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Fassbender-Vikander, una coppia anche sul set: "Siamo dovuti …


E Venezia, la romantica, accoglie la sua prima coppia del 2016. Lo scorso anno tutti i flash erano stati per i neosposi Depp-Heard (dodici mesi dopo impegnati in un divorzio violento e doloroso a colpi di denunce, milioni di dollari di risarcimento dati in beneficenza e falangi mozzate), quest’anno il Lido freme per i ‘Vikbender’. Il soprannome già serpeggia tra gli addetti ai lavori e immortala la coppia da Oscar (lui due nomination, tra cui quella per il biopic su Steve Jobs, lei una statuetta) Michael Fassbender e Alicia Vikander, qui in concorso con La luce sugli oceani, mèlo dell’australiano Derek Cianfrance dal romanzo bestseller tradotto in 35 lingue di M.L. Stedman. Il film uscirà in un giorno speciale: il 14 febbraio 2017, San Valentino.
 


Coppia schiva, nessun tappeto rosso mano nella mano e poche foto (rubate) insieme, la ventisettenne attrice svedese e il tedesco-irlandese, quarant’anni la prossima primavera, hanno ufficializzato la loro relazione solo agli Oscar, dove lei ha trionfato con The Danish Girl: un bacio, sulla guancia, all’annuncio del premio e nessun ringraziamento dal palco al fidanzato, solo a mamma e papà venuti apposta dalla Svezia. Ora l’attesa è tutta per l’anteprima di questa sera, regaleranno un bacio ai fan o dovranno accontentarsi dei tanti, appassionati, sul grande schermo? Durante il photocall soltanto uno scatto occhi negli occhi, mentre all’incontro con i cronisti Alicia e Michael non si lasciano andare a nessuna rivelazione. Alla cronista che chiede a Fassbender se questo suo primo ruolo da “uomo di famiglia” sia una prova generale, lui sorride, ma glissa: “È sempre una prova generale”. Nessuna domanda di matrimonio in mondo visione in arrivo quindi anche se non si può mai dire, magari il tono ultraromantico del film potrebbe avere un effetto sulla première questa sera.
 
D’altronde la loro storia d’amore è nata due anni fa proprio sul set del film, sull’isola sperduta neozelandese dove il regista li ha confinati per un mese per prepararli al ruolo di Tom e Isabelle Sherbourne. Nessun telefonino, un accampamento spesso spazzato dalle intemperie che si vedono nel film e soprattutto quel senso di reclusione, nel faro di Cape Campbell, nello Stretto di Cook, vissuto dai loro personaggi. Tom reduce della prima guerra mondiale cerca nella solitudine da guardiano del faro un lenitivo ai traumi del conflitto, Isabelle rimasta figlia unica dopo che i fratelli non sono tornati dal fronte, vede in quell’uomo silenzioso un compagno per la vita. Tra loro è colpo di fulmine finché i due sposi che stanno tentando senza successo di avere un figlio, trovano una neonata abbandonata in una barca alla deriva e decidono di allevarla in segreto come fosse loro. Ma la loro gioia si spezza quando vengono a sapere che la vera madre della piccola (Rachel Weisz) sono anni che la cerca senza riuscire a darsi pace dopo che il marito è scomparso in mare con la bimba. Tormentati dalla domanda su cosa fare, la coppia inizierà a disgregarsi.


 
Il regista torna al suo genere prediletto dopo Blue Valentine e Come un tuono adattando un romanzo che ha fatto piangere milioni di lettori nel mondo. “Stavo leggendo molto, ma non trovavo nulla che mi interessasse finché ho incontrato Steven Spielberg, che è convinto che Blue Valentine sia un E.T. senza gli alieni e lui mi ha dato una pila di libri per possibili adattamenti e quello sulla cima della lista era La luce sugli oceani, volevo essere incredibilmente fedele al libro – ha spiegato il regista che è stato colpito profondamente dalla scrittura dell’autrice australiana – Il complimento più significativo che ho ricevuto finora sul film è arrivato dalla Stedman stessa, che ha detto che ha trascorso la giornata a piangere dopo aver assistito a una proiezione… piangeva perché sentiva di essere stata capita”.
 
“Il film affronta il tema del dilemma tra la verità e l’amore – spiega Cianfrance – Tom è un personaggio con una grande moralità, sa cosa è giusto e cosa è sbagliato ed è ciò che gli ha  permesso di superare la guerra, non è morto ma è un sopravvissuto. L’incontro con Isabelle lo riporta alla vita, per cui quando vede la moglie così felice accanto alla bambina si ritrova schiacciato da una scelta impossibile da prendere. I personaggi dei miei film prendono sempre decisioni sotto l’effetto delle emozioni ed è molto pericoloso farlo, non ci sono buoni o cattivi, non ci sono eroi, ma soltanto esseri umani”. Per Michael Fassbender il film affronta un altro tema essenziale oggi, il perdono. “Pensiamo alla situazione dei migranti, a quello che è successo in Francia. La storia di quest’uomo che muore in barca, ci ricorda i tanti che lasciano il loro paese e muoiono così in alto mare. Abbiamo sotto gli occhi le reazioni violente di quelli che non accettano il diverso mentre quello di cui c’è più bisogno in questo momento è saper perdonare e accettare gli altri. L’uomo ha la forza di superare tante cose ma soltanto se riesce a perdonare”.
 
Niente domande personali, niente dettagli intimi, ma una bella dichiarazione di stima alla fine dell’incontro con i cronisti per la coppia di attori. “Quando ho saputo che Michael era coinvolto in questo film per il ruolo di Tom sono stata felicissima – dice Alicia che all’epoca non aveva ancora fatto nessuno dei film per i quali è diventata famosa – credo che sia uno degli attori più brillanti che ci siano in giro. Quindi per me stessa sapevo che dovevo provare a lavorare con questi ragazzi, fare il meglio possibile, e questo significava che ero pronta per la partita, ma anche molto nervosa. Michael e Derek mi hanno aiutato a rialzarmi quando sono caduta… mi spingevano ad andare avanti.. È stata una delle prime cose che mi ha detto Derek quando sono entrata nella stanza la prima volta che ci siamo incontrati: “Mi aspetto che i miei attori falliscano, ma mi aspetto anche che mi sorprendano”. Per Michael invece il primo incontro con Alicia lo ha quasi spaventato: “Quando Alicia è arrivata sul set era così fiera e ambiziosa… ed è sempre una cosa bella vedere un attore a cui viene data un’opportunità, quando non è ancora conosciuto, vedere quella fame, quella determinazione che ti ricorda come eri tu all’inizio. Quando un nuovo attore, un volto fresco, appare sulla scena, è un incentivo anche per gli attori più affermati ad alzare l’asticella. Io mi sono sentito come se dovessi rimettermi ‘insieme’ per rispondere ed essere presente come lo era lei. Derek è uno che chiede di più, sempre di più. Se pensa di aver scoperto qualcosa si va avanti a girare la scena per un altra mezz’ora. Quindi siamo dovuti diventare ovviamente un team, ma anche supportarci, provocarci, spingerci l’un l’altro e fidarsi. È stata un’esperienza molto intensa, ma anche gratificante”.



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