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Gli arresti domiciliari: cosa sono e come funzionano

Gli arresti domiciliari: cosa sono e come funzionano

Gli arresti domiciliari possono adattarsi a diverse esigenze consentendo al detenuto di uscire per lavorare, per curarsi e anche per qualche attività diversa

Gli arresti domiciliari [1] sono una misura cautelare personale di natura interdittiva equiparata, quanto agli effetti, alla detenzione in carcere. In buona sostanza la legge ritiene che un giorno trascorso agli arresti domiciliari sia equiparato a un giorno trascorso all’interno del carcere. Iniziamo cercando di chiarire cosa è una misura cautelare.

Cos’è una misura cautelare?

Per spiegare cos’è una misura cautelare dobbiamo partire da uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico in materia penale: il «principio di non colpevolezza» [2]. Quante volte, hai detto o sentito dire, che l’imputato non è da considerare colpevole fino prova contraria?. Anche se questo «modo di dire» esprime una certa fondatezza giuridica, il principio di non colpevolezza si deve esprimere in modo differente, nel senso che, l’imputato non va considerato colpevole, non sino a prova contraria, ma sino a quando la sua responsabilità penale non sia stata accertata con sentenza irrevocabile [3].

Volendo esemplificare, operando il principio di non colpevolezza,  possiamo dire che quando la polizia o i carabinieri arrestano un “Tizio” perché questi è sospettato (con terminologia giuridica si dice «gravemente indiziato») di aver commesso un reato che prevede la possibilità di arresto [4], indipendentemente dalla quantità e/o qualità di prove (di indizi) che sono stati raccolti dagli inquirenti, il “Tizio”, sotto il profilo giuridico, è considerato «non colpevole».

Con la misura cautelare, in pratica, si priva, in modo più o meno incisivo,  una persona ancora non colpevole (perché ancora non condannata in via definitiva) della sua libertà personale. A determinate condizioni [5] la legge prevede, infatti, la possibilità di arrestare una persona e tenerla ristretta (in carcere o agli arresti domiciliari, il ragionamento è lo stesso) prima che questa sia stata effettivamente ritenuta colpevole del reato per il quale è indagata.

I criteri di proporzionalità e adeguatezza delle misure cautelari

Volendo semplificare il più possibile possiamo scrivere che, secondo la legge [6], la misura cautelare deve essere adeguata alla salvaguardia della sicurezza collettiva e proporzionata alla gravità dei fatti e alla personalità di chi la subisce.

Il nostro codice di procedura penale, infatti, prevede diverse misure cautelari personali di tipo coercitivo:

la custodia in carcere;
gli arresti domiciliari;
l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (volgarmente detta obbligo di firma);
divieto di espatrio;

Il criterio di scelta dovrebbe essere quello di applicare la custodia cautelare in carcere (anche detta «misura massima») solo nei casi in cui la stessa sia assolutamente indispensabile apparendo le altre non idonee allo scopo di salvaguardare la collettività e evitare la commissione di ulteriori reati. Degli esempi possono chiarire meglio il concetto.

Ipotizziamo che “Tizio” sia sorpreso e arrestato mentre, con il volto travisato (perché coperto da una maschera) e armato di pistola, sta tentando di rapinare un ufficio postale. Ipotizziamo ancora che “Caio” viene scoperto a armeggiare vicino allo sportello della macchina di “Sempronio” nel tentativo di rubare una borsa posta sul sedile posteriore della autovettura.

È piuttosto evidente, negli esempi fatti, che la pericolosità sociale di “Tizio” è senz’altro più marcata e rilevante di quella di “Caio”, ragione per la quale, è ragionevole ritenere che anche la misura cautelare da applicare, sia diversamente afflittiva: per “Tizio” potrebbe applicarsi la custodia in carcere, mentre per “Caio” sarebbero sufficienti gli arresti domiciliari se non, addirittura, una misura ancora più blanda come l’obbligo di firma.

I presupposti per l’applicazione delle misure cautelari

La legge [7] prevede essenzialmente la sussistenza di due presupposti necessari per l’applicazione di qualsivoglia misura cautelare personale, vale a dire la cosiddetta «gravità indiziaria» e le «esigenze cautelari».

Semplificando possiamo scrivere che la «gravità indiziaria» è qualcosa di più del sospetto e qualcosa di meno della prova. Sussiste la gravità indiziaria quando, in considerazione di tutti gli indizi disponibili, appare altamente probabile la colpevolezza della persona da sottoporre alla custodia cautelare.

Le esigenze cautelari previste dalla legge sono tre:

pericolo di fuga;
pericolo di inquinamento delle prove (far sparire, ad esempio, documenti compromettenti);
il pericolo che si commettano altri reati;

In presenza della gravità indiziaria e nella sussistenza anche solo di una delle ricordate esigenze cautelari il giudice potrà applicare la misura cautelare che ritiene maggiormente indicata al caso specifico.

La possibilità di lavorare per chi è ristretto agli arresti domiciliari

Gli arresti domiciliari sono, in qualche modo, una misura cautelare intermedia tra quella più gravosa della custodia in carcere e quella meno afflittiva dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

La legge prevede che se non può provvedere diversamente alle sue primarie esigenze di vita (cibo, vestiario, abitazione e quant’altro indispensabile) la persona ristretta agli arresti domiciliari può essere autorizzata a uscire di casa per svolgere una qualche attività lavorativa retribuita.

Tornando all’esempio che poco sopra si faceva, ipotizziamo che “Caio” sia stato posto agli arresti domiciliari e che, non avendo alcuna altra fonte di reddito, abbia necessità di andare a lavorare per poter provvedere all’acquisto di quanto gli è indispensabile per vivere. In ipotesi di questo genere, “Caio” potrà essere autorizzato a uscire di casa per andare a lavorare e guadagnare così il denaro necessario al suo sostentamento. Ovviamente sarà necessario che “Caio” specifichi luogo e orario di lavoro, non essendo sufficiente una generica manifestazione della volontà di lavorare.

Autorizzazione alle visite mediche

Spesso accade che la persona ristretta agli arresti domiciliari  debba sottoporsi a questa o a quella visita medica e che abbia, perciò, necessità di allontanarsi dal luogo di arresto per recarsi dal medico o in ospedale.

In questi casi, essendo la salute un bene assolutamente primario e un inviolabile diritto di ogni essere umano, la legge consente  che, previa presentazione della necessaria documentazione a sostegno della richiesta (esempio l’impegnativa del medico curante e la ricevuta di prenotazione della prestazione medica) il detenuto agli arresti domiciliari possa essere autorizzato a uscire di casa per il tempo necessario alle prescritte visite mediche.

Autorizzazione per finalità diverse

Oltre che con riferimento alla autorizzazione allo svolgimento di una attività lavorativa e/o alla sottoposizione alle visite mediche, le cui ragioni di fondo non sfuggono (consentire di lavorare significa, ad esempio, nello spirito della legge anche cercare di recuperare il detenuto all’onesto vivere sociale) il detenuto agli arresti domiciliari può essere autorizzato ad uscire di casa anche per diverse e svariate ragioni.

Il giudice dispone di una discrezionalità molto ampia nel valutare l’opportunità di concedere questa o quella autorizzazione in considerazione, ancora una volta, della gravità dei fatti per i quali si è stati arrestati e della pericolosità sociale di chi richiede l’autorizzazione.

Così, solo per fare alcuni esempi, la persona ristretta agli arresti domiciliari, potrebbe essere autorizzata a lasciare il luogo del suo arresto per andare alla festa di comunione del figlio o per recarsi al funerale di un congiunto defunto. Valutarne l’opportunità è compito del giudice che deve soppesare e confrontare le opposte e contrastanti esigenze di tutela della sicurezza pubblica con il diritto ovvero il desiderio dell’arrestato di svolgere questa ovvero quella attività.

note

[1] Art 284 cod.proc.pen.

[2] Art. 27 Cost.

[3] Una sentenza si dice irrevocabile quando non può più essere impugnata con gli ordinari mezzi di impugnazione.

[4] Non tutti i reati prevedono la possibilità di procedere all’arresto – v. artt. 380 e ss. cod.proc.pen.

[5] Art. 273 e ss. cod.proc.pen.

[6] Art. 275 cod.proc.pen.

[7] Artt. 273 e succ. cod.proc.pen.

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