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Dal Julio Iglesias di Boccadifalco alla ragazzina del Borgo Vecchio: i palermitani a Sanremo

Dal Julio Iglesias di Boccadifalco alla ragazzina del Borgo Vecchio: i palermitani a Sanremo

Dici palermitani a Sanremo è probabilmente, se hai meno di 40 anni e più di 30, pensi a Francesca Alotta, che con Aleandro Baldi, sbaraglia l’Ariston con “Non amarmi” nel 1992. Ma quella dei panormiti al Festival è una storia che inizia molto molto prima. E che si porta dietro nomi, alcuni illustri, altri un po’ meno.

Partiamo dagli albori. Il primo personaggio di origini palermitane che associa il suo nome alla città dei fiori è Nunzio Filogamo. Nato nel capoluogo siciliano nel 1902 e morto a quasi 100 anni, Filogamo, che neonato si traferì a Torino con la famiglia, è un pezzo di storia della rassegna canora italiana. Nel 1951, infatti, fu il primo conduttore del Festival, al Salone delle feste del Casinò di Sanremo, che venne trasmesso soltanto in radio. Vinse Nilla Pizzi con “Grazie dei fiori”. Filogamo presentò i cantanti per le prime quattro edizioni aprendo con una frase poi diventata cult: “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate!”. Nel 1955, quando Sanremo approdò in tv, Filogamo non venne confermato perché ritenuto poco adatto al piccolo schermo. Tuttavia nel 1957, tornò al Salone delle feste affiancato da Marisa Allasio, Fiorella Mari e Nicoletta Orsomando. Si impose la coppia Claudio Villa-Nunzio Gallo con “Corde della mia chitarra”. Ma forse il brano più famoso di quell’edizione è “Casetta in Canadà”, interpretato da Carla Boni, Gino Latilla e Duo Fasano, Gloria Christian e Poker di Voci.

Se Filogamo è il primo gran cerimoniere del Festival, il re indiscusso di Sanremo è Pippo Baudo, un altro siciliano. Il “Pippo nazionale” fa il suo debutto nel 1968 e il suo esordio si incrocia con un’altra prima volta che rimane molto più in sordina: è quella di Giusy Romeo. Giusy, palermitana di Borgo Vecchio, ha solo 16 anni quando nel 1967, insieme a Elio Gandolfi, si aggiudica il Festival di Castrocaro con “A chi”, canzone simbolo di Fausto Leali. Pochi mesi dopo, è a Sanremo. Canta “No Amore” con Sacha Distel, fidanzato di Brigitte Bardot, ma il pezzo viene subito scartato dalla giuria popolare. Nel 1974 Giusy Romeo “diventa” Giuni Russo, la voce da usignolo di cui si innamora artisticamente Franco Battiato.

Giuni ebbe un rapporto tormentato con Sanremo fatto di esclusioni discutibili, ma riuscì a tornare nel 2003 con “Morirò d’amore”. Giuni Russo si esibisce con una bandana per nascondere la calvizie, da tempo sta lottando contro un tumore. Ma trova anche il coraggio di cantare, scoprendo il capo e mostrando i segni della battaglia che sta affrontando. Si piazza al settimo posto e il suo brano vince il premio per il miglior arrangiamento. Nel 2004, Giuni muore a 53 anni.

Negli anni Ottanta, invece, Sanremo è l’habitat musicale di Gaetano Cristiano Rossi, detto Christian. Alto, ricci folti, paragonato a Julio Iglesias col quale è accomunato anche per i trascorsi calcistici, Christian – originario di Boccadifalco ed ex compagno di Arcoleo e Troja nelle giovanili del Palermo – mette piede all’Ariston nel 1982. E’ l’anno di Riccardo Fogli che strappa il successo con “Storie di tutti i giorni”. Ma è soprattutto l’edizione di “Felicità” di Al Bano e Romina che finisce seconda. Christian arrivò quinto con “Un’altra vita un altro amore”. Nel 1983, invece, il ricciolone di Boccadifalco delude: è soltanto diciassettesimo con “Abbracciami amore mio” nell’anno in cui vince Tiziana Rivale con “Sarà quel che sarà” e Vasco Rossi arriva penultimo con “Vita spericolata”.

Nel 1984, altro giro altra corsa. Christian stavolta è sul podio con quella che forse è la sua canzone più ricordata tuttora: “Cara”. Davanti a lui, secondo Toto Cutugno con “Serenata”, prima “Ci sarà”  della coppia formata da Al Bano e da Romina, figlia di Tyrone Power e Linda Christian (guarda il caso). E’ il Festival del ritorno di Pippo Baudo assente dal 1968 e di Eros Ramazzotti che si affaccia nell’olimpo della musica leggera italiana, vincendo con “Terra promessa” nella categoria istituita proprio in quell’anno delle Nuove proposte. Nel 1985, Ramazzotti tra i Campioni è sesto con “Una storia importante”, dietro a… Christian. Il palermitano è a Sanremo per la quinta partecipazione di fila e finisce proprio quinto con “Notte serena”. E’ il Festival dei Ricchi e Poveri, primi con “Se m’innamoro” e di Luis Miguel che, a soli 14 anni, è secondo con “Noi, ragazzi di oggi”.  Dopo la pausa del 1986, Christian si presenta ancora nel 1987 e non può far altro che assistere al trionfo del trio Morandi-Ruggeri-Tozzi con “Si può dare di più”. Il cantante palermitano è decimo con “Aria e musica”. La sua carriera è un po’ in declino. Tre anni dopo nel 1990, partecipa per l’ultima volta a Sanremo ed arriva ultimo (20°) nell’anno in cui i Pooh sbaragliano la concorrenza con “Uomini soli”.

Ma torniamo alla prima partecipazione di Christian. E’ un Festival, quello del 1982, che ha mille aneddoti da raccontare. C’è il debutto di Vasco Rossi con “Vado al massimo”. Proprio Christian ricorda che si esibì subito dopo: “Io ero il Rossi elegante, in smoking”, dirà in un’intervista a Libero nel 2010. C’è la prima volta di Zucchero con “Una notte che vola via”. C’è poi la nascita del premio della critica che viene assegnato a Mia Martini con “E non finisce mica il cielo”. C’è poi un’altra prima volta: quella di un ospite internazionale in un improbabile collegamento satellitare con Las Vegas annunciato da Claudio Cecchetto. In teoria dovrebbero esserci i Bee Gees, in pratica c’è solo Maurice Gibb che spiega perché i fratelli Barry e Robin non ci sono. “Sono entrambi malati, uno è a Miami e l’altro a New York”.

Non è finita qui con il 1982, è quello anche il Festival di Rino Martinez, un altro palermitano. Il cantautore, che si presenta con un look simile a quello di Frank Zappa, l’artista americano originario di Partinico, è all’Ariston con “Biancaneve” ma non riesce ad accedere alla finale. Martinez non riesce mai a toccare picchi nel mondo della musica, ma spicca per il suo impegno per i più deboli. Negli anni fonda un’associazione e si fa promotore di iniziative per aiutare i bambini africani che hanno più bisogno e diventa messaggero di pace per l’Unicef. Rino Martinez me lo ricordo attraverso le parole di un ragazzino congolese, Regis, affetto da una grave malattia che venne curato e salvato a Palermo, proprio grazie all’impegno di Martinez. “Devo la vita a Rino”, mi ripeteva Regis che era praticamente diventato mio vicino di casa nell’appartamento che ospitava le famiglie dei lungodegenti.

Negli anni Novanta invece arriva il primo trionfo targato Palermo a Sanremo. E’ il 1992, quando Francesca Alotta, figlia di Filippo, tenore del coro del Teatro Massimo, conquista l’Ariston con “Non amarmi” in coppia col toscano Aleandro Baldi. “Dimmi perché piangi… di felicità… e perché non mangi… ora non mi va”, è uno degli incipit di una canzone sanremese più ricordati di sempre. 

Francesca Alotta non è però l’unica palermitana a Sanremo negli anni Novanta. Sul finire del decennio, del secolo e del millennio, nel 1999 è il turno di Filippa Giordano. Anche lei figlia d’arte, il padre Marcello Percorella ha fatto parte del Coro della Cappella Sistina, Filippa è tra le protagoniste della sezione Giovani nell’edizione in cui si rivela Alex Britti con “Oggi sono io”. Il cantautore romano è primo, Filippa Giordano è seconda con “Un giorno in più” . Curiosità: a presentare è Fabio Fazio che avrebbe dovuto essere affiancato da Claudio Baglioni con l’intenzione di bissare il successo di una trasmissione di quegli anni “Anima mia”, ispirata alla canzone e allo stile dei Cugini di Campagna. Baglioni, però, perplesso sulla riuscita del Festival, decise di rinunciare.

A distanza di 20 anni, nel 2019, Baglioni è al suo secondo Sanremo da direttore artistico e conduttore. Ma torniamo a Filippa Giordano. Nel 2002, la palermitana torna sul palco dell’Ariston ed è settima con “Amarti sì” annunciata da Pippo Baudo che si riprende il microfono nella città dei fiori, per l’ennesima volta, dopo 6 anni di assenza. Non sfonda Filippa in Italia. Il suo genere, il crossover classico, non è radiofonico. Filippa rompe con la Sugar di Caterina Caselli e si trasferisce in Messico dove, come racconta in questa interessante intervista, ottiene la cittadinanza e lavora a dischi che le consentono di ottenere consensi in diversi Paesi del mondo. Si concretizza così uno dei detti palermitani più conosciuti nella nostra città : “Cu niesci, arriniesci”.

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