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I medici che curano gratis (tutti) i poveri di Roma, in centro e periferia

I medici che curano gratis (tutti) i poveri di Roma, in centro e periferia

In un rapporto pubblicato lo scorso giugno, il Censis spiegava che nel 2018 la spesa sanitaria privata sarebbe salita a 40 miliardi, 655 euro in media a persona. Nel rapporto si specificava che questo trend avrebbe penalizzato le fasce più fragili della popolazione, e che, lo scorso anno, 7 milioni di italiani si sono indebitati per curarsi, mentre 2.8 milioni per farlo hanno dovuto vendersi una casa o svincolare risparmi. Questi dati, che raccontano come per le fasce più fragili della popolazione sia sempre più difficile accedere alle cure, calati nella realtà di una città diventano volti, persone, storie da raccontare. Un ragazzo fradicio che bussa a un ambulatorio di notte e chiede medicinali per sua moglie malata, e quando gli si chiede dove vive, abbassa lo sguardo e risponde che la sua casa è una tenda sotto un ponte lungo il Tevere; una nonna che sbatte – letteralmente – la testa più volte contro il muro, perché i servizi sociali hanno dovuto portarle via la nipotina, che non poteva continuare a vivere nelle baracche abusive lungo il GRA, gli Slum della Capitale, sempre più folti e numerosi; un uomo di mezza età che chiede informazioni su una diagnosi che gli hanno fatto al Pronto Soccorso, senza avere la più pallida idea di dove tirare fuori i soldi per sottoporsi alle cure che dovrebbe fare. Queste sono alcune delle molte storie che raccontano i volontari della Onlus Medicina Solidale, nata nel 2003 dalla volontà di un gruppo di medici romani, decisi a impegnare il loro tempo affinché le fasce più povere della popolazione sul territorio capitolino potessero avere garantito quel diritto alle cure gratuite per gli indigenti che la nostra Costituzione sancisce all’articolo 32, che il padre della Medicina, Ippocrate di Cos, raccomanda nei suoi scritti, e che, nella realtà dei fatti, è sempre più lontano dall’essere davvero garantito a ogni persona. 

LA STORIA DI MEDICINA SOLIDALE
Nata a inizio anni 2000 come associazione di volontariato non a fini di lucro, Medicina Solidale è cresciuta in questi anni realizzando svariate collaborazioni con università, istituzioni politiche, Chiesa, e oggi conta 6 ambulatori operativi che garantiscono 15000 prestazioni mediche annuali, e nel tempo hanno fruttato 100.000 visite gratuite effettuate, 4000 gravidanze sostenute, e oltre 5000 bambini supportati in vario modo. La dottoressa Fotini Iordanoglou, uno dei circa 40 volontari operativi della onlus, ci spiega che l’urgenza principale che ha dato vita a Medicina Solidale è stata: «La necessità di aiutare le persone in fragilità, che non avevano la possibilità di arrivare al servizio sanitario nazionale e alle visite mediche specialistiche che pure le loro condizioni di salute richiedevano. Si trattava, e si tratta, di stranieri ma anche di italiani, appartenenti a varie fasce di età, accomunati dal non potersi permettere i farmaci o le cure di cui necessitano. Non c’è stato in questi anni un ambito di patologia o vulnerabilità che non abbiamo toccato col nostro servizio, grazie alle competenze specialistiche dei medici che mettono volontariamente a disposizione il loro tempo per questa iniziativa. Grazie poi alla generosità dell’Elemosineria Vaticana, riusciamo a garantire gratuitamente anche le cure farmacologiche, e non solo diagnostiche, per i nostri pazienti». 

“SOSTEGNO A MADRI E BAMBINI
I pazienti sostenuti da Medicina Solidale sono, come ci spiega la dott.ssa Iordanoglou, per il 70% stranieri, spesso giovani mamme con bambini piccoli. «Una delle nostre priorità – spiega la Iordanoglou – è il sostegno delle madri e dei loro bambini, per questo è stato aperto in via G. Chiovenda il Centro Fonte di Ismaele, che si occupa di questo scopo specifico. Arrivano persone che vengono dalle situazioni più varie e difficili: alcune scappano da guerre, altre hanno vissuto in prima persona esperienze di tortura, altre ancora sono donne italiane che di punto in bianco hanno perso tutto. Con loro lavoriamo a vari livelli, per rispondere a un bisogno articolato e complesso. Distribuiamo i pacchi viveri una volta al mese, offriamo un orientamento per risolvere problemi burocratici, diamo lezioni di italiano, i pediatri seguono le gravidanze delle ragazze dandogli consigli preziosi, e soprattutto cerchiamo di ricreare un’atmosfera famigliare in cui accogliere queste persone. Oltre a quello socio-assistenziale, i 6 ambulatori di Medicina Solidale offrono principalmente un aiuto di tipo sanitario. Gli specialisti hanno strutturato una sorta di sistema sanitario volontaristico, e si alternano nei vari centri mettendo a disposizione le loro competenze. Per esempio a San Pietro, nel colonnato del Bernini, dal 2015 grazie a Papa Francesco e all’Elemosineria Vaticana abbiamo un ambulatorio funzionante che ci permette di dare copertura medica a migliaia di persone, senza distinzioni etniche, di ceto o economiche». 

IL CENTRO DI ROMA EST
Uno dei centri operativi più importanti Medicina Solidale lo gestiva in via Aspertini, Tor Bella Monaca, in uno dei territori più poveri della Regione Lazio. L’ambulatorio offriva assistenza socio-sanitaria a decine di migliaia di persone, ma da ottobre scorso lo si è dovuto chiudere per un problema burocratico interno al VI Municipio. La onlus operava in passato all’interno della parrocchia di Santa Maria Madre del Redentore, e il Comune aveva concesso l’uso dei locali della vicina via Aspertini al fine di migliorare e ampliare l’offerta di assistenza socio-sanitaria. I locali dati in comodato d’uso alla onlus però non erano mai stati accatastati, e nonostante i tentativi dei volontari di Medicina Solidale di risolvere la questione con le varie giunte e amministrazioni, alla fine il Municipio VI ha richiesto indietro la struttura con una pec che fa riferimento all’utilizzo senza titolo dei locali da parte della onlus. Un intoppo burocratico penoso soprattutto per le tantissime persone che beneficiavano dei servizi del centro, che nel solo 2018 aveva curato oltre 6000 persone e più di 500 bambini che altrimenti non avrebbero potuto curarsi. In questi mesi i volontari hanno continuato a lavorare per riaprire il centro di via Aspertini. «Il centro garantiva cure gratuite a un territorio davvero bisognoso – spiega la dott.ssa Iordanoglou – tutto quello che posso dire è che ci auguriamo vivamente di poterlo riaprire quanto prima».

Giacomo Meingati

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