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TRIESTE. Confinare videopoker e sale slot fuori dai centri urbani è lecito sul piano giuridico e dipende essenzialmente dalla volontà politica. Un parere emesso a fine aprile dall’Avvocatura regionale del Friuli Venezia Giulia parla chiaro: questioni di salute pubblica – e il contrasto ai rischi del gioco d’azzardo patologico rientra pienamente nel novero – consentono agli enti locali di imporre agli esercenti di spegnere per sempre le macchinette, qualora l’attività sorga a una certa distanza da luoghi giudicati sensibili.

Al momento i regolamenti della Regione fissano questa soglia a 500 metri e la prevedono solo per le nuove installazioni, ma basterebbe una modifica di poche parole per applicare la norma retroattivamente: il che significherebbe la sostanziale cancellazione del fenomeno nei centri abitati.

La lista dei punti delicati annovera infatti scuole, biblioteche, chiese, impianti sportivi, strutture residenziali socio-sanitarie, ricreatori, oratori e ludoteche: difficile trovare nei centri abitati una zona che nel raggio di mezzo chilometro non ne registri almeno uno.

La giunta regionale e la maggioranza di centrosinistra stanno valutando la possibilità di intervenire in questa direzione, rafforzando così la lotta ai rischi dell’azzardo legale e delle dipendenze correlate. L’assessore alle Politiche sociali, Maria Sandra Telesca, non si nasconde: «Se il parere dell’Avvocatura è a prova di bomba, procederemo».

Non sarebbe peraltro il primo ritocco alla norma attuale, inasprita a dicembre su proposta del Movimento 5 Stelle, con l’estensione del divieto dei 500 metri anche ai casi di trasloco dell’attività in altra sede o di aggiunta di nuove slot a quelle presenti. La sparizione dei videopoker è comunque ormai programmata dalla legge, perché la tagliola scatterà invariabilmente alla scadenza della concessione fra gestore del bar e ditte proprietarie delle macchinette: semplicemente, in caso di prossimità a luoghi sensibili, le concessioni non saranno rinnovabili.

Queste hanno però durata lunga e lo scenario disegnato dall’Avvocatura permette quindi di immaginare un decorso ben più rapido, perché i legali della Regione ritengono che il raggio del mezzo chilometro possa essere imposto retroattivamente, senza ricorsi che tengano.

Il parere è stato richiesto nel dicembre scorso su pressione del M5s e rappresenta una significativa vittoria politica nella battaglia dei grillini contro l’azzardo legale. I pentastellati hanno infatti proposto in diverse occasioni emendamenti tesi a ottenere la modifica delle norme in senso retroattivo.

La giunta si era detta disponibile a ragionarci, ma non prima di aver ricevuto l’analisi dei propri legali rispetto a un passo che comporta alti rischi di impugnativa da parte delle imprese danneggiate dal colpo di spugna ai videopoker.

Il parere è arrivato con una certa lentezza, ma dice chiaramente che la retroattività del divieto è ipotesi percorribile, in particolare alla luce della recente sentenza del Tar di Bolzano che ha riconosciuto il diritto della Provincia autonoma ad aver introdotto nel 2012 il limite alla presenza di slot in locali posti a 300 metri da luoghi sensibili, anche qualora si trattasse di attività già aperte.

La misura ha permesso a Bolzano di essere la Provincia in Italia con minore incidenza di apparecchi per il gioco lecito e tale precedente costituisce appunto la base delle richieste del M5s.

L’Avvocatura legittima quindi il giro di vite sull’azzardo legale. Oltre a richiamarsi al giudizio del Tar altoatesino, gli avvocati della Regione rammentano che già nel 2011 la Corte costituzionale stabilì la possibilità di limitare imprese economiche che recassero danno alla sicurezza, alla dignità umana e all’utilità sociale. L’anno successivo il decreto del governo in materia indicò inoltre come obiettivo «forme di progressiva riallocazione» delle slot.

Non bastasse, la Corte di giustizia europea ammette restrizioni al mercato se collegate alla tutela dei consumatori e nel 2015 i Tar dell’Emilia Romagna e della Toscana hanno riconosciuto la possibilità di revocare una licenza commerciale per «ragioni di igiene»: la formula è contenuta nell’ancora vigente testo unico delle leggi di pubblica sicurezza del 1931 e, aggiornata ai tempi, include anche il contrasto della ludopatia.

Intervenire sul settore non costituirebbe insomma violazione alla libertà di iniziativa da parte degli enti locali, che possono legiferare sul tema per esigenze di tutela della salute pubblica e dei soggetti vulnerabili o fragili, a rischio quindi di sviluppare dipendenza dal gioco, con i costi sociali che ciò implica.

Secondo l’Avvocatura, l’attuale legge regionale contiene in sé il principio che «comporta l’obbligo di ricollocazione valevole anche per gli apparecchi di gioco lecito installati in

esercizi già attivi alla data di entrata in vigore dei limiti di distanza»: per la restrizione retroattiva basterebbe dunque soltanto la modifica del regolamento attuativo da parte della giunta, senza alcun passaggio in aula per cambiare il testo di legge.

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