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E Carlo tuonò: «Io ho vinto le elezioni due volte! Non azzero la giunta

E Carlo tuonò: «Io ho vinto le elezioni due volte! Non azzero la giunta

Confronto tra il sindaco ed il gruppo di Forza Italia. D’Alessandro non cede ai dissidenti: “Non azzero nulla”. E rivendica: “Io ho vinto due volte le elezioni“. Scontro con Secondino e Chiusaroli. Ma anche Tartaglia contro Calvani.

La resa dei conti si è consumata nella stanza del sindaco. A Porte chiuse, lontano da occhi ed orecchie indiscreti. Carlo Maria D’Alessandro ha aspettato che fossero le 18 e tutti gli impiegati del Comune di Cassino fossero andati via. Una precauzione per essere sicuro che nessuno origliasse dalle stanze accanto. O si fermasse nei corridoi per rubare qualche frase al volo.

Solo nel momento in cui è stato tutto silenzioso, sicuro che non ci fossero ‘spie’ in giro, ha aperto la porta ai sei consiglieri comunali di Forza Italia, spaccati in due gruppi. E che rischiano di portare contro gli scogli la sua amministrazione.

La resa dei conti

Il chiarimento a porte chiuse nasce dal documento politico inviato sabato sera dall’ala dissidente di Forza Italia. Quella capeggiata dalla ferrigna capogruppo Rossella Chiusaroli, arricchita di autorevolezza dal presidente del Consiglio Comunale Dino Secondino, completata dal consigliere Gianluca Tartaglia. (leggi qui Si dimettono in tre: ma restano in maggioranza). Un documento nel quale prendono le distanze dal sindaco, sostenuti dal consigliere di Noi con l’Italia Antonio Valente. Arrivando a rimettere gli incarichi, per dimostrare che la loro mossa non è un’operazione di potere.

In quel documento, sabato hanno chiesto l’azzeramento della Giunta e di tutti gli altri incarichi. A partire dall’assessorato a Franco Evangelista. Che è stata la goccia capace di far traboccare di nuovo il vaso (leggi qui La grande manovra per disinnescare i dissidenti usando Evangelista). Perché

Il convitato di pietra

Carlo Maria D’Alessandro ha voluto vedere i dissidenti. E con loro ha voluto che ci fossero anche gli altri tre consiglieri di Forza Italia, i ‘lealisti‘ Gianrico Langiano, Dana Tauwinkelova, Francesca Calvani. Il sindaco ha convocato anche il neo assessore Franco Evangelista, dimessosi il mese scorso e nominato in giunta il giorno di San Silvestro.

In sala c’era un convitato di pietra, Mario Abbruzzese: il padrino politico dell’amministrazione è stato informato della riunione solo per cortesia istituzionale. «È una questione amministrativa, scusami Mario ma me la vedo io. Se vorrai affrontare la questione dal punto di vista politico li convochi tu lì da te». Ineccepibile. Chi era accanto al vice responsabile nazionale Enti Locali di Forza Italia ha colto la sua espressione piacevolmente sorpresa.

Carlo con la maglia azzurra

Il sindaco ha aperto la porta in golfino carta da zucchero che gli è stato regalato a Natale, sopra una camicia bianca a righe: se avesse indossato la giacca sarebbe stata la divisa perfetta da direttore dell’Agenzia del Territorio.

Il colorito cereo di Carlo Maria D’Alessandro, la barba di due giorni, soprattutto le occhiaie scavate, tradivano o una recente fatica gastronomica in occasione dell’epifania o una certa sofferenza nel metabolizzare il quadro politico.

Più scombussolata di lui è la capogruppo Rossella Chiusaroli: neanche il freddo umido di Cassino la convince a rinunciare al tacco 12 d’ordinanza, nascosto sotto la gamba larga del pantalone nero. Entra intabarrata in un cappotto marrone e stringendo in modo nervoso una borsetta in tinta, come se si preparasse ad utilizzarla come corpo contundente in un eventuale confronto fisico con il sindaco.

È infreddolito anche il presidente d’aula Dino Secondino, mezzo congelato nella sua giacca blu a quadri su un jeans non imbottito e le scarpe marroni.

Ho vinto 2 volte, non azzero niente

Quale sia il clima, Carlo Maria D’Alessandro lo fa capire subito. Gli ospiti sono seduti a semicerchio, lui in mezzo. Fa quasi dolcezza con quel golfino zuccheroso. Quando inizia a parlare sembra anche tranquillo: in realtà dentro fatica a contenere il fuoco e non è colpa dei succhi gastrici.

«Ripartiamo da novembre e dalle dimissioni»: inizia a fare il punto politico, il sindaco. Inizia dalla sue dimissioni e dal momento in cui un mese fa le ha ritirate per ripartire. (leggi qui «Forse ho esagerato»: un selfie e Carlo Maria ritira le dimissioni da sindaco). Il tono della voce si fa a mano a mano più concitato quando dice «Vi avevo detto ‘Siamo dodici più uno, non facciamo che ognuno pensa di essere l’ago della bilancia e crede di potermi imporre le cose minacciando di andarsene’. Invece non è andata così».

Non se ne accorge ma ormai il tono si è alzato di qualche ottava. «Io non sono ricattabile! Ho vinto io le elezioni, non voi. E le ho vinte due volte» Un attimo di pausa ad effetto, il tempo che tutti si domandino ‘ma che dice?’. Riprende: «Ho vinto la prima volta quando vi ho portati al ballottaggio, i vostri numeri erano inferiori a quelli delle liste di Mosillo. Sono stato io a vincere. Ho vinto il confronto diretto con Petrarcone perché lì eravamo soli io e lui».

Non intende cedere d’un millimetro. «Proprio per questo vi dico che io non azzero niente, non revoco l’assessorato ad Evangelista. Se ritenete, sfiduciatemi».

La lite su Evangelista

Lo scontro si accende quando D’Alessandro difende la nomina di Evangelista. Conferma punto per punto la versione di Gianrico Langiano. (leggi qui Contrordine, il passaggio in opposizione è rinviato: Forza Italia in macerie) .Sbatte in faccia ai presenti la sua verità: «Lo sapevate tutti che Franco sarebbe stato nominato assessore. Anzi, me lo avete detto voi che avevate raggiunto l’intesa sul nome di Franco e la staffetta con dana. Mi avete pure precisato che lei non era molto contenta».

Provano a fermarlo, a precisare, mettere qualche puntino sulle ‘i’ qua e là. Non c’è modo. «Volete la prova? Vi ho dovuto costruire il presupposto per poter nominare Franco. Perché altrimenti avremmo violato la legge sulle quote rosa: quindi al momento di nominare l’assessore al Bilancio ho scelto una donna, creando così lo spazio per poter sostituire Dana con un uomo».

Rossella Chiusaroli riesce a prendere la parola. Dice (o fa capire, dipende dalla versione) al sindaco che è un bugiardo. Che si adatta la verità come gli fa comodo. Perché «È vero che avevamo individuato l’accordo su Franco ma è altrettanto vero che avevamo deciso tutti di fermarci per riflettere. Invece tu sei andati avanti».

E quella sul certificato medico

Si innesca uno scambio di battute. C’è chi tiene d’occhio la borsetta nel timore che diventi una clava. La capogruppo in tacco 12 dice «Caro Carlo, la città ha bisogno di una amministrazione forte e le uniche persone a cui dobbiamo rispondere sono i cittadini». Difende la linea ma sta attenta a non oltrepassare il punto di rottura. Perché domani rientra il Coordinatore regionale Claudio Fazzone e ogni decisione deve essere concordata con lui. Che non è esattamente l’amico del cuore di Mario Abbruzzese.

Nel frattempo però qualche sassolino dalla scarpa se lo toglie. E dice a D’Alessandro «Tu non sei una persona per bene!». Ora c’è il rischio che sia Carlo ad avventarsi usando la borsetta. Ma Rossella incalza. «Se tu fossi stato una persona per bene non avresti messo in dubbio sui giornali la mia malattia. Io stavo male veramente quel giorno».

A cosa si riferisce? È un altro dei punti chiave della crisi bis. Subito dopo il ritiro delle dimissioni del sindaco era stato convocato un consiglio comunale: all’ordine del giorno c’era uno dei punti diventati qualificanti. Si tratta delle varianti urbanistiche previste dalla Legge regionale sulla Rigenerazione Urbana.

Ma Rossella Chiusaroli non si presentò a causa di una improvvisa e fulminante malattia che contagiò anche il consigliere Gianluca Tartaglia. (leggi qui Se il vento di Frosinone mette a letto Chiusaroli e Tartaglia)

Tutti hanno creduto che fosse un dispetto e che la malattia fosse solo ‘diplomatica’. Un pretesto per far saltare la seduta.

Tu non ti devi permettere

In quel preciso momento Carlo Maria D’Alessandro ha deciso che era arrivato il momento di mettere all’angolo l’ala dissidente di Forza Italia. Isolandola, rendendola inoffensiva. Decide in quel momento (non da solo) l’operazione di nominare assessore Franco Evangelista senza aspettare oltre.

Ma ora tutti negano di aver voluto innescare la guerra.

Il primo a giurare di non averlo fatto è Carlo Maria D’Alessandro. «Io non ho messo in dubbio la tua malattia, Rossella. Il dubbio me lo ha fatto venire Dino che alle cinque del pomeriggio mi dice “Rossella e Gianluca non vengono, io nemmeno perché faccio gruppo con loro; però essendo il presidente d’aula una soluzione la troviamo”. E poi si presenta con il certificato medico… Vuoi che non mi venisse il dubbio?»

Dino Secondino si alza e strilla a brutto muso: «Tu non ti devi permettere di trattarci così! La politica viene prima di tutto: devi avere rispetto per le opinioni diverse dalla tua. Non puoi decidere tu e gli amici tuoi!»

Mariti e affini

Gli strilli si sentono fino in corridoio e oltre. Ma non sono i soli. Perché poi tocca a Gianluca Tartaglia e Francesca Calvani attaccarsi. Ormai è guerra. Tartaglia attacca la collega accusandola di rimanere leale al sindaco solo per via dei rapporti tra suo marito, con Carlo Maria D’Alessandro e Mario Abbruzzese.

Appena sente pronunciare il nome di Mario Abbruzzese, D’Alessandro diventa tarantolato. Come le chiamano in causa il marito, Francesca Calvani risponde per le rime, ricorda a tutti di essere una signora, prende la borsa e va via.

Chi ricatta il sindaco?

Finisce così. Appare chiaro che il piano di Rigenerazione Urbana, la malattia che fa saltare il Consiglio, la nomina di Evangelista sono intimamente collegati.

È proprio a quello che fa riferimento il sindaco nei due passaggi chiave di questa sera. Il primo: quando ricorda il monito di novembre : “Non pensate di venire ad imporre le cose minacciando di andarvene”. Il secondo è la frase immediatamente successiva: “Io non sono ricattabile”.

Chi ha tentato di ‘ricattare’ il sindaco? Chi ha tentato di imporgli le cose? Nei giorni immediatamente precedenti la chiusura del Bilancio c’era stato un confronto molto aspro proprio con la capogruppo Rossella Chiusaroli, alla quale Carlo Maria D’Alessandro aveva opposto un no ad una variazione che lei sollecitava. E pure con il presidente Dino Secondino c’era stato un no netto del sindaco ad una sua idea.

Ognuno ha interpretato la posizione dell’altro come una prova di forza. Generando la reazione stizzita dell’altro. Fino a precipitare nella nomina dell’assessore, nella presa di distanze.

E ora nessuno è disposto a cedere.

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