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Giù Le Mani Dalle Nostre Figlie: recensione - Cinematographe.it

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Qualcosa è andato storto

Lasciare le proprie figlie è un dolore per ogni genitore. Vederle crescere, maturare, andare al college. Sapere che prima o poi faranno sesso. Più prima che poi. Lasciare le proprie figlie sembra davvero impossibile e questo vale soprattutto per Lisa, Mitchell e Hunter, protagonisti della commedia Giù le mani dalle nostre figlie e intenzionati affinché i loro angeli rimangano intatti.

È la sera del ballo e, lo sanno tutti, finire al letto con il ragazzo che ti piace è tra gli scenari possibili per concludere la nottata. Se poi la decisione ti lega ad un rito di passaggio che hai intenzione di condividere con le tue amiche, il tutto diventa ancora più probabile. Ed è proprio quello che hanno deciso di fare Julie (Kathryn Newton), Kayla (Geraldine Viswanathan) e Sam (Gideon Adlon), compagne di scuola fin dai tempi dell’asilo e pronte ad affrontare un altro tassello della loro vita insieme. Un patto sessuale che prevede la perdita della verginità nella serata più speciale della loro adolescenza, ma di cui vengono a conoscenza anche i genitori, inarrestabili nel volerle fermare.

Giù le mani dalle nostre figlie – Un patto tra amiche e dei genitori pronti a impedirlo

Le esperienze con gli amici sono indubbiamente le più belle. Quelle che ti lasciano un ricordo speciale, che permettono al rapporto di rimanere saldo nonostante lo scorrere del tempo. È anche per questo che Julie, Kayla e Sam hanno deciso di approcciarsi per la prima volta al sesso tutte e tre la stessa sera, per poter condividere un giorno un loro anniversario, quando saranno ormai grandi. Ma ogni ragazza è diversa, ogni giovane donna ha la propria maniera di approcciarsi alla sessualità: c’è chi ama il proprio ragazzo e sa che sarà tutto perfetto, chi vuole archiviare una pratica adolescenziale prima di arrivare al college e chi invece è ancora talmente confusa delle proprie tendenze da dover provare per capire. In questa spirale di motivazioni e sentimenti differenti, c’è sempre però un minimo comune denominatore: i genitori.

Partendo dal patto delle ragazze per andare poi a delineare tre differenti stati dell’amore e del sesso, Giù le mani dalle nostre figlie è una commedia demenziale che unisce lo stereotipo del passaggio per le lenzuola durante la serata del ballo scolastico e l’approccio alla prima volta con uno sguardo al passo con i tempi per esplorare il territorio della sessualità femminile. Nonostante i toni scanzonati, la visione delle ragazze come coscienti del loro corpo e delle loro scelte è presente seppur sviluppata in maniera frettolosa e superficialmente, ma che si rivela comunque un punto a favore del film diretto dalla regista Kay Connon, alla sua prima regia e fino ad ora nota solo per le sceneggiature della trilogia di Pitch Perfect.

Giù le mani dalle nostre figlie – Quando l’esagerazione rovina il divertimento

Con un inizio divertente, che trova nei genitori interpretati da Leslie Mann, John Cina e Ike Barinholtz dei personaggi ben uniti tra loro, la commedia va però scadendo nelle solite trovate triviali del commerciale americano, che non riesce proprio a dimenticare sketch che vedono protagonisti vomito o oggetti da inserire nel deretano, perdendo punti su di una scala che sarebbe potuta essere sicuramente più in salita di così.

Giù le mani dalle nostre figlie mantiene però quello che in fondo promette: una risata spensierata, assolutamente leggera, come una serata passata a bere con gli amici. Forse esageratamente spinta verso una volgarità inutile e troppo ravvicinata nello svolgimento centrale, ma senza la presunzione di voler essere altro e con una parte finale capace di riprendersi. Lasciare andare le proprie figlie è un passo necessario. Lo sarebbe anche lasciare andare un po’ di quella grossolanità che troppe volte appesantisce delle commedie potenzialmente buone.

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