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Geni, guaritori e ciarlatani

Geni, guaritori e ciarlatani

Che cosa incredibile e straordinaria è l’uomo, cantava il coro dell’Antigone di Sofocle: ha imparato a solcare le onde del mare, ad affaticare la madre terra con l’aratro, a usare la parola e il pensiero «rapido come il vento», e ha anche trovato il modo «di curare malattie incurabili». La medicina, in effetti, è uno dei rami in cui è possibile misurare il progresso umano. Anche il Novecento, con tutti i suoi orrori, le sue guerre mondiali e i suoi campi di sterminio, è stato riscattato dall’opera benemerita di medici e scienziati. Enzo Biagi, che nella sua vita da giornalista aveva intervistato migliaia di persone, teneva in bella vista nel suo studio la foto di uno solo: il dottor Albert Sabin, l’inventore del vaccino antipolio. Dalla sua invenzione, Sabin (ebreo polacco emigrato negli Usa) non ha ricavato un solo dollaro: si è sempre rifiutato di farla brevettare. Ma, grazie a lui, milioni di persone sono state salvate dalla morte o dalla paralisi. E che ne sarebbe di noi senza la penicillina, scoperta nel 1928 da un altro benefattore dell’umanità, Sir Alexander Fleming?

Sotto altri aspetti, anche in campi che riguardano la medicina, il progresso sembra meno lineare e l’umanità procede con il passo del gambero. Per esempio, negli Stati Uniti il presidente Donald Trump combatte ancora la sua battaglia contro l’Obamacare, il sistema di assistenza sanitaria pubblica varato dal suo predecessore. Per cui, forse, da questo punto di vista, si potrebbe sostenere che gli Usa di oggi sono più arretrati rispetto, per esempio, all’Atene di Sofocle. In quei tempi, infatti, esisteva già una sanità pubblica. Anche se il modo di scegliere i medici pubblici (“di base” potremmo dire oggi) era assai curioso. Nell’Atene democratica del V secolo a.C., infatti, anche i medici venivano eletti dal popolo. Chi aspirava al posto di medico pubblico si presentava davanti all’assemblea, faceva il suo discorso e i cittadini votavano quello che ritenevano più convincente. Anche l’arte della retorica, a quanto pare, doveva far parte del curriculum dei medici.

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