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"Facebook censura le mie foto di nude art. Ma il mio nudo è arte, uso ...

"Facebook censura le mie foto di nude art. Ma il mio nudo è arte, uso …

“Ci sono paesi del Nord dove la nudità è considerata normale. Altri dove non è possibile. Dove è ancora un tabù. Spero che un giorno finirà questa moda dell’indignazione totale, o almeno per le cose poco importanti”. Ale di Blasio, Pasquale all’anagrafe, è un fotografo di moda e nude art. Gestisce la pagina social di un’azienda per la quale produce contenuti e scatta foto artistiche per progetti e riviste. La sua pagina Facebook, indispensabile per il suo lavoro, è stata recentemente chiusa. Sospesa per 30 giorni. Il secondo ban della sua carriera.

“Il primo ban è durato una settimana, sembra un processo esponenziale. E la foto incriminata era pure censurata”. Perché sul social è vietato esporre nudità se non a fine medico o terapeutico. Non è possibile dunque postare immagini integrali senza pixel o coperture dei genitali. “La nude art non è erotismo o pornografia. Uso il corpo come se fosse gesso o ceramica, per modellarne la plasticità. Per creare un’opera”, dice Pasquale ponendo l’accento sulla questione fondamentale della sua esclusione.

Perché i nudi, secondo Facebook, costituiscono materiale pornografico. Colpa dell’algoritmo che ha scambiato anche l’arte per eros censurando opere e dipinti che mostrano donne e uomini senza vestiti. Sono nati diversi movimenti per cercare di scuotere il sistema di oscurazione dei profili, basta seguire su instagram hashtag come #nudeisnotporn per rendersi conto come la ricerca della nudità in forma artistica sia un argomento molto sentito da parte di modelle e fotografi.

La questione si sposta su un piano diametralmente opposto quando, al fotografo, si chiede come sia possibile che ci sia tutta questa attenzione, da parte dei social, sulle immagini di nudi e non sulle istigazioni alla violenza che si rincorrono sulla rete. “Non saprei dirtelo, credo sia per una questione di immediatezza. La violenza si diffonde con le frasi, con i post. Le foto sono più facilmente fruibili e l’algoritmo le segnalerà immediatamente”.

Basta fare un rapido giro su Facebook, scrivere nella barra di ricerca parole chiave come “Malavita” o “Fascismo”, per ritrovarsi nel mare magnum della rete più violenta. Tra chi inneggia alle figure storiche e di spicco delle mafie della Penisola, alle foto di pistole e pallottole. I sono spesso dichiarazioni di guerra contro un nemico comune: lo stato, l’infame, o la polizia. In tempi moderni: l’immigrato, il clandestino, e lo straniero.

Alcune pagine vengono chiuse. Quelle inattive da tempo, rimangono sui social, continuano a girare e a diffondere i loro contenuti in rete. Sul sito Valigia blu, che si occupa di diritti digitali e delle questioni relative ai social network, in un articolo si leggeva che la segnalazione di contenuti è sempre preceduta da un ban e il giudizio finale spetta ad una figura adibita al controllo. Un moderatore il cui intervento su una foto o un video è filtrato dalle sue idee, dalla sua selezione personale.

Esistono sì dei filtri che segnalano contenuti potenzialmente dannosi per la community (pornografia, spam, etc.), ma ogni decisione di rimozione ricade sempre sul giudizio (umano) di un analista (che lavora nel cosiddetto “team di Community Operations”)

Cosa porta ad oscurare e rimuovere la foto di un nudo e perché? Cristopher Cepernich, professore dell’Università di Torino e sociologo dei media, spiega ad HuffPost: “L’algoritmo è tarato sul sistema di valori americano. L’insulto e il credo politico, qualunque sia il suo estremismo, fa parte della libertà d’opinione sancita dalle leggi degli Stati Uniti. Per quanto riguarda il razzismo, la rimozione di un commento o di un post avverrebbe in seguito al raggiungimento di un certo numero di segnalazioni. Non è una cosa così immediata”. Tarare il sistema di giudizio secondo i nostri standard per adeguare Facebook al sistema di leggi italiane è: “Impossibile – risponde il professore – il concetto di libertà di opinione americana è molto più ampio. Fuori dalla nostra portata”.

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