martedì , novembre 13 2018
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“Ciao! Perché ci vuoi eliminare?” chiede Nicole Orlando al genetista ...

“Ciao! Perché ci vuoi eliminare?” chiede Nicole Orlando al genetista …

Nicole e la sua mamma vanno in Islanda per incontrare medici, ostetriche e ricercatori che sostengono il cosiddetto Down zero. Un servizio de Le Iene che ha suscitato grandi entusiasmi e anche reazioni rabbiose e ferite. Nicole merita un monumento perché lei, che è nata, pone queste domande senza odio e alla fine, l’algido genetista islandese, lei lo abbraccia e lo bacia.

Quasi all’inizio del servizio nella puntata andata in onda domenica scorsa, appena entrati anche noi con la telecamera nella casa della famiglia Orlando, c’è il nonno che si commuove e dice “per me son tutti matti. Come farei senza Nicole?”. Si commuove. chiedendosi come facciano a rinunciare a delle persone come Nicole. “Per me son tutti matti, guai se non avessi lei. Se non fosse nata non sarebbe la mia gioia, la mia consolazione, come lo è in questo momento. E’ così! Guai se non avessi lei!”. Piange, non si contiene.

“E’ giusto che sia nata anche lei e che non sia stata eliminata. è una questione di gioia e di amore che mi dà la Nicole.”

Anche Nicole piange. E dice: “perché io non mollo mai. C’ho una marcia in più, un cromosoma in più.”

E non ha mollato da subito questa creatura e con lei i suoi genitori. Che non sapevano…E forse ne sono grati. Perché infliggersi una tortura tanto crudele? Perché ci poniamo il problema di decidere della vita di un altro?

La mamma lo dice: hai ragione Nicole, quando dici che non ti piace che non facciano nascere bimbi con la sindrome di Down perché a te non piace il bullismo. Ridono perché la cosa appare buffa e poi subito profonda, per come la mamma riesce a leggerla: è vero Nicole in effetti è bullismo; perché chi è che deve decidere se tu puoi nascere oppure no?

E la ragazza aggiunge una cosa sola per il popolo islandese. Vuole che sappiano che un mondo di uguali sarebbe orribile.

La sorella, anche lei interpellata sul tema, dice che gli altri, quelli che non fanno nascere le Nicole, sono abbastanza dei codardi. Hanno paura di come potrebbero crescere, non sanno come aiutarle e quindi anziché affrontare il problema lo eliminano. Questa ragazza è sicura di quel che dice, le trema nelle parole un lieve disprezzo per tanta pochezza e la fierezza di essere dalla parte dei coraggiosi e dei fortunati. Perché lei ce l’ha, la sua Nicole.

Mi ha colpito pensare alla mamma che accetta per sé e per la figlia una prova così impegnativa: quella di affrontare con la forza semplice e dirompente della loro presenza dei signori, delle signore, dei medici, delle ostetriche che di lavoro si impegnano non solo a far nascere bambini ma anche a fare pressioni sui futuri genitori di bambini con sindrome di Down perché li abortiscano. Non direttamente, non esplicitamente ma rendendo facilmente accessibile l’esame diagnostico prenatale e facendo ben presente che la soluzione più semplice e desiderabile sia l’aborto. E accetta anche l’effetto valanga che questa loro trasferta islandese ha suscitato; sembra abbiamo acceso dei Geyser; i social ribollono, i si moltiplicano, alcuni sono accecati dal vapore che si crea tra il calore della vita di Nicole e il freddo glaciale di certe convinzioni. C’è chi grida allo scandalo, alla bassezza di un servizio simile che vuol fare sentire in colpa le madri. Ma possiamo chiedere a queste persone che male ci sia a sentirsi in colpa se la colpa esiste? E non tutta né solo delle madri! Anzi…

La domanda vera è, oltre a quella in testa al pezzo delle Iene “che mondo sarebbe senza Nicole?”- quale cosa sia giusta o no. Se sia giusto o no praticare l’aborto selettivo e non; incentivarlo, proteggerlo con orpelli regali facendolo sembrare una specie di intoccabile divinità. Occorre chiedersi dove stia la verità.

O almeno la realtà: Nicole, che da par suo è nata, è felice della sua vita e tutti intorno a lei sono grati che ci sia. Il suo effetto di prorompente positività si è propagato fino al Presidente della Repubblica. Ma non è quello che la rende indispensabile, né il fatto che riesca nello sport, che sia deliziosa, che sparga affetto, che stia al gioco, che sia spesso ingenua e sempre tenace. Non è per il fatto che abbia un fidanzato e mille amici, un profilo Instagram pieno di follower o tante apparizioni tv.

Lei è felice perché è viva ed è amata e questo ce lo rinfaccia di continuo. E forse è proprio questo che fa tanto male: che lei ricordi al mondo che essere nati ed essere amati è tutto quello che in effetti ci occorre per fare la traversata della vita.

E nell’incontro clou del servizio la si vede sciogliere l’ultima stretta di ghiaccio intorno al cuore del fiero genetista, il dottor Stefansson. Prima li respinge, li caccia fuori dello studio, li accompagna con una parolaccia. Poi si calma li fa sedere e ascolta.

E Nicole riesce a fargli LA domanda: Ciao. Perché ci vuoi eliminare?

E il dottore inciampa come tutti sullo stesso scandalo. Spingendo più in là, lontano da sè, una potestà che di fatto non spetterebbe a nessuno. Non voglio uccidere nessuno, no. Ma sono i genitori, la donna incinta soprattutto, che possono decidere se terminare (leggi pure uccidere) feti con sindrome di down oppure no. La mamma di Nicole rilancia: ma se sapessero che la vita con loro non solo è possibile ma più che dignitosa magari non tutti arriverebbero all’aborto…

E a questo punto il dottore dice una cosa che non sentivo da tanto, pubblicamente. Lui pensa che il fatto che tutti o quasi i feti con sindrome di Down siano abortiti in Islanda sia un grave attacco alle persone già nate con sindrome di Down, ai loro diritti umani. Non ci si scappa, aggiunge. E prosegue con una lettura che pare davvero onesta e coraggiosa di quella che alla fine èstata una specie di ubriacatura dei tempi nostri, un’utopia che ha sedotto tanti ma che si sta rivelando una tragedia.

“La società lo ha visto come qualcosa di desiderabile (eliminare i feti con trisomia 21, ndr). E credo che sia perché abbiamo una tendenza, anche se non lo ammettiamo, abbiamo la tendenza a pensare che sia tutta  una corsa alla perfezione genetica. Vogliamo che la gente sia magra e non grassa, alta e non bassa e quando pensiamo ai bambini li vogliamo tutti perfetti come perfette bamboline ed è una cosa ingenua e stupida e irrealistica. Ed è tragico”.

Questa è una confessione che merita il plauso e il pianto di un’intera civiltà.

Nicole ha ascoltato e risponde con un elenco, il suo, di cose che fa, che ha fatto, lo sport, le medaglie, ballando con le stelle, il presidente, papa Francesco… “Faccio schifo io? non sono cattiva io…”, chiede. Si sente più sicura ora, forse.

E Stefansson ammette che deve essere davvero brutto sentirsi al centro di uno sforzo corale e sistematico per fare sì che persone come lei non nascano più. E simpatizza per lei, dice con la voce e anche un po’ con gli occhi, uno sembra offeso tra l’altro.

Nicole incalza: un mondo di uguali è orribile. 

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