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Delitto Noemi Durini: il fidanzato capace di intendere e di volere e ...

Delitto Noemi Durini: il fidanzato capace di intendere e di volere e …

di Francesco Oliva

SPECCHIA – MONTESARDO (Lecce) – Il fidanzato di Noemi Durini era capace di intendere e di volere quando ha ucciso la 16enne di Specchia. Sono le conclusioni contenute nella perizia psichiatrica a firma dello psichiatra Alessandro Zaffarano e della psicologa Maria Grazia Felline nominati dal gip della Procura dei Minori Ada Colluto nei mesi scorsi. L.M. sarebbe anche capace di stare in giudizio. Per i periti, il 18enne di Montesardo salentino è in grado di partecipare ad un processo in maniera lucida e consapevole. In sostanza risulta imputabile a tutti gli effetti. Gli esiti dovranno ora tenere conto delle conclusioni della perizia dei periti di parte che potrebbero arrivare a conclusioni differenti. L’udienza per l’ascolto di tutti i periti è fissata per l’8 febbraio.

“Gli esiti dell’elaborato” commenta il Procuratore Capo della Procura dei Minori Maria Cristina Rizzo, “confermano le nostre iniziali impressioni quando abbiamo sentito il giovane insieme al pm Anna Carbonara e alla collega della Procura ordinaria Donatina Buffelli. Abbiamo sempre avuto sempre la sensazione di trovarci davanti ad una persona che comprendeva le domande e che rispondeva in maniera estremamente lucida e chiara. Rappresentava dei fatti in maniera logica”. “Sicuramente gli esiti della perizia incideranno sulla ricostruzione dei fatti” conclude il Procuratore Capo.

Gli inquirenti potranno ora approfondire e chiarire il movente dell’omicidio su cui le indagini son state congelate in attesa delle conclusioni della perizia. Gli accertamenti subiranno un’accelerata per comprendere se l’ipotesi della gelosia sia effettivamente la pista giusta. di Gli inquirenti approfondiranno e chiariranno il movente in tutte le direzioni non si è potuto approfondire il movente. L.M. è sempre detenuto all’interno dell’Istituto per Minori di Quartucciu (in provincia di Cagliari). E’ accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione, crudeltà e futili motivi. Di recente, ha accusato gravi disagi di notte. Il giovane si sarebbe inferto lesioni sul proprio corpo probabilmente dopo aver compreso la gravità del suo gesto. Ed è stata rafforzata la vigilanza per evitare che il 18enne possa compiere gesti estremi.

In una lettera del 3 gennaio di tre pagine consegnata ad un agente di polizia penitenziaria, L.M. scrive di non essere lui l’assassino. Racconta che la sera della scomparsa Noemi sarebbe uscita con lui. Poi la giovane è andata via con una Seat in compagnia di F.N., la persona che avrebbe dovuto fornire la pistola a Noemi per uccidere i familiari di L.M.. I due avrebbero avuto una lite nella piazza di Castrignano. F.N. avrebbe colpito e ferito la studentessa. La lettera è stata acquisita dagli inquirenti e allegata agli atti d’indagine.

L’omicidio di Noemi risale al 3 settembre scorso. La ragazza si allontanò da casa poche ore prima salendo a bordo di una Fiat 500 guidata dal fidanzato minorenne. Così come raccontato dal 18enne nel corso di un lungo interrogatorio in caserma, il giovane trascinò Noemi in una campagna nella zona di Castrignano del Capo ferendola con una coltellata (così come emerso dagli esiti dell’autopsia) per poi coprire il corpo sotto alcune pietre. Il cadavere della giovane venne ritrovato solo dieci giorni dopo in evidente stato di putrefazione. L’indagato è difeso dagli avvocati Luigi Rella e Paolo Pepe; la madre e la sorella della studentessa di Specchia, dall’avvocato Mario Blandolino; il padre, infine, dall’avvocato Francesco Zacheo.

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