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In Veneto un cimitero dei bimbi non nati, per dire “ci sei stato, ti ...

In Veneto un cimitero dei bimbi non nati, per dire “ci sei stato, ti …

Il lutto per una vita che si spegne nel grembo è un dolore profondo che la sepoltura può aiutare a vivere in pienezza e consolare

Lo scorso 19 giugno è stato inaugurato a Torri di Quartesolo, in provincia di Vicenza, uno spazio cimiteriale per i bambini mai nati, cioè abortiti prima della 28 settimana (sia per aborto spontaneo sia per aborto volontario). In merito alla gestione emotiva e anche concreta di questi veri e propri lutti ci sono ancora molte ombre nel nostro paese. Perciò il governatore Luca Zaia si è premurato di spiegare dalla sua pagina Facebook:

La Regione ha legiferato sulla materia, stante il desiderio espresso da molte famiglie ai sindaci e alle Ulss del territorio. La norma prevede da qualche mese l’obbligo a informare i genitori sulla possibilità di dare sepoltura anche ai bambini scomparsi prima delle 28 settimane di gestazione. Nel caso in cui i genitori del bambino, in piena coscienza, non siano interessati alla sepoltura, sarà l’Usl a farsene carico.

In Italia esistono circa 21 camposanti di questo tipo, ad ogni nuova apertura si apre un dibattito che tocca corde molto profonde e drammatiche.

Il diritto all’aborto e il diritto alla sepoltura

Il gesto pietoso di poter piangere in un luogo concreto una vita così piccola da non aver visto la luce del sole è ritentuto da chi si erge a paladino del diritto all’aborto un’offesa alle donne. Questa contrapposizione fa male a tutti, eppure anche da un dibattito, che ha visto posizioni molto dure e aspre, emergono domande interessanti.

Ripercorriamo alcune tappe.

Era il gennaio 2012 e a Roma veniva inaugurato il «Giardino degli angeli» all’interno del cimitero Laurentino, ne seguirono polemiche legate a un possibile attacco alla legge 194. Ci fu chi parlò violentemente e chi, sempre in difesa di un femminismo ideologico, si limitò a ribellarsi ponendo domande. Così scriveva Luisa Pronzato:

Vi prego, fate ancora silenzio. E nel silenzio mi chiedo: che cosa rappresenta quella lapide bianca?

Un punto di unione verso un bambino che non c’è o una fonte di colpa? La consolazione o la perpetuazione di un dolore? Quel camposanto benedetto oggi che cosa dice a una donna: che è stata inadeguata per non essere riuscita a portare a termine la gravidanza o colpevole per aver voluto interromperla? (dal Corriere)

Era il novembre 2013 e a Pontedera vicino Firenze un altro ritaglio di terra del cimitero veniva destinato ai bambini non nati. Il dibattito si riapriva acceso. Una voce fuori dal coro fu quella della dottoressa Alessandra Kustermann, ginecologa e primario alla clinica Mangiagalli di Milano, donna di sinistra e sostenitrice della legge 194:

“Sono ginecologa dal 1979 e non ho mai sentito una donna nominare quello che portava in grembo come feto, embrione o grumo di materia. Decidere di seppellire un bambino abortito è una scelta che va lasciata alle donne senza ferire la loro sensibilità e spesso le aiuta a superare il lutto”

Approfondisce, poi:

Non ho mai sentito nessuna donna incinta, anche in procinto di abortire, parlare di “grumi di materia”, “feto” o “materiale abortivo”. Anche nel linguaggio comune, quando parlano con me in qualità di ginecologa, dicono “il bambino”, o “mio figlio”. E questo a prescindere dal fatto che dopo poche ore affronteranno una interruzione di gravidanza. A maggior ragione quelle pazienti che sono al quarto o quinto mese: come ho detto prima, per loro è un figlio a tutti gli effetti. (da Huffington Post).

La dottoressa Kustermann, da medico non obiettore – che quindi ha accompagnato molte donne nell’interruzione volontaria di gravidanza – parla del bisogno di vivere il lutto e attraversare il dolore.

Piangere un figlio abortito volontariamente?

Per chi aderisce alla fede cattolica potrà sembrare incompatibile la scelta di una donna di abortire e quella di piangere il bambino volontariamente rifiutato.

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