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“Christus vivit”, per i giovani è un respiro di risurrezione

“Christus vivit”, per i giovani è un respiro di risurrezione

Già definita la Magna Charta della pastorale giovanile, la Lettera apostolica di Papa FrancescoChristus vivit” rivolta ai giovani e a tutto il popolo di Dio a seguito del Sinodo dello scorso mese di ottobre, dalla sua pubblicazione a inizio aprile è diventata oggetto di riflessione nelle Chiese locali e nelle comunità parrocchiali. Il Pontefice afferma di essersi lasciato «ispirare dalla ricchezza delle riflessioni e dai dialoghi del Sinodo» e invoca una «pastorale giovanile popolare» disposta a cambiare a partire dalla sua capacità di «raccogliere la visione e persino le critiche dei giovani»: è una sollecitazione che non può lasciare indifferenti quanti, nelle diocesi, si occupano di pastorale giovanile, ma anche tutti coloro che sono impegnati nell’educazione dei giovani, in particolare nella scuola.

Un contributo alla riflessione, personale o comunitaria, viene in questi giorni da un libro fresco di stampa per i tipi delle edizioni del Messaggero di Sant’Antonio che contiene il testo integrale dell’esortazione post-sinodale cui segue il commento autorevole di monsignor Domenico Sigalini, vescovo emerito di Palestrina, già assistente ecclesiastico dell’Azione Cattolica e direttore del Servizio nazionale per la Pastorale giovanile della Cei e attuale presidente del Centro di orientamento pastorale, e in più le riflessioni di un gruppo di giovani (19-28 anni) radunatisi presso il Centro Francescano Giovani di Assisi.

Qual è il messaggio che possiamo ricavare dalle parole dell’esortazione? Il vescovo Sigalini non ha dubbi ed evidenzia quello che chiama «il cuore» della Lettera: «Dio ti ama», «Cristo ti salva», «Egli vive», ma contemporaneamente: Cristo è giovane, la Chiesa ha un volto giovane, i giovani sono il presente del mondo e l’adesso di Dio.

È da sottolineare la chiave di lettura che mostra un’attenzione speciale all’ascolto come ha insegnato anche il Sinodo: «Contro tutti i modi di leggere la loro vita, la loro condizione, la troppo diffusa abitudine a non ascoltarli o a darli per scontati, Papa Francesco ci tiene a premettere, a una analisi che si preoccupa di tutti i giovani del mondo, un’attenzione che ci invita ad avere sempre nel rapporto con gli altri, in questo caso i giovani. “Il cuore di ogni giovane deve essere sempre considerato “terra sacra”, portatore di semi di vita divina davanti al quale dobbiamo “toglierci i sandali” per poterci avvicinare e approfondire il Mistero” (67)».

Senza dimenticare che esiste una pluralità di mondi giovanili tanto che in alcuni Paesi si tende ad utilizzare il termine “gioventù” al plurale, come si evince da quella differenza rilevante sulle dinamiche demografiche: da una parte i giovani rappresentano una quota significativa e presente della popolazione, dall’altra il loro peso va riducendosi.

Sigalini evidenzia anche tutte le sfide che i giovani debbono affrontare nei diversi contesti di vita: dai conflitti e le violenze, all’emarginazione e l’esclusione, e ancora la diffusione dell’Hiv, le dipendenze da droghe e giochi d’azzardo, fino alla colonizzazione attraverso aiuti (vincolati all’accettazione di modelli “occidentali” di sessualità, matrimonio o giustizia sociale).

Significativo il rischio di far dimenticare che la vita è un dono, perché strumentalizzati dall’uso delle nuove tecnologie. Ma su tutto sempre fiducia e speranza – questa la grande “lezione” di Papa Bergoglio «in tutte le situazioni […] c’è una via di uscita» (104) – perché «Va ricercato sempre ogni minimo elemento di positività o che può essere volto verso il bene, il sogno di fraternità, la capacità di offrire al mondo ciò di cui sono dotati, la sensibilità artistica, la ricerca di armonia con la natura, il grande bisogno di comunicazione, il desiderio di una vita diversa.

Sono tutti punti di partenza che meritano incoraggiamento».

«Papa Francesco si lascia prendere dal suo impeto missionario – commenta il vescovo – coinvolgente, propositivo e va oltre tutti i lavori del Sinodo» proclamando un «grande annuncio coinvolgente», l’amore di Dio per ciascuno di noi, «un annuncio che occorre meditare bene».

E, contro ogni tentativo del mondo adulto di sminuire tutte le potenzialità del mondo giovanile, Sigalini riconosce le intenzioni cariche di fiducia del pontefice: «Essere giovani è una gioia, un canto di speranza, un momento prezioso e non solo una fase di passaggio» perché «un giovane è una promessa di vita, non un tempo sospeso» e «i sogni più belli si conquistano con speranza, pazienza e impegno, non stando al classico balcone». E, all’interno di questa meraviglia rappresentata dalla giovinezza, un posto speciale è riservato all’amicizia con Gesù «descritta da papa Francesco in maniera bellissima» all’insegna del riconoscimento che «ogni battezzato, ogni persona è chiamata a vivere una storia d’amore con Gesù».

Una prospettiva alta che rende necessario «avere radici forti» come solo il rapporto con il mondo degli anziani e degli adulti in genere può rendere possibile, evitando però la strumentalizzazione con “il falso culto della giovinezza” per scopi diversi: «Se i giovani e gli anziani si aprono allo Spirito Santo, insieme producono una combinazione meravigliosa. Nei sogni degli anziani i giovani riescono a vedere il futuro, accettando tutta la saggezza di cui ha bisogno la vita».

Al commento del vescovo fa eco quello a firma del Centro Francescano Giovani di Assisi in versione “Laboratorio” perché frutto di una condivisione fra alcuni giovani dai 19 ai 28 anni, provenienti da diverse regioni d’Italia radunati nel Sacro Convento presso la basilica di San Francesco, alcuni studenti, altri già occupati, alcuni impegnati in parrocchie o movimenti, altri nel pieno di una crisi personale o che si definivano atei. 

La Lettera ha suscitato in loro molte riflessioni personali tanto che qualcuno l’ha definita «un respiro di risurrezione».

«Noi ragazzi mai, come in questo documento, abbiamo ritrovato un’immagine così sincera che rivelasse fedelmente cosa significhi oggi essere giovani». I ragazzi si dichiarano soprattutto colpiti dalla presentazione della figura “giovane” di Gesù, immagine per loro inedita, ma anche dalla mancanza di pregiudizi nei loro confronti, purtroppo così frequenti nella società, fatto che «avvilisce, demoralizza e delude».

In quest’ottica, ad osservare la figura di Maria e il suo “sì”, anche la precarietà non incute più timore e si fa concreto l’invito a fidarsi e a scommettere sul futuro. Tutt’altro che indifferente per loro la presentazione di una Chiesa che «si mette in ascolto dei propri figli e dedica finalmente tutto il suo tempo a loro, si mette al loro fianco e li accompagna con delicatezza …».

A pochi passi dalla tomba del Poverello ai giovani non sfugge quella triplice citazione dell’esperienza di san Francesco (nn. 52, 228, 269) tanto da assumerlo come un testo «francescano» soprattutto perché anche altrove i temi francescani ricorrono spesso (carità, fraternità, misericordia, umiltà, attenzione alla dignità umana, il protagonismo e la missionarietà …).

E, da ultimo, l’augurio dei giovani rivolto all’esterno, ma in particolare avvertito in prima persona: «La speranza è che questa esortazione arrivi davvero in tutti gli ambienti, anche i più resistenti, e che il Signore ci illumini e ci aiuti a passare all’azione per diventare davvero sue pietre vive».

Papa FrancescoChristus vivit.

Esortazione postsinodale ai giovani e a tutto il popolo di Dio” – Commento di monsignor Domenico Sigalini e del Centro Francescano Giovani di Assisi, pp. 192 € 2,50

 

 

 

 

 

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