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Il volontariato è un viaggio

Il volontariato è un viaggio

Il volontariato è un viaggio. Un viaggio molto particolare e prezioso perché richiede un biglietto speciale, il proprio tempo. Si sceglie di abbracciare una mission, nel nostro caso qualcosa non di impossibile ma di certo estremamente difficile, raggiungere fino all’ultimo bambino. E una volta trovato assicurarsi che venga nutrito, curato, protetto, che gli vengano dati gli strumenti per esercitare i suoi diritti e quelli necessari per dare la forma che più desidera al proprio futuro, prima fra tutte l’istruzione. Come in ogni viaggio anche in questo caso l’ingrediente principale del primo passo è la curiosità.

La curiosità ci spinge oltre i nostri confini, ci permette di incontrare l’altro, di provare empatia e per questo crea delle possibilità, crea ponti, crea cambiamento. Tutto questo si realizza con uno strumento molto semplice ma estremamente potente, la condivisione. Si condivide la passione, l’energia, le proprie competenze ed esperienze così il tutto crea non solo un arricchimento personale ma anche un effetto a catena in cui si può assistere in prima persona di quel processo che parte da un singolo individuo, passa per gli uffici dell’organizzazione e raggiunge un bambino dall’altra parte del mondo. Credo sia questo aspetto del volontariato ciò che più mi affascina.

La capacità di una comunità, una comunità senza confini, di prendersi cura di se stessa, di migliorare o semplicemente, a volte è sufficiente esserci. E infatti sto prendendo un caffè con Anna Maria, una volontaria storica del gruppo Roma, e mi sta raccontando l’inizio del suo viaggio con Save the Children. Mi dice:

“Avevo lavorato tanto, ma mai per qualcuno che non me lo avesse chiesto, per mia scelta. E stranamente questo mi spaventava. Io in fondo sapevo fare tante cose ma in un campo molto diverso e pensavo che forse non sarei stata all’altezza. Ma poi tutto è venuto spontaneo e naturale, avvicinarmi a questo mondo che svolge attività per bambini tanto lontani mi ha subito coinvolto e anche se dovevo mettere in ordine le lettere dei sostenitori tornate al mittente, mi sembrava un lavoro importantissimo. Poi in primavera, mi chiesero di andare ad un evento teatrale in un piccolo teatro per allestire un banchetto e dare qualche informazione insieme ad un’altra volontaria. Io andai emozionatissima, ma tutti furono così accoglienti che mi sentii subito a mio agio. Alla fine della rappresentazione il responsabile mi chiese un breve discorso sulle attività dell’organizzazione. Era il mio primo discorso per Save, non conoscevo ancora tutto dei programmi, delle attività e dei progetti, ma misi una tale gioia in quello che dicevo e una tale partecipazione che fui veramente soddisfatta sentendo gli applausi e l’entusiasmo delle persone alla fine del mio intervento. Fu in quell’occasione che scoppiò l’amore. E ora come farei senza? Mi sento talmente parte del mondo di Save (noi lo chiamiamo così) che per me è una gioia venire qui, non solo per il rapporto con le persone ma soprattutto perché penso a cosa serve.”

In effetti, il rapporto con le persone, sia con i volontari sia con i ragazzi che lavorano qui negli uffici è un aspetto molto importante del volontariato. Il volontariato d’ufficio in particolare ti fa avvicinare talmente tanto all’organizzazione che ti permette di vivere la sua quotidianità in totale trasparenza.

Si partecipa alla realizzazione dei grandi eventi, si condividono informazioni e ti vengono dati gli strumenti che ci permettono poi di essere sempre più autonomi, nel fondare un gruppo Save the Children in località in cui non esiste così come nell’organizzare di nostri eventi di sensibilizzazione e raccolta fondi che ci permettono di metterci costantemente in gioco e scoprire lati e capacità che neanche pensavamo di avere, come Pasquale, ingegnere informatico e babbo natale, o Diana e la sua passione di organizzare dei mega eventi con tanti special guests, tra cui il prossimo obiettivo a quanto pare è Keanu Reeves; e poi Tommaso, volontario del gruppo di Verona, venuto nella città eterna per studiare architettura e la prima cosa che ha fatto è stata quella di cercare l’indirizzo di Save e unirsi a noi, e infine l’instancabile Gianluca, esperto nell’organizzazione di maratone a cui però invita sempre gli altri a partecipare.

In realtà questi sono solo alcuni di noi perché noi siamo un team di più di 600 volontari solo a Roma e ci piace girare la bella Italia, girovagare da nord al sud, nelle isole, non solo in Italia ma in tutto il mondo e sentirsi sempre ben accolti, tra amici, a casa.

È così, ognuno di noi inizia un viaggio in solitaria spinto dalla curiosità e la passione ma ben presto si trova a far parte di una grande famiglia, sempre in movimento, che non si ferma mai, fino a quando non avrà raggiunto fino all’ultimo bambino.

Jane Alibali

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