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Consiglio Superiore Sanità, Starace: obiettivo eliminare Tso

Consiglio Superiore Sanità, Starace: obiettivo eliminare Tso

Dare gambe ai principi della cosiddetta “salute mentale di comunità”, dove il paziente passivo si trasforma in una persona portatrice di diritti e libertà di scelta. Sono queste le parole d’ordine che Fabrizio Starace – Direttore del Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche Ausl Modena – vuole portare all’attenzione di tutto il Consiglio superiore della sanità e, di conseguenza, di tutta la sanità italiana.

Salute mentale, Starace: prospettiva di sviluppo straordinaria

Fabrizio Starace, Dirigente lascia dipartimento Salute mentale Modena per CSS Roma

L’ultima novità è stata l’entrata nei reparti degli utenti esperti, ex pazienti capaci di mettersi a disposizione dei nuovi arrivati all’interno dei servizi di salute mentale di Modena e provincia.

Non solo medici, infermieri e volontari quindi, ma anche i cosiddetti “esperti per esperienza”, persone che hanno attraversato il problema della malattia mentale e che oggi, con un percorso di recupero, mettono a disposizione degli altri esperienza e sensibilità.

È solo una delle tante innovazioni introdotte negli ultimi anni dal Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell’azienda Asl di Modena, guidato da Fabrizio Starace. Che ora, per i prossimi tre anni, farà parte del Consiglio superiore della sanità, l’organo di consulenza tecnico scientifica del ministro della salute.

Una nomina che Starace definisce una soddisfazione personale, ma soprattutto il riconoscimento del lavoro collettivo svolto a Modena negli ultimi anni. Dal 2017 a Modena è stato raggiunto l’obiettivo contenzione zero, nessun paziente viene più legato nei reparti psichiatrici ospedalieri della provincia.

Un risultato che pochi territori in Italia possono vantare. Sempre a Modena è stato fissato un nuovo traguardo: quello di abbattere il ricorso al trattamento sanitario obbligatorio (TSO) grazie anche al dialogo costante tra Ausl, magistratura ed enti locali.

Il tutto per dare gambe ai principi della cosiddetta “salute mentale di comunità”, dove il paziente passivo si trasforma in una persona portatrice di diritti e libertà di scelta.

Parole d’ordine che Starace vuole ora portare all’attenzione di tutto il Consiglio superiore della sanità e di conseguenza di tutta la sanità italiana. La salute mentale – spiega – può essere considerata una sfida imponente ma anche una prospettiva di sviluppo straordinaria, basti pensare che in salute mentale si applicano modelli oggi estesi a tutta la medicina territoriale, ad esempio le case della salute.

Starace, che si è iscritto a medicina nel 1976 quando già Basaglia stava ribaltando da Trieste il modo di concepire i servizi di salute mentale, cita spesso quella rivoluzione come ispiratrice del suo lavoro.

Sono stato fortunato a studiare in quegli anni. Ora quello che abbiamo preso negli ultimi decenni, lavorando nel campo della salute mentale, potrebbe diventare patrimonio condiviso di tutto il sistema di cura della medicina moderna. Parlo del diritto dei cittadini utenti dei servizi mentali e sanitari ad essere riconosciuti come persone, alla condivisione delle decisioni e del percorso di cura, alla rappresentanza nei contesti assistenziali.

Starace cita, come faro del suo pensiero, anche la questione delle “determinanti sociali”, di tutti quei fattori cioè che influiscono sul decorso della malattia tanto o più delle cure mediche.

La sanità da sola non può rispondere a tutti gli aspetti di salute dei cittadini. A contare è l’ambiente, le condizioni di vita e di lavoro, i comportamenti personali. C’è infine la dimensione territoriale.

Starace, emiliano-romagnolo di recente adozione, napoletano di nascita e una carriera professionale che l’ha portato anche all’estero (a Londra con l’università e a Ginevra con l’Organizzazione mondiale della sanità), sottolinea il ruolo dei servizi territoriali nella macchina che garantisce la salute pubblica.

L’ospedale funziona bene solo se funziona altrettanto bene l’assistenza sanitaria sul territorio, altrimenti anche il grande centro viene schiacciato da una domanda sempre più inappropriata e non può più svolgere il suo ruolo. La medicina territoriale è fondamentale e, dopo tutto, le Case della salute e gli ospedali di comunità fanno riferimento nei loro principi proprio a quanto sperimentato in salute mentale da Basaglia in poi.

fonte Agenzia DIRE

Emilia-Romagna, Modena, Salute mentale

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