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Dermatologia omeopatica quantistica, dalla vitiligine all'acne c'è ...

Dermatologia omeopatica quantistica, dalla vitiligine all’acne c’è …

(Foto: Leonardo Benavente/Flickr)

Ci sono branche della medicina che più di altre si prestano a imbonitori e pseudo-scienze: fra queste si colloca la dermatologia che, nel caso di malattie per le quali non esistono cure di efficacia dimostrata, strizza l’occhio a trattamenti alternativi che di scientifico hanno ben poco.

La ricostruzione del quadro generale di una vicenda che sta in bilico tra ricerca scientifica vera, interessi economici più o meno legittimi e percorsi professionali individuali è sempre complessa. Soprattutto quando gli accadimenti coinvolgono persone già finite nelle cronache locali e nazionali per procedimenti legali e provvedimenti giudiziari, come nel caso del professor Torello Lotti.

Secondo quanto ricostruito nei giorni scorsi da Smut Clyde sul suo blog, e poi qui in Italia da Sylvie Coyaud, sembra esserci più di qualche dubbio relativamente a una rivista bimestrale che va sotto il nome di Global dermatology, fondata e diretta appunto da Lotti.

Dopo aver lasciato l’università di Firenze nel 2010, il professore è rimasto in ambito accademico e lavora presso l’università Guglielmo Marconi di Roma, che offre lezioni a distanza in modalità telematica.

La rivista che dirige, riconducibile all’organizzazione non governativa World Health Academy, pubblica articoli solo se gli autori sono disposti a pagare e ha un’autorevolezza scientifica assolutamente trascurabile. Per la cronaca, l’acronimo scelto dalla rivista Global Dermatology è God, anche se non è affatto chiaro da dove sia stata pescata la o. E c’è pure la pagina Facebook.

Come è facile immaginare, God più che un punto di riferimento scientifico per la dermatologia rappresenta un bacino in cui far confluire lavori di ricerca non accettati su altre riviste. Un luogo in cui riuscire a far pubblicare paper che possano arricchire i curriculum o conferire un’apparente aura di scientificità accademica a lavori di dubbia solidità scientifica.

Così, ad esempio, finiscono pubblicati sulla rivista degli articoli che raccontano di presunte nuove cure per malattie della pelle come la vitiligine, utili anzitutto per dare forza scientifica a prodotti dermatologici venduti a caro prezzo. Quando invece, a oggi, non esistono cure (serie) di efficacia dimostrata che possano ridurre o eliminare i segni estetici di questa patologia. Sarà un caso che, in alcune delle pagine in cui si può finalizzare l’acquisto di prodotti che curano la vitiligine, compaiano qua e là riferimenti all’università Guglielmo Marconi e a Torello Lotti?

Altro tema forte del giornale è l’omeopatia, con pubblicazioni che raccontano di cure e trattamenti di successo. Dall’acne alle fratture, di articoli sull’efficacia dei trattamenti omeopatici ce n’è davvero per tutte le necessità. Un tema, quello dell’omeopatia, particolarmente caro alle persone coinvolte in questa vicenda, tanto che gli stessi scienziati in passato avevano parlato della medicina a bassi dosaggi come la nuova frontiera di una “tradizione storica”, al confine tra “immunologia psico-neuro-endocrina” (più la parola è lunga e più fa effetto) e “fisica quantistica” (uno degli immancabili ingredienti delle bufale scientifiche).

E se la dermatologia globale, ossia lo studio delle interazioni tra pelle e resto dell’organismo, è una disciplina di ricerca scientificamente fondata, non è altrettanto ragionevole vendere prodotti per la pelle millantando un’efficacia scientifica mai davvero dimostrata. Altra strana coincidenza, sono diverse le persone nell’ambito della World Health Academy e del board scientifico di God ad aver intrapreso la carriera di startupper, casualmente proprio nel filone dei prodotti dermatologici omeopatico-quantistici. In una di queste, la startup biomedica californiana Applied Biology specializzata in trattamenti dermatologici, compaiono tra gli investitori i nomi di Andy Goren, Torello Lotti e Daniel Hafid insieme ad altri dermatologi e consulenti scientifici come Jerry Shapiro, Jana Hercogova e Robert Schwartz.

God, infine, non è nemmeno la prima rivista fondata da Lotti: anni fa il professore aveva diretto il Journal of Pigmentary Disorders, che poi ha abbandonato e che oggi ha cambiato nome diventando il Journal of Dermatology and Dermatological Diseases. Anche questa rivista, tra l’altro, fa capo alla stessa World Health Academy. Insomma, la storia si ripete.

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