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Fuga d'amore con minore: è reato?

Fuga d’amore con minore: è reato?

La fuitina non è reato se il giudice accerta la capacità del minore di comprendere il senso delle proprie azioni. Quando scatta la sottrazione consensuale di minorenni.

Chi ha meno di 18 anni non può andar via di casa senza il consenso dei genitori (i quali sono, per legge, tenuti a conservare un controllo costante sul figlio). Ma, se lo fa, non commette reato. A commettere reato è, però, chi offre ospitalità al minore e ne agevola l’allontanamento. Anche se ciò avviene per una giusta causa come nel caso della fuga d’amore. Comunemente e poeticamente viene chiamata “fuitina”: è il modo con cui, forzatamente, i più giovani vogliono far prendere atto ai propri genitori – di solito dissenzienti – di una relazione seria con un’altra persona con cui si vuole intrattenere un progetto di vita ampio, basato sulla convivenza. Ma la fuga d’amore con un minore è reato? La risposta è stata fornita più volte dalla giurisprudenza. Ecco cosa è stato detto in tali casi.

In generale, la sottrazione di minori ai genitori, anche se con il consenso del minore stesso, è un reato. Il codice penale prevede la reclusione fino a due anni [1]. La pena è diminuita se il fatto è commesso per fine di matrimonio, è aumentata se è commesso per fine di libidine (ossia per consumare un rapporto sessuale senza alcuna intenzione “seria”). Perché ci sia il reato è necessario il dissenso dei genitori del minore, dissenso che deve essere necessariamente esplicito, ma può desumersi anche dai semplici comportamenti (ad esempio l’impedire che il figlio minore esca di casa e frequenti il soggetto con cui è avvenuta la fuga).

Scopo della norma è tutelare la responsabilità dei genitori, ossia l’interesse di questi – che peraltro corrisponde a un preciso obbligo di legge – di mantenere un controllo sui figli.

Il reato può essere commesso da chiunque: può essere un maggiorenne o un minorenne anch’egli, il fidanzato o un semplice amico che abbia offerto protezione e un posto dove vivere al minore. Se, ad esempio, una ragazza di 16 anni vuol scappare di casa e un amico dell’università, che vive da solo, le offre un letto per dormire all’interno del proprio appartamento, senza per ciò avere con questa alcuna relazione fisica o sentimentale, egli è ugualmente responsabile. Per evitare la condanna l’imputato dovrà dimostrare che il dissenso dei genitori alla fuga gli era stato nascosto dal minorenne.

In tema di sottrazione consensuale di minorenni è stato evidenziato che il reato scatta se l’agente si sia limitato a dare ospitalità al minore, in luogo noto e accessibile al genitore, senza impedire od ostacolare in alcun modo l’esercizio delle facoltà e l’adempimento dei doveri che a costui competono [2].

Nel caso di fuga d’amore, i giudici non sono stati meno rigorosi. Alcune sentenze hanno infatti ritenuto che integra il delitto di sottrazione consensuale di minorenne, l’allontanamento per alcuni giorni, allo scopo di effettuare una breve fuga d’amore, di una ragazza minorenne dalla casa familiare, in compagnia del proprio fidanzato, se non vi è il consenso dei genitori [3].

Secondo la Cassazione [3] integra il reato di sottrazione consensuale di minorenni il fatto, posto in essere dall’agente con il pieno consenso della vittima minore di 18 anni, nell’esercizio del diritto di scegliere la compagna della propria vita, di sottrarre la stessa alla casa paterna e ritenerla presso di sé, in quanto il bene giuridico tutelato dal codice penale è la potestà del genitore fino al compimento della maggiore età del figlio e trova giustificazione nell’esigenza sociale di sottoporre la decisione del minore al vaglio dei genitori onde evitare che un’insufficiente maturità, connessa all’età, possa spingerlo ad adottare decisioni che potrebbero pregiudicare la sua vita futura.

Altre volte la giurisprudenza è stata meno rigorosa. Difatti si è detto che, per poter valutare la sussistenza del reato, il giudice penale deve accertare caso per caso se, in relazione alle capacità acquisite e alle aspirazioni del minore, il fatto commesso è realmente offensivo del diritto dei genitori di esercitare il controllo. La responsabilità di madre e madre fino alla maggiore età del figlio, può infatti, a volte, dimostrarsi incompatibile con le capacità, le inclinazioni naturali e le aspirazioni del minorenne. In pratica, quando il giovane dimostra di essere sufficientemente maturo e consapevole delle proprie scelte. Manca del resto il dolo del colpevole nei casi in cui i genitori consentono abitualmente al minore una libertà di spostamenti e di movimenti.

Se il minore ha consumato anche rapporti fisici con chi l’ha sottratto alla famiglia, scatta l’ulteriore reato di atti sessuali con minore solo a condizione che questi abbia meno di 14 anni. La cosiddetta età del consenso infatti scatta proprio dai 14 anni, momento a partire dal quale il giovane può avere rapporti sessuali con chiunque, anche molto più anziano di lui.

note

[1] Art. 573 cod. pen.

[2] Cass. n. 7292/2000.

[3] C. App. Ancona sent. del 9.03.2004, caso in cui la ragazza aveva 17 anni, e Trib. Taranto sent. n. 475/2012, caso in cui la ragazza aveva 16 anni.

[4] Cass. sent. n. 2896/1986.

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