sabato , settembre 22 2018
Home / Medicina Oggi / InViati Speciali: Giambattista che si rialza e vede il futuro
InViati Speciali: Giambattista che si rialza e vede il futuro

InViati Speciali: Giambattista che si rialza e vede il futuro

Giocava a basket. Facile: lo sport di quelli così, quasi due metri, braccia e gambe lunghe. MJ e Magic miti di quei giorni, triple e schiacciate davanti alla tv, Dan Peterson e Flavio Tranquillo da ascoltare, campetti d’asfalto per il “tre vs tre�, amici e birre dopo il sudore. Poi accade qualcosa che ti fa cambiare le prospettive. Tipo un incidente, come per lui. Vado da Giambattista e ci penso. Perchà quella è la prima cosa che ti arriva in testa, la più semplice e la meno banale. Ce ne sono mille altre ad apparire mano a mano che avanza il tempo e ripercorri una vita che si incrocia con altre, con i palazzi di Rozzano, periferia di Milano, a sembrare uguali, ma che poi hanno dentro storie come la sua. E incontri anche l’eccellenza italiana che spesso rimane nascosta. Come quella che grazie a Giambattista ho scoperto in un paesino della Brianza, culla di un clinica che per la riabilitazione ha pochi eguali nel mondo. Ecco, meglio sottolineare: nel mondo.

Cambiare prospettiva. Non è solo una questione che riguarda il modo di vedere: “Sono passato da guardare il mondo dal mio metro e novantasette a farlo seduto su una carrozzina sessanta centimetri più in basso�. Che è molto diverso. Questa era una delle prime cose che volevo cercare di capire mentre preparavo questo incontro da emozioni continue per InViati Speciali. Quante altre poi ce ne sono state. Perchà la vita di Giambattista Tshiombo meriterebbe un film e me ne accorgevo ogni volta che le parole fra noi giravano l’angolo. Papà e mamma ad arrivare dal Congo quasi mezzo secolo fa, un oratorio che li accoglie, i sacrifici per i figli da crescere e far studiare. Giambattista diventa chirurgo, le mani e le dita strumenti per salvare o migliorare vite. Cambiare prospettiva, ancora. Da medico a paziente. E reinventarsi la professione. Perchà Giambattista non si lascia andare anche se quelle mani dopo l’incidente non si muovono più come prima. Non vuole che i suoi studi finiscano in nulla. Grazie a Fondazione Cariplo, trova la direzione che gli permette di andare avanti. Ascoltarlo è ogni volta fonte di altre domande e altre ancora.

I suoi racconti si incrociano con quelli di papà, occhi lucidi guardando il figlio che si alza. Nessun miracolo. Solo tecnologia. Vedere Giambattista indossare l’esoscheletro, una struttura robotica che sostiene il suo corpo eretto, e camminare non è un’esperienza mistica, ma reale e coinvolgente. Il viaggio di InViati Speciali ci ha portato infatti a Villa Beretta, la clinica di Costa Masnaga, non lontano da Lecco, dove lavora Franco Molteni, che sta seguendo il percorso riabilitativo di Giambattista. Definirlo medico è riduttivo: Molteni è uno di quelli che costruiscono il futuro. Per gli altri. Parlare con lui fa capire bene cosa può fare la scienza per migliorare la vita di chi ha o ha acquisito disabilità. Con limiti che sono spesso solo etici. Dice: “Giambattista è un caso molto emblematico, fa fatica muovere le braccia e le gambe. Indossando l’esoscheletro si riabilita mettendo in campo la propria volontà. La tecnologia è da un lato una parte della persona, dall’altro un farmacoâ€�. Ecco che si aprono spazi per altre, immense, riflessioni.

Tutto questo partendo da palazzi uguali di Rozzano, un oratorio che accoglie una coppia dall’Africa, un medico che si muove su una carrozzina, una struttura che permette di camminare e stare in piedi chi mai se lo aspettava di nuovo. Che storia con tanto ancora da scrivere quella di Giambattista e della tecnologia che avanza. Un privilegio averla potuta raccontare.

Leggi Anche

Test di Medicina 2018: i risultati quando saranno online oggi?

Test di Medicina 2018: i risultati quando saranno online oggi?

Test di Medicina 2018: i risultati quando saranno messi online oggi? Alcune indicazioni su possibile …