership. Eccola, Chiellini c’è. Ora come allora. Anche se adesso è davvero tutta un’altra storia.

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