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Dottoressa aggredita al campo nomadi e costretta a visitare i residenti

Dottoressa aggredita al campo nomadi e costretta a visitare i residenti

LUCCA. Guardia medica insultata, minacciata e costretta a visite non programmate da alcuni residenti del campo nomadi delle Tagliate. Il presidente dell’Ordine lancia l’allarme sicurezza: «Medici lasciati soli in situazioni pericolose, bisogna intervenire prima che la situazione degeneri».

Il fatto. L’episodio che stiamo per raccontarvi è accaduto il 6 gennaio, giorno della Befana. Una dottoressa di circa 35 anni che presta servizio come medico della continuità assistenziale (la vecchia guardia medica), in tarda mattinata viene raggiunta al telefono da una famiglia residente al campo nomadi di via delle Tagliate. Le viene spiegato che una ragazza ha la febbre molto alta e ha bisogno di essere visitata. La dottoressa prende la cosa seriamente: dà alcune raccomandazioni via telefono e informa i suoi interlocutori che appena possibile passerà a controllare di persona. Ma siamo nella settimana del picco influenzale: ci sono centinaia di lucchesi a letto con la febbre alta e la dottoressa ha già in programma diverse visite a domicilio. Nessun dramma. Il medico si rimbocca le maniche, completa i giri che ha già in agenda e attorno alle 14 si presenta – da sola – al campo nomadi delle Tagliate.

L’accoglienza non è delle migliori: viene subito aggredita verbalmente dai familiari della ragazza che le rimproverano il ritardo. La dottoressa, che certo non si aspettava un simile benvenuto, spiega la situazione e dopo aver riportato tutti alla calma, visita la ragazza. «Influenza», dice. Uno dei tanti casi che stanno mettendo a letto mezza Lucca. Il medico prescrive alcuni farmaci utili ad abbassare la temperatura e consiglia riposo alla giovane. Ma quando fa per andarsene altri residenti del campo le si parano davanti: «Dottoressa venga a visitare anche me?», «Oppure dia un’occhiata a mio figlio che sta male». Le richieste si moltiplicano inaspettatamente e la dottoressa non sa cosa fare, visto che ha in programma altre visite a domicilio. Presa alla sprovvista, fa presente che la richiesta di intervento che le era stata rivolta riguardava una sola persona. Ma la cosa non va giù ai suoi interlocutori, che da questuanti si trasformano in qualcosa di diverso e di assai poco piacevole. Il clima si scalda, partono gli insulti – alcuni pesanti – e pare anche qualche minaccia. La dottoressa è sola e circondata da persone ben poco amichevoli, così, presa dalla paura e non vedendo altra via d’uscita, acconsente a visitare le altre persone. Due o forse tre, non è chiaro. Poi finalmente riesce ad andarsene.

Allarme sicurezza. La vicenda non finisce qui: giorni dopo il medico presenta un esposto in procura per denunciare l’accaduto, poi informa il responsabile della Medicina generale e il direttore della zona distretto. A riportare l’attenzione sui pericoli che corrono i medici della continuità assistenziale è il dottor Umberto Quiriconi, presidente dell’Ordine dei medici di Lucca. «Il problema della sicurezza in sanità si pone a livello nazionale – spiega – Chi fa la guardia medica è spesso costretto a passare le notti da solo ed esposto a situazioni poco piacevoli in ambulatori sperduti. Per timore alcuni si fanno accompagnare dai parenti.

Eppure basterebbero pochi accorgimenti per migliorare la situazione. Ad esempio spostare gli ambulatori nelle sedi delle associazioni di volontariato, utilizzare divise e auto riconoscibili, ecc. Purtroppo – conclude Quiriconi – il tema sembra coinvolgere poco le autorità».
 

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