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FRANCO BORTUZZO

FRANCO BORTUZZO

“Manuel
fisicamente è migliorato, le gambe non ci sono e glielo abbiamo detto che non
ha nessuna possibilità motoria. Comunque gli abbiamo detto che lo portiamo in
un centro specializzato con delle ottime possibilità di poter migliorare la sua
vita.

E’ forte e quindi ce la farà sicuramente…ha detto «mi sento mancare la
parte sotto» e gli abbiamo spiegato che la parte sotto non dialoga con la parte
sopra, perché ha preso un proiettile nella schiena. Non ha neanche pianto.

Ha
reagito da uomo. Io mi aspettavo una reazione diversa.

I medici qui sono
positivi, per il resto si sa che ad oggi non si possono fare miracoli. Però ci
sono scienze che studiano come poter venire fuori da questa situazione.

Potrà
cambiare anche la sua vita però, ce l’abbiamo qua e per me è importante questo.
Altro non mi interessa sinceramente per adesso.

E’ stata ritrovata la pistola.
C’è tanta solidarietà in giro, ci sono persone che mi scrivono.

Queste persone
che mi hanno scritto sono state indirizzate alla Questura quindi c’è qualcosa
che si muove, non è che tutti stanno a guardare in silenzio. Ci sono persone
che magari possono aiutare , possono anche dire ci sono segnalazioni, è giusto
così.

La dichiarazione
di qualche giorno fa di Franco Bortuzzo la cui compostezza è esemplare, quella
di un padre il cui figlio, promessa del nuoto, è stato fatalmente raggiunto da
una pallottola alla schiena che gli ha causato una lesione midollare,
impedendogli, d’ora in poi, l’uso delle gambe e costringendolo alla sedia a
rotelle.

“I
medici sono stati categorici, diretti, professionali, li rispetto e ringrazio.

Non volevo che fosse un medico a dirglielo. Sono andato d’istinto ma mio figlio
sapeva già, perché non sentiva le gambe.

Ha reagito in una maniera forte, che
non avrei mai pensato. Mi ha detto di stare tranquillo e di tranquillizzare la
mamma“.

Noi tutti
potevamo essere al posto di Manuel, tutti. Tutti potevamo ricevere una pallottola
alla schiena, in una normale serata in cui si esce a fare una passeggiata o a comprare qualcosa.

Noi tutti abbiamo un
obbligo morale che ci salda tutti insieme, quello di supportare Manuel, un
ragazzo meraviglioso nel pieno della sua giovinezza, ma soprattutto di tenerlo
in considerazione per quello che ci sta insegnando per il suo modo di accettare,
con un atteggiamento maturo, quanto gli è successo.

Ieri sera
il papà di Manuel è stato ospite della trasmissione di Giletti a “Non è
l’arena” sul La7.

“E’
stata una settimana difficile. E’ ancora in rianimazione.

Gli hanno tolto le
ultime suture anche se oggi soffriva. Sarà per il carico dei farmaci, ma
risponde a tutti gli amici di piscina e gli sta dicendo che tornerà in acqua «farò
forse più fatica a prenderli, ma li prenderò» dice.

Franco Bortuzzo ha
raccontato, rivelando il segreto del contegno con cui sta affrontando la
situazione e di come sia stato lui a
dire a Manuel che era rimasto paralizzato:

“Bisogna essere presenti, non sbagliare nulla. Io ho cercato di dare il
massimo ai miei figli.

Io, adesso, sono in pace con me stesso perché quello che
dovevo fare l’ho fatto e ora devo trasmettere questa sensazione a mio figlio
perché se io cedo, cade tutto il palco e invece bisogna che legga nei miei
occhi la forza: io sarò le sue gambe, io sarò il suo percorso e quindi massima
fiducia”, ha dichiarato Bortuzzo.

Poi rievoca
la comunicazione della sera in cui è avvenuto tutto.

“Gli agenti hanno chiamato mia moglie perché il mio cellulare era
scarico. Appena ha sentito la Guardia di Finanza dirgli che avevano sparato a
Manuel è crollata e mi ha passato il cellulare.

Ho chiesto immediatamente
all’ispettore due cose: «non raccontarmi la storia, voglio solo sapere se è vivo o morto». Questa è la cosa che mi
interessava – ha continuato – Mi risponde: «E’ vivo».

Siamo partiti subito e sono state cinque ore di
viaggio davvero toste da non fermarsi neppure per le soste per i bisogni,
bisognava andare giù a tavoletta da Treviso a Roma. Bisognava arrivare”.

Il ragazzo
ha stupito tutti, qualche giorno fa, rilasciando una dichiarazione audio dal
suo letto d’ospedale al San Camillo: “Come potete sentire dalla voce sto bene, non mi aspettavo tutto questo
affetto, mi avete fatto emozionare. Se potessi vi abbraccerei a uno a uno,
tutti quanti.

Io ora vado avanti per la mia strada. Vedrete che torno più forte
di prima.

A presto, un abbraccio a tutti quanti”. 

Che dire di
fronte a queste dichiarazioni? Sono un vero insegnamento per tutti noi per la
dignità e la forza con cui Manuel e la sua famiglia stanno affrontando la
realtà.

In relazione a coloro i quali hanno
sparato, poco più che ventenni, ma padri anche loro Lorenzo Marinelli e Daniel
Bazzano, Manuel racconta: “Erano tutti e due senza casco ed erano messi
schiena contro schiena. Nel senso che uno guidava, l’altro invece era girato al
contrario, con la schiena poggiata a quella del complice, e aveva in mano una
pistola.

La puntava contro di noi. Hanno urlato qualcosa, istintivamente mi
sono girato e a quel punto ho sentito gli spari.

Non provo rabbia nei loro confronti, non la meritano.
Sono già sfigati di loro a vivere in un ambiente del genere.

Mi dispiace per i
loro figli, ho letto che ne hanno. Mi domando cosa, persone del genere, abbiano
da insegnare a dei bambini“.

Questa
vicenda che mai avremmo voluto leggere tra le pagine della cronaca, che sia di
insegnamento a noi tutti per il modo nobile di reagire di questa famiglia, che, messa alla prova da un colpo così
duro, pone al primo posto il bene più prezioso che abbiamo, quello della vita,
che stava per essere strappata a Manuel per un becero ma altrettanto inutile
regolamento di conti.

Articolo di
Michela Di Mattia 

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