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Gli amori immaginari (Les amours imaginaires): recensione - Cinematographe.it

Gli amori immaginari (Les amours imaginaires): recensione – Cinematographe.it

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Gli amori immaginari (Les amours imaginaires il titolo originale, Heartbeats quello internazionale) è un film del 2010, scritto, diretto e interpretato da Xavier Dolan. Ad affiancare il regista, alla sua opera seconda per il grande schermo, sono Monia Chokri e Niels Schneider. Presenti inoltre in due piccoli ruoli anche Louis Garrel e Anne Dorval, attrice feticcio del cineasta canadese. Gli amori immaginari è stato presentato nella sezione Un Certain Regard della 63ª edizione del Festival di Cannes.

Francis (Xavier Dolan) e Marie (Monia Chokri) sono due ragazzi di Montréal, che vivono un’amicizia serena e appagante all’insegna della comune passione per il fashion. Il loro rapporto viene scombussolato dall’arrivo in città di Nicolas (Niels Schneider), attraente e ammaliante ragazzo di campagna che diviene ben presto l’oggetto del desiderio di entrambi. Francis e Marie vogliono da Nicolas qualcosa in più dell’amicizia, e danno quindi vita a una specie di sfida amorosa per guadagnare il tempo e le attenzioni del nuovo arrivato, che, dal canto suo, vive la situazione con un pizzico di civetteria, senza mai lasciarsi completamente andare.

Gli amori immaginari: i sogni d’amore di Xavier Dolan

Dopo il folgorante esordio con J’ai tué ma mère, l’enfant prodige del cinema internazionale Xavier Dolan continua a tessere la tela del suo intimo e personalissimo modo di approcciare la settima arte, mettendo in scena un triangolo amoroso che affonda le sue radici nella Nouvelle Vague (inevitabile pensare al capolavoro di François Truffaut Jules e Jim) e si muove con leggerezza fra i toni del melodramma e quelli della commedia. Il regista canadese attinge già a piene mani da quelli che nel tempo sono poi diventati dei veri e propri stilemi del suo modo di fare cinema: dall’utilizzo insistito del ralenti all’impiego a fini drammatici di celebri brani della musica pop (per tutto il film risuona la struggente Bang Bang di Dalida), passando per la predilezione per colori forti e sgargianti e per la costante attenzione alle tematiche LGBT.

Rispetto al resto dell’ancora giovane cinematografia di Xavier Dolan, Gli amori immaginari appare oggi come il titolo più leggero del regista canadese, principalmente per via di una trama particolarmente esile, che diventa tuttavia il pretesto per qualche notevole momento umoristico, incentrato prevalentemente sulla “sfida” amorosa fra Francis e Marie. Parallelamente, Dolan dà vita a un’efficace riflessione sulla stessa percezione dell’amore da parte degli innamorati, sempre inclini a fantasticare e costruire castelli su ciò che non ha riscontro nella realtà, come gli amori non corrisposti. Lo stile del canadese è come suo solito debordante, ricco di sospensioni del racconto non sempre riuscite (le interviste ai coetanei dei protagonisti appaiono come un oggetto estraneo all’interno del film) ma anche di pregevoli trovate visive (le avventure sessuali dei protagonisti fotografate con ricercati cromatismi), che aiutano a immergerci negli stati d’animo dei personaggi, compensando così una non indimenticabile scrittura dei medesimi.

Gli amori immaginari: un cinema fatto di suggestioni visive

Distaccandoci dal mero intreccio e addentrandoci nel cuore emozionale de Gli amori immaginari, possiamo dire che a convincere maggiormente del film e, più in generale, della poetica di questo giovane cantastorie, è soprattutto l’abilità nel fare parlare i personaggi attraverso le immagini, e non l’esatto contrario, come troppo spesso avviene nel cinema contemporaneo. Xavier Dolan riesce infatti a rendere con un’inquadratura, con una prospettiva, con un dettaglio apparentemente esagerato, il microcosmo di emozioni e percezioni degli innamorati, concentrandosi sui gesti, sui silenzi e sulle aspettative di chi cerca disperatamente di fare breccia nel cuore della persona amata. La sensibilità del cineasta nei confronti di questi temi, che al cinema generalmente vengono affrontati da un punto di vista prettamente adolescenziale, rende così ampiamente perdonabili i diversi passaggi a vuoto del racconto e le non elevatissime doti recitative dello stesso Dolan (senza dubbio meglio come regista che come attore).

In definitiva, Gli amori immaginari si rivela una testimonianza pulsante e vitale del talento visivo di Xavier Dolan, che qui risulta ancora un po’ acerbo dal punto di vista della rielaborazione delle sue tante ispirazioni in un racconto coerente e unitario. Un film imperfetto, ma che ci restituisce il gusto per un cinema che non si allinea e non può essere incasellato, capace di raccontare con la magia dell’immagine i sogni e le delusioni d’amore.

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