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La Festa dei Cuochi, storia di una bella Italia - Sala&Cucina

La Festa dei Cuochi, storia di una bella Italia – Sala&Cucina

Da 40 anni a Villa Santa Maria (Ch) si celebra una festa dedicata a tutti i cuochi d’Italia. Ma non è una festa qualunque perché sarebbe troppo semplice etichettarla come la solita sagra dove la gente va per bere e mangiare, ingannare il tempo passeggiando e chiacchierando con gli amici. La Festa dei Cuochi di Villa Santa Maria è un rito, celebrativo e propiziatorio; è un’occasione culturale e religiosa, un momento di riflessione su un mestiere tanto antico quanto difficile, sebbene bellissimo. Una festa attesa e preparata con la cura e l’amore che si riservano alle occasioni speciali, quelle che riempiono il cuore di riconoscenza e preparano il futuro.

Il luogo è magico. Un presepe abbracciato alle colline rocciose dell’Abruzzo, terra aspra e sincera come i suoi abitanti, al tempo stesso chiusi e ospitali.

L’origine della scelta del luogo è la sua scuola, quell’istituto Marchitelli che dal 1800, prima sede storica dell’allora Regio Corso Biennale a indirizzo Alberghiero, è decano di tutti gli istituti alberghieri d’Italia. Durante l’anno scolastico 1939-40, l’allora Regio Provveditorato agli Studi di Chieti così si espresse: “Il corso, Commerciale Alberghiero, biennale, programmi ridotti, oltre ad impartire una sufficiente cultura, ha lo scopo di indirizzare i giovinetti alla carriera d’albergo, a creare, cioè, camerieri, cuochi e direttori d’albergo. Tale iniziativa fu presa per favorire la tendenza della popolazione di Villa Santa Maria che da generazioni fornisce personale d’albergo assai rinomato e diffuso in tutto il mondo”. Una tendenza che ha origini ancora più lontane, da San Francesco Caracciolo, nativo di Villa Santa Maria, proclamato nel 1996, per unanime richiesta di tutte le Associazioni Cuochi d’Italia, Patrono dei Cuochi d’Italia.

Di cuochi ne sono usciti tanti dalla scuola e da Villa Santa Maria, fin da quando nel ‘500 il santo, di nobili natali, cominciò a favorire l’istruzione dei giovani incoraggiando proprio l’attitudine alla cucina. Oggi l’Istituto G. Marchitelli è annoverato tra i migliori del nostro Paese con un’offerta didattica tra le più complete e qualificate, spazi modernamente attrezzati e un convitto.

L’orgoglio di appartenere a una stirpe di cuochi così illustre si percepisce nell’atmosfera della festa, nell’impegno dei cuochi che da tutta Italia, grazie alla FIC, convergono e dedicano il loro tempo alla preparazione dei piatti, alle dimostrazioni, ai raduni e ai momenti celebrativi, tanti e diversi, fianco a fianco con gli studenti della scuola. Si percepisce nell’affluenza dei cittadini, nella partecipazione.

La Festa dei Cuochi di Villa Santa Maria è un appuntamento che merita di essere vissuto, per l’aria che tira, per l’allegria, per la fierezza del mestiere.

È un appuntamento, forse, difficile da rispettare; servirebbero maggiori risorse alle istituzioni locali – dal sindaco di Villa, Pino Finamore, ai presidenti di provincia e sindaci vicini – che con dedizione la propongono e organizzano senza risparmiarsi; servirebbero migliori strutture ricettive e infrastrutture per favorire l’affluenza di chi non risiede in regione; ci vorrebbe maggiore risonanza di quella finora data che non ha (ancora) attirato sponsor degni di nota, tranne lo storico pastificio De Cecco, di casa in Abruzzo, marchio di fama mondiale per la produzione di pasta di grano duro e la straordinaria Cantina Tollo, una delle più grandi realtà vitivinicole del Centro-Sud, oramai leader in cifre e qualità anche per i vini biologici.

Occasione persa per tutti gli altri, soprattutto per la regione Abruzzo che tanto offre dal punto di vista paesaggistico, gastronomico e umano. Una regione colpita da eventi che ne hanno minato le risorse ma non hanno piegato la volontà degli abruzzesi che con tenacia guardano al futuro e innovano; come Francesco Pace, da tecnologo alimentare a pizzaiolo, che a Orsogna ha aperto FràGranze dove prepara pizze di straordinaria leggerezza e originalità con prodotti tipici, farine locali e passione; come Camillo Cibotti che alla Trattoria L’Onofrio Caffè di Villa Santa Maria propone la cucina abruzzese tradizionale con uno stile e una professionalità che non sfigurerebbe in città. Insomma, un luogo che potrebbe attirare turismo e creare indotto, una festa che darebbe sollievo all’economia del luogo, se solo potesse decollare come merita.

Ho trovato, a Villa Santa Maria, un’Italia bella e genuina, gente appassionata e industriosa, l’anima dei cuochi italiani che nulla hanno da invidiare a colleghi più blasonati o internazionali, quella solida, concreta, base culturale e umana che non dovrebbe mai mancare in un Paese grande come il nostro.

La festa dei cuochi ci sarà anche l’anno prossimo, c’è tempo per pensarci, facciamolo.

Marina Caccialanza

 

FOTO credito Dario Raimondi

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