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Confusi e infelici, i neodiplomati non sanno che strada scegliere (e ...

Confusi e infelici, i neodiplomati non sanno che strada scegliere (e …

Solo un bassissimo 3%, però, dice che proseguirà con la formazione non universitaria, come quella offerta dagli Istituti tecnici superiori (Its), fiore all’occhiello della nostra formazione, ma poco conosciuti. A un anno dal conseguimento del diploma di “super tecnico”, ben l’82,5% dei ragazzi è occupato, e per giunta con lavori coerenti con le competenze acquisite nel percorso di studi.

Solo il 15% dei neodiplomati pensa invece che si metterà alla ricerca di un lavoro. E l’8% si traferirà all’estero, per studio o per lavoro. Ma c’è pure chi preferisce rimandare la scelta: il 9% prenderà l’anno sabbatico. Una scelta, molto comune nei Paesi anglosassoni (il famoso gap year), che non necessariamente porterà alla condizione di Neet. Tra esperienze all’estero e volontariato, diventa spesso un rito di passaggio per capire cosa fare “da grande”.

Ma l’incertezza e lo spaesamento dei neodiplomati italiani rivela anche l’assenza di progetti di orientamento efficaci per l’università o il lavoro nelle scuole italiane. Tra la scuola e il resto del mondo c’è un buco, che evidentemente neanche le classiche giornate di orientamento riescono a colmare. Il 36% dice la propria scuola non ha organizzato neanche una. E tra chi ne ha usufruito, invece, solo uno su quattro le giudica utili. C’è più fiducia invece negli “Open Day” organizzati dalle università, dove tre su quattro sperano di raccogliere le informazioni utili per scegliere le facoltà.

Ma il tempo scorre, e settembre è dietro l’angolo. Il 53% dice che alla fine si lascerà trasportare dalle proprie inclinazioni e passioni, il 22% guarderà invece alle prospettive occupazionali, mentre il 25% ascolterà i consigli di mamme e papà. Che non sempre, si sa, hanno ragione. Tra le facoltà più “consigliate” dai genitori c’è giurisprudenza, ma solo la metà dei laureati dice di aver trovato un lavoro dopo aver finito l’università.

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