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Destituito Bellomo, il magistrato accusato di molestie

Destituito Bellomo, il magistrato accusato di molestie

Francesco Bellomo non è più un magistrato. È arrivata la destituzione definitiva da parte del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, l’organo di autogoverno della magistratura ordinaria. Voto unanime tranne un’astensione. Il Consiglio ha preso atto del parere favorevole dell’Adunanza generale del Consiglio di stato aveva dato mercoledì il suo benestare alla destituzione di uno dei suoi membri, Bellomo appunto. Fatto inedito anche nelle motivazioni. L’adunanza, uno degli organi di autogoverno della magistratura amministrativa, è durata un paio d’ore e ha dato parere favorevole quasi all’unanimità all’allontanamento di Bellomo dalla magistratura perché accusato di abusi e molestie nei confronti delle studentesse che frequentavano i suoi corsi di formazione.

Il magistrato è anche nel mirino delle procure di Piacenza, Milano e Bari che hanno aperto indagini su di lui. In Puglia il pm Roberto Rossi ipotizza il reato di estorsione per le minacce subite da una ragazza che si voleva tirare indietro e recapitate dal pm Davide Nalin, ora sospeso dal Csm, che ha confermato di essere amico di Bellomo, ma che ha detto di aver fatto solo da tramite come paciere.

È la sua condotta a essere sotto accusa con i ricatti alle aspiranti magistrate della scuola da lui diretta che dovevano vestire come diceva lui e frequentare fidanzati all’altezza. Secondo i colleghi del Consiglio di Stato la condotta tenuta è «gravemente lesiva dei doveri professionali e dell’onore della magistratura amministrativa».

Le carte con la decisione odierna passano alla presidenza del Consiglio e poi a quella della Repubblica per la destituzione definitiva. Bellomo ha già annunciato ricorso al Tar e poi di nuovo il passaggio al Consiglio di Stato. La decisione definitiva potrebbe arrivare entro l’estate. Più lungo l’iter sul licenziamento e Bellomo si è anche detto deciso a tornare a insegnare.

CHI È BELLOMO
Francesco Bellomo è un magistrato che nel 2005 ha vinto il concorso e fa parte del Consiglio di stato, il supremo organo della giustizia amministrativa. È l’ultimo grado di giudizio quello a cui se fa appello contro le decisioni dei Tar, i tribunali amministrativi regionali.

Racconta Il Post che nel suo curriculum, ora non più on ine, dicesse di avere un quoziente intellettivo di 188, quando la media è 100, e si definisse «studioso delle discipline a carattere scientifico, nel cui ambito ha conseguito titoli internazionali».

Bellomo non è solo parte del Consiglio di Stato, ma anche docente. È il direttore della scuola di formazione per magistrati in diritto amministrativo Diritto e scienza, che organizza corsi a Roma, Milano e Bari. Da direttore avrebbe abusato della sua posizione per premiare studentesse di suo interesse, non solo giuridico.

Alle ragazze scelte presentava un contratto che dovevano firmare per avere le borse di studio. Oltre alla scrittura di articoli e alla partecipazione ai convegni c’era la promozione dell’immagine della società. Questa doveva essere fatta in tacchi alti, trucco e gonne particolarmente corte. La borsa di studio veniva revocata in caso di matrimonio della ragazza e qualsiasi fidanzamento doveva essere approvato da Bellomo.

COSA SIGNIFICAVA IN PRATICA IL SISTEMA BELLOMO
Secondo quanto ha raccontato la 28enne Rosa Calvi al Corriere della Sera dopo essere stata selezionata per la borsa seguiva il colloquio privato con Bellomo che indagava sulle storie sentimentali delle ragazze. «Mi chiese subito della mia vita privata: quanti fidanzati avevo avuto e cosa facevano. E poi disse che se decidevo di accettare, avrei dovuto perdere cinque chili entro marzo. Poi mi guardò in viso e mi disse: “Hai le borse sotto gli occhi, con un paio di punturine risolviamo la situazione”. Provò a baciarmi. In un attimo mi sfiorò le labbra e io lo evitai. Rimasi pietrificata». Si doveva anche andare per locali con lui e scegliere il migliore oltre che accompagnarlo con la sua Ferrari, il test per il fattore calma e sangue freddo.

IL PRIMO CASO
A far partire l’inchiesta è stato il caso di una studentessa di Piacenza i cui genitori hanno presentato denuncia. La ragazza avrebbe avuto una relazione con Bellomo che, quando lei aveva deciso di troncare, avrebbe iniziato a perseguitarla pubblicando sulla rivista web della scuola dettagli intimi della relazione. Sarebbe successo anche ad altre di avere relazioni con lui e di finire pubblicamente alla gogna, ma non tutti hanno parlato. Secondo quanto raccontato dal padre della ragazza piacentina al Corriere della Sera c’era un obbligo al segreto nel contratto con una penale da 100mila euro.

IL METODO
Tutto passa anche per le pagine delle riviste che dovevano essere specializzate in diritto. «L’algoritmo umano», pubblicato nel 2014, racconta il rapporto tra Bellomo e una ragazza di 28 anni, studentessa quasi perfetta anche finalista di Miss Italia, ma con il solito «immancabile fidanzato sfigato». Era da tradire per forza con «l’agente superiore», ovvero Bellomo stesso che aveva anche «l’algoritmo per l’individuazione delle tracce». Ovviamente se ti affidi al sistema hai più possibilità di passare il concorso. Cosa sia il sistema non è chiaro, ma tra i corsi privati, quello di Bellomo ha le percentuali più alte di ammissioni.

LA SITUAZIONE ATTUALE
Bellomo ora non può insegnare ed è anche stato destituito per aver costretto i borsisti a firmare un contratto che «non rispetta la libertà e la dignità della persona». Con il suo comportamento avrebbe «violato il prestigio della magistratura». I punti contestati sono: l’obbligo del dress-code e il contratto da firmare per partecipare ai corsi, l’invio dei Carabinieri a casa della borsista che si voleva ritirare usando così la forza pubblica per questioni personali e la violazione della privacy con la pubblicazione di casi personali sul web. Ora Bellomo può fare ricorso al Tar e poi di nuovo al Consiglio di Stato.

LA DIFESA
Anche Bellomo ha parlato al Corriere della Sera per difendersi dalle accuse. Lo ha fatto paragonandosi ad Einstein. «Tutti i geni, anche Einstein, si sono dovuti difendere dagli attacchi di chi non ne conosceva le idee». Parla di un metodo innovato e di un contratto come ce ne sono tanti nei corsi negli Usa. «La giustizia – dice – è criticatissima e invece vi trovate davanti uno che per 25 anni l’ha svolta in maniera praticamente perfetta. Una volta che io esco dalle aule di giustizia torno una persona libera di esprimere le mie idee. Giudicatemi come uomo».

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