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Contagio da hiv, il medico: niente certezze

OLBIA. Marco e Paolo (nomi di fantasia)sono stati insieme, per qualche tempo, poi si sono lasciati. Nel 2013, il primo, un sassarese di 30 anni, ha accusato il secondo, un cuoco di Ozieri, di non avergli detto di avere l’Hiv e di averlo contagiato. Paolo è così finito agli arresti domiciliari per un mese, perché indagato per il reato di lesioni personali gravissime.

Iniziato il processo, adesso si stanno sentendo i testi. Tre udienze, finora, durante le quali sono stati sentiti moltissimi testimoni, tra i quali anche medici.

La versione di Paolo, però, è totalmente diversa. Lui dice di aver informato Marco di essere sieropositivo dal primo giorno in cui lo ha incontrato. I due ragazzi hanno vissuto una storia (per i primi mesi) a distanza e poi sono andati a vivere insieme sino alla rottura del rapporto. Ma solo un anno dopo la fine dell’amore, Marco ha presentato la querela.

Due versioni contrapposte, per un caso delicatissimo, di cui si sta occupando il collegio giudicante del tribunale di Tempio (a porte chiuse) con estrema professionalità e competenza.

Nell’ultima udienza che si è tenuta nei giorni scorsi ha parlato un medico di Nuoro che lavora nel reparto di malattie infettive. Lo specialista, citato dall’imputato, ha spiegato nel dettaglio la trasmissione del virus aggiungendo che, in questo momento, non esiste un metodo che possa affermare con certezza (e questo vale per tutti i casi simili finiti fino a oggi in tribunale) che l’imputato possa aver contagiato il giovane che lo ha accusato. Anche il medico portato in precedenza davanti al collegio dal pm ha sostenuto che il contagio tra l’imputato e la parte civile, esaminati i loro tipi di sangue, potrebbe essere avvenuto, ma ha anche detto che non si può escludere un’eventuale trasmissione con altri tipi di sangue con la stessa carica virale (quantità di virus in circolo). E’ anche per questo motivo che gli avvocati difensori (Daniela Selis per l’imputato e Ivan Golme per la parte civile) chiederanno al collegio giudicante di nominare un perito in vista della prossima udienza, già fissata per il prossimo aprile.

Il caso lo sta seguendo il tribunale di Tempio perché i due ragazzi hanno vissuto la loro storia in Gallura. Ma tutto è ancora da chiarire. Da una parte, c’è Paolo che accusa l’ex compagno di avergli tenuta nascosta la sua sieropositività. Un contagio scoperto dopo le analisi del sangue e che lo ha portato a rivolgersi ai carabinieri. Dall’altra parte c’è invece Marco che sostiene di aver detto subito all’ex fidanzato di avere l’Hiv,

tanto che sono andati a vivere insieme per alcuni mesi e di essere stato accusato (aveva ricevuto l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari) dopo un anno dalla fine del loro rapporto. Ma la verità è soltanto una. E saranno i giudici del tribunale a doverla trovare. (s.p.)

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