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“Eugenetica e bioetica” alla Comunità Ebraica

Due categorie che sembrerebbero agli estremi professionali: i medici e gli storici, a confronto per parlare di “Eugenetica e bioetica” alla Comunità di Casale Monferrato domenica pomeriggio. Un dibattito di alto livello, per la caratura dei relatori e argomenti trattati, ma soprattutto per la sua straordinaria attualità, dove la più grande tragedia moderna segna il punto di partenza per le scelte che ogni individuo è chiamato a compiere oggi.

Tocca ad Elio Carmi, vicepresidente della Comunità, ricordare i motivi che hanno portato in vicolo Salomone Olper i tre relatori e un vastissimo pubblico interessato “Siamo qui perchè la Comunità ospita la mostra ‘Medicina a Shoà’, che spiega come il nazismo sia arrivato a compiere a scelte che ai nostri occhi paiono eticamente inaccettabili. Oggi si aprono scenari molto interessanti che coinvolgono l’etica della medicina, come ad esempio quelli che permettono di manipolare i geni curando malattie ancora prima che che si manifestino. Tutto ciò salva vite umane, però, a volte, crea anche situazioni borderline, in cui è più difficile capire cosa è giusto è cosa sbagliato. In questo caso forse la storia può darci una mano”.

Raccontare la storia è compito della studiosa Betti Massera e lo fa riassumendo il lungo elenco di atrocità attorno a cui ruota la mostra. “I medici nazisti affermavano con orgoglio ‘noi non siamo soli’, perchè erano consapevoli che le teorie evoluzionistiche ed eugenetiche allora in voga avevano permeato tutta l’antropologia del primo novecento. Oggi la sperimentazione medica ha un ben preciso codice etico, ma loro lavorarono con derive etiche spaventose, frutto di un progetto biologico sottomesso alla loro ideologia. Diedero così base scientifica alla sterilizzazione forzata: un metodo di controllo biologico diffuso allora anche in Inghilterra, USA e altri paesi, ma che trasformarono in uno strumento ancora più crudele: 350.000 tedeschi ne furono sottoposti senza poter protestare. Poi arrivò il progetto progetto T4 per l’eliminazione fisica di tutti quelli che erano considerati moralmente scadenti per gli standard della razza ariana: quasi 300.000 persone uccise in quella che fu anche la prima sperimentazione dei campi di sterminio e camere a gas poi applicata nella Shoà”

La relazione di Giorgio Mortara, nella veste sia di Medico impegnato in progetti di umanizzazione degli ospedali, sia di vicepresidente delle Comunità Ebraiche Italiane, ci fa intravvedere l’evoluzione di questo scenario…..

a.a.

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