sabato , dicembre 15 2018
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Così fan tutte contemporanea

Così fan tutte contemporanea

Un festival giovane ma già ben strutturato, giovane perché soltanto alla terza edizione e per l’età dei suoi protagonisti che però sanno già sfoderare il loro talento con professionalità, ben strutturato perché offre un ricco ventaglio di attività ed è già diventato un appuntamento da non mancare a Bruxelles all’inizio dell’estate. Quest’anno Midsummer Mozartiade ha proposto, oltre ad una serie di interessanti conferenze gratuite di approfondimento sulla musica di Mozart ed il suo tempo, una programmazione di concerti nella bella neoclassica Place des Martyrs di diversi ensemble (Venti Nuovi, Contr’air, Ensemble Autrichien Primus Brass, Ensemble de Cuivres de Belgique) e, nell’omonimo teatro che vi si affaccia, un recital d’arie napoletane settecentesche da riscoprire interpretate dalla soprano Anke Herrmann, e l’opera di Mozart  Così fan tutte in una fresca ed elegante versione firmata Eric Gobin.  L’allestimento è minimalista e sofisticato: leggerissimi e  svolazzanti veli bianchi creano un piacevole effetto vedo-non vedo dell’orchestra in fondo e, grazie al bel gioco di luci-ombre, fanno anche immaginare una verdura che non c’è; in primo piano poi l’azione si svolge con il supporto di pochi mobili da giardino e sconfina in sala per dare più spazio ai movimenti. L’allestimento è aggiornato a costumi d’oggi, semplici e d’effetto, anche se i turchi sembrano più dei ricchi indiani, e per le sorelle, ad esempio, si susseguono prima bianchi lunghi  accappatoi da centro benessere, per passare poi ad abiti neri da vedove dopo la partenza dei fidanzati, che diventano di colori accessi quando quest’ultimi cominciano ad essere dimenticati. Sin dall’overture è chiaro il buon lavoro fatto con l’Orchestre royal de chambre de Wallonie, la più antica orchestra da camera belga, dal direttore David Miller, che regalano insieme una lettura piana, giustamente briosa, assai piacevole della partitura di Mozart, prima impressione poi confermata lungo tutto lo svolgersi dei due atti. Don Alfonso è il basso belga d’origini libanesi Shadi Torbey, un po’ rigido a tratti nei movimenti, l’unico che si dimostra un po’ troppo giovane per interpretare il personaggio malgrado le sue indubbie qualità vocali.  Il soprano Laurie Janssens è sempre disinvolta nei movimenti e nel canto ma, non è sua colpa, fin troppo sofisticata nell’abbigliamento e nella pettinatura per rendere in pieno la verace cameriera Despina. Le due coppie di fidanzati sono invece più pienamente godibili: Laura Telly Cambier è una spigliata e applaudita Fiordiligi, che solo ogni tanto mostra di forzare un po’ troppo la vaoce,  e Pauline Claes è una divertente Dorabella; il tenore belga Pierre Derhet si distingue nel ruolo di Ferrando, bel timbro e canto suadente con la migliore dizione italiana del gruppo, e il baritono canadese Drew Santini pure convince nel ruolo di Guglielmo. Movimenti scenici ben studiati, con qualche gradevole riferimento a pose delle più tradizionali messe in scene dell’opera buffa. 

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