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Dalla 'stanza degli orrori' al libro mastro: così agiva la banda spaccaossa

Dalla ‘stanza degli orrori’ al libro mastro: così agiva la banda spaccaossa

Facendo leva sulla disperazione delle persone, fratturavano e mutilavano gambe e braccia in cambio di poche centinaia di euro; poi intascavano i soldi delle assicurazioni. Con questa strategia disumana la banda degli ‘spaccaossa‘ si è arricchita sulla pelle di persone poverissime, in alcuni casi senza il denaro per far mangiare i loro figli, che in cambio di qualche centinaia di euro si trasformavano in vittime consenzienti dei loro aguzzini senza scrupoli. Un piano diabolico scoperto durante l’operazione ‘Tantalo 2’ in corso dall’alba di oggi a Palermo e a Trapani, che ha portato all’arresto di 42 persone, accusate a vario titolo, di lesioni gravi, usura, estorsione, peculato, truffe assicurative e auto-riciclaggio.

Banda spaccaossa: 42 arresti, 250 indagati e 159 capi d’imputazione

L’operazione portata avanti in Sicilia ha scoperchiato un vero e proprio ‘vaso di Pandora’, mettendo in mostra una realtà raccapricciante, fatta di disperazione e disonestà. Oltre alle 42 persone fermate, 34 dalla polizia e otto dalla Guardia di Finanza, ci sono altri 250 indagati per un totale di ben 159 capi d’imputazione. Un fenomeno che si stava diffondendo nel palermitano, come confermato in conferenza stampa dal capo della Squadra Mobile di Palermo Rodolfo Ruperti: ‘”Le indagini hanno portato a scoprire non alcuni delitti ma una vera e propria fenomenologia che si era sviluppata sul territorio di Palermo. Determinante è stata la collaborazione di tre persone arrestate ad agosto (nell’operazione Tantalo ndr) che hanno aperto uno squarcio su un sistema diffuso con un meccanismo di reclutamento di poveri malcapitati e di arricchimento per questa associazione senza scrupoli”. Cinquanta le vittime compiacenti che alla fine hanno deciso di collaborare con le forze dell’ordine.

“Arrivavano alla squadra mobile con il braccio o la gamba rotti, in alcuni casi anche entrambi – racconta Ruperti – Storie tristi di persone che si sentivano anche in colpa per avere, in un primo momento, accettato di farsi fratturare le ossa con la promessa di soldi e rimborsi che, nella maggior parte dei casi, non hanno mai ricevuto”.

Come agiva la banda spaccaossa 

Il ‘modus operandi’ della banda era sempre il medesimo: dopo aver individuato la vittima, di solito persone con deficit mentali, con problemi di droga o alcol o in gravi condizioni economiche, la persona veniva portata nella ‘stanza degli orrori’ dove veniva messa su un tavolo, immobilizzata con  dei mattoni e colpita con dei dischi di ghisa, così da fratturargli gli arti. Particolari inquietanti che avrebbero avvenuti in almeno 76 casi, anche se secondo gli inquirenti in casi potrebbero essere molti di più. Le vittime hanno raccontato che in alcuni casi gli ‘spaccaossa‘ fratturavano gli arti anche a sette persone a sera. Gli inquirenti hanno posto sotto sequestro il Betaland Cafe, un’agenzia scommesse all’Albergheria dove venivano praticate alcune delle fratture. Secondo quanto emerge dall’inchiesta, coordinata dai procuratori aggiunti Sergio Demontis ed Ennio Petrigni, i truffatori avrebbero offerto 300 euro per una gamba da fratturare e 400 euro per un braccio. Sarebbe stato usato anche dell’anestetico, ma di bassissima qualità. Il fatto di scegliere persone ai margini della società ha permesso alla banda spaccaossa di agire indisturbata, ‘accontentando’ le povere vittime con qualche centinaia di euro, come confermato dal capo della Squadra Mobile di Palermo: “Venivano, pertanto, individuati come congeniali ai fini dei gruppi criminali tossicodipendenti, persone con deficit mentali o affetti da dipendenza da alcol, e con grandi difficoltà economiche, attratti dalle promesse di facili e cospicui guadagni, mai corrisposti dall’organizzazione criminale”.

 “Venivano reclutati da queste squadrette di ‘spaccaossa‘ – spiega – e portati in alcuni luoghi dove gli venivano fratturate le ossa. Poi partiva l’iter per la gestione della cosiddetta vittima che, comunque, in un primo momento era consenziente”. Un’organizzazione curata in ogni minimo dettaglio. “C’erano quelli deputati a fingere il sinistro, con finti autisti delle auto coinvolte e finti testimoni – continua Ruperti – e quelli che si occupavano della gestione della pratica con medici legali e avvocati, fino ad arrivare al pagamento del premio che quasi sempre non toccava alla parte che aveva subito il danno fisico“.

La banda spaccaossa aveva un ‘libro mastro’

La banda non lasciava nulla al caso, anzi, tutto era organizzato nei minimi dettagli con tanto di ‘libro mastro’, in cui i malviventi appuntavano non soltanto i nomi delle vittime ma anche le fratture e i rimborsi da riconoscere.”Ci siamo occupati di alcuni soggetti che ricoprivano il ruolo di capo e promotori dell’attività anche per quanto riguarda il reclutamento delle vittime – ha spiegato in conferenza stampa il colonnello Cosmo Virgilio, comandante del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo. Le indagini della Guardia di finanza si sono concentrate anche sui patrimoni accumulati dai capi dell’organizzazione. In particolare “uno di loro, Domenico Schillaci, aveva un bar molto noto ‘Dolce Vita’ in via Brunelleschi, una Porsche e un gommone fuoribordo. Tutti beni che sono stati sequestrati d’urgenza”. Ad altri indagati, in particolare infermieri in servizio in alcuni ospedali di Palermo, sono stati sequestrati farmaci che dovevano essere utilizzati per le fratture.

Banda spaccaossa, c’è anche un omicidio

Ma in uno dei 76 casi scoperti dalle forze dell’ordine le cose non andarono come da programma: la semplice frattura delle ossa si trasformò in omicidio. La vittima era un giovane stranieri: “Si tratta di un tunisino – spiega il capo della Squadra mobile di Palermo, Rodolfo Ruperti – al quale erano state procurate delle fratture molto gravi. Sembra che a un certo punto l’uomo volesse fermarsi per il troppo dolore, ma per continuare gli avrebbero somministrato del crack che gli avrebbe procurato un arresto cardiocircolatorio”. La morte dell’uomo non ha fatto desistere la banda ‘spaccaossa‘. “Lo hanno comunque portato al bordo di una strada – sottolinea Ruperti – tentando di fingere un incidente stradale e istruire la falsa pratica assicurativa”. 

Una banda senza scrupoli, per cui neanche l’età delle vittime fungeva da deterrente. L’ultima, in ordine di tempo, un minore di sedici anni, reclutato da un amico e pronto a farsi rompere gli arti in cambio della promessa di soldi che, molto probabilmente, non avrebbe mai visto. “Solo qualche giorno fa abbiamo evitato che a un ragazzino di 16 anni gli venissero fratturate le ossa – spiega il capo della Squadra Mobile di Palermo Rodolfo Ruperti – La bravura dei nostri operatori che hanno percepito le intenzioni di due dei soggetti fermati oggi, ci ha permesso di evitare un’altra vittima”.

L’intercettazione: ”Ho trovato due fidanzati da 1.500 euro”

“Siccome ne ho trovati due…”. “Uh Uh! per quando?”. “Sono due fidanzati… ci possiamo parlare pure oggi pomeriggio”. In una delle intercettazioni la banda discuteva di come ottenere il più possibile da una coppia di fidanzati: “Dobbiamo stabilire il prezzo”, dice uno dei due interlocutori. “Eh, sì. Che gli posso dire, come prezzo? 1.000 euro?”. I due utilizzavano anche un linguaggio criptico per paura di essere scoperti. Così gli arti diventavano ‘piano terra’ o ‘secondo piano’. “Il pian terreno gli dici… 1.000 euro”. Sì”. “E, invece, se è il secondo piano gli puoi chiedere 500 euro”. “1.500 euro per tutti e due”. Gli organizzatori della truffa, come dimostra l’intercettazione allegata dagli inquirenti all’informativa, in quella occasione avevano trovato una coppia di fidanzati disposti a farsi rompere degli arti pur di avere 1.500 euro in cambio.

Banda spaccaossa un giro d’affari da 1,6 milioni di euro

Per quale motivo facevano tutto questo? Ovviamente per i soldi. Secondo gli investigatori il giro d’affari della banda superava 1,6 milioni di euro. Gli investigatori della Guardia di Finanza e della Polizia Penitenziaria palermitana mettono così un freno ai danni economici al Servizio Sanitario Nazionale ed alle casse dello Stato, con una serie di costi che si ripercuotono sulla collettività in considerazione delle forme agevolative e/o indennità dovute a chi riporta menomazioni e/o danni gravi e permanenti che impediranno di adempiere alle normali occupazioni giornaliere. Unitamente alle misure cautelari personali, “all’esito di complesse e articolate investigazioni economico-finanziarie, è stata ricostruita la capacità contributiva lecita dei soggetti aventi ruolo apicale in seno alle organizzazioni criminali, che risultava assai modesta rispetto all’effettivo tenore di vita condotta”. “L’ingiustificata sproporzione” è stata posta alla base di un ulteriore provvedimento di sequestro emesso d’urgenza dalla Procura della Repubblica di Palermo al quale si è dato corso e con il quale sono state sottoposte a sequestro tre società, tra le quali spiccano un bar e centro scommesse, un natante da diporto munito di due potenti motori fuoribordo, due autovetture, di cui una Porsche Macan, una moto di grossa cilindrata, nonché numerosi conti correnti bancari, polizze vita e liquidità per un valore complessivo di stima di oltre mezzo milione di euro.”

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