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L'Aquarius passa, l'attacco finale resta: il mondo delle Ong chiama alla "resistenza"

L’Aquarius passa, l’attacco finale resta: il mondo delle Ong chiama alla "resistenza"

L’attacco finale. Preceduto da un crescendo di accuse delegittimanti (“i vice scafisti”, “chi si arricchisce con il business della solidarietà”, etc.) che servivano per preparare il terreno ad una resa dei conti, peraltro già annunciata in campagna elettorale. Molto più di un accerchiamento: è, per l’appunto, l’attacco finale. E’ questo il sentimento che attraversa il variegato mondo delle Ong impegnate sul fronte migranti nella rotta del Mediterraneo. Un sentimento che unisce e che chiama alla “resistenza“. C’è paura, sì. Paura di un clima montante che criminalizza chiunque provi a rivendicare e a praticare il diritto-dovere alla solidarietà verso gli ultimi tra gli ultimi: quell’umanità disperata che fugge da guerre e disastri ambientali preferendo la roulette del mare a restare nell’inferno che hanno lasciato. Paura che non viene rimossa dall’annuncio del premier spagnolo Pedro Sanchez che la Spagna permetterà alla nave “Aquarius” di attraccare a Valencia.

Le polemiche di una estate fa, quelle che accompagnarono il codice di condotta voluto dall’allora ministro degli Interni Marco Minniti per regolamentare le operazioni di salvataggio in mare da parte delle navi delle Ong, quelle polemiche sbiadiscono di fronte all’oggi. “Siamo di fronte a degli atti senza precedenti, portati avanti da chi ha importanti responsabilità di governo”, dice ad HuffPost uno di quelli che di salvataggi ne ha fatti tanti e che oggi ti chiede di non citarlo “perché si ha paura di ciò che può accadere a ognuno di noi”. Una campagna di demonizzazione, è una convinzione diffusa nel mondo delle Ong, ha di fatto creato il reato di solidarietà. Le invettive di Matteo Salvini, il suo “non chineremo la testa”, lasciano il segno. Tanto più che il vice premier leghista tutto intende fare meno che un passo indietro. “Oggi – scrive su twitter il leader del Carroccio – anche la nave Sea Watch 3, di Ong tedesca e battente bandiera olandese, è al largo delle coste libiche in attesa di effettuare l’ennesimo carico di immigrati, da portare in Italia. L’Italia ha smesso di chinare il capo e di ubbidire, stavolta c’È CHI DICE NO.#chiudiamoiporti”. Sea Watch 3 si trova in questo momento in acque internazionali, non è attualmente coinvolta in operazioni di ricerca e soccorso, non ha persone soccorse a bordo della propria nave”. Lo dice la stessa ong tedesca in un tweet delle 13:48. L”Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, fa appello ai “governi coinvolti affinché consentano lo sbarco immediato di centinaia di persone bloccate nel Mediterraneo da sabato a bordo della nave Aquarius.

E’ un imperativo umanitario, le persone sono in difficoltà, stanno esaurendo le scorte e hanno bisogno rapidamente di aiuto”. Per Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Unhcr per il Mediterraneo centrale, “questioni più ampie come quella su chi è responsabile e competente dovrebbero essere esaminate solo dopo”. “Non salviamo vite umane perché siamo buoni, lo facciamo perché apparteniamo a uno stato di diritto e la salute è un diritto affermato in trattati firmati da nazioni civili, come il trattato di Ginevra per esempio – dice Elda Baggio, medico chirurgo di Medici senza Frontiere appena tornata da gaza e dall’Iraq – ricordando che in molte parti dell’Africa l’accesso alle prestazioni sanitarie non è gratuito. Togliamoci dalla definizione di umani se apparteniamo alla categoria che dice ‘così imparano'”, aggiunge. E a proposito delle 629 persone a bordo dell'”Aquarius”, salvate ieri in mare dagli operatori della Ong italo-franco-tedesca SOS Méditerranée, sempre Medici senza frontiere ha fatto sapere, anche stavolta via social, che “le condizioni mediche a bordo sono per ora stabili ma l’inutile ritardo dello sbarco in un #portosicuro mette a rischio i più vulnerabili: 7 donne incinte, 15 con gravi ustioni chimiche, diversi pazienti con sindrome da annegamento e ipotermia”, aggiungendo l’hashtag #umanitàperta, che da ieri spopola sul web. “Se l’Italia antepone dimostrazioni di forza e di peso politico alla vita dei migranti è chiaro che umanità e dignità delle persone divengono secondari rispetto al tutto il resto. Abbandonare innocenti in mare non può mai considerarsi una strategia politica ma rimane inequivocabilmente una violazione dei diritti umani di cui l’Italia sarà chiamata a rispondere”, sostiene padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, servizio dei Gesuiti per i rifugiati.

” Le dispute tra stati vanno risolte in sede diplomatica senza prendere in ostaggio donne e bambini“, afferma Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia. “Sulle Ong che lucrano, da oltre un anno tutte le indagini in corso non hanno dimostrato nessuna responsabilità a livello giuridico secondo la quale stiamo facendo qualcosa di male. Semplicemente ottemperiamo a quello che è l’obbligo di soccorrere chiunque si trovi in difficoltà in mare stando alla normativa internazionale. Per noi non soccorrere queste persone in mare o stare a guardare mentre vengono intercettate e riportate in Libia significa renderci complici di un crimine, ribadisce Giorgia Rinaldi, rappresentante di Sea Watch 3.

Incalza Silvia Stilli, portavoce AOI (Associazione Ong Italiane): “629 disperati, anche bambini, raccolti nel Mediterraneo dalla nave Aquarius, sono bloccati davanti alle nostre coste: in fuga da morte e sofferenze, guerre, povertà e fame, scampati a lunghi viaggi nel deserto, sfuggiti talvolta alle torture nei centri di detenzione in Libia, con i segni nel corpo e nell’anima delle violenze degli scafisti.

A loro il nuovo ministro dell’Interno Matteo Salvini sta negando la speranza di vivere, respingendoli verso Malta, ma sapendo che in verità si tratta di un atto di sfida verso l’Unione europea che potrà costare la vita nell’immediato a chi è in condizioni gravissime”. Per la portavoce dell’AOI, “non vi è nessun rispetto per le regole dell’accoglienza; è la negazione dei principali diritti umani, in particolare dei profughi e rifugiati. Questo respingimento da parte del Ministro Salvini segue di poco le sue dichiarazioni minacciose di questi giorni rivolte contro le Ong. Mi auguro che subito sia pubblicamente e unitariamente espresso il rifiuto a sottoscrivere questa decisione da parte dei Sindaci di quelle città italiane coinvolte nel divieto a far entrare nei loro porti la nave Aquarius con i suoi 629 immigrati salvati dalla morte in mare”. Silli ricorda inoltre che “le Ong hanno proposto e sollecitato varie volte un dialogo fattivo e sereno con il nostro Governo, fin da quando a dirigere il Dicastero dell’Interno era Marco Minniti. L’ ‘estate calda’ del Mediterraneo è ritornata, gli accordi con la Libia hanno dimostrato la loro inefficacia: non vogliamo più veder scorrere sangue di persone innocenti e assistere alla criminalizzazione di chi cerca di salvarle.

Il ministro dell’Interno deve togliere subito il blocco all’entrata delle navi umanitarie nei nostri porti e sedersi a parlare con i Comuni e le organizzazioni impegnate nei soccorsi in mare e nell’accoglienza”. Durissima è anche la posizione espressa da Guido Barbera, presidente del Cipsi, coordinamento di 34 associazioni di cooperazione e solidarietà internazionale: “Nessun Paese ha il diritto di chiudere l’accesso alla speranza di vivere e alla sopravvivenza – afferma Barbera -. Nessuna civiltà c può fare a meno di principi di solidarietà, dei diritti umani e della giustizia, senza cadere nell’inciviltà e nella barbarie”. Il presidente del Cipsi esprime la sua condanna per una politica che “disprezza la vita e la salvezza delle persone migranti”. E conclude con un appello: “Chiediamo a tutti di rialzare la testa con fierezza ed il coraggio di guardare in faccia ed accogliere chi soffre, non cacciarlo o lasciarlo in balia dell’oceano. La solidarietà è un dovere. Salvare le persone in mare e portarle in terra è un obbligo”. Sottolinea Francesco Petrelli, responsabile delle relazioni istituzionali di Oxfam Italia: “Un ministro dovrebbe sapere quali siano gli obblighi internazionali a cui il nostro Paese ha aderito da tempo. E un politico lungimirante, che non cavalchi solo il tornaconto elettorale del momento, dovrebbe sapere che avere una visione di medio periodo è il modo migliore anche per fare gli interessi dell’Italia in Europa e nel mondo”. ” Oggi – conclude l’esponente di Oxfam – grazie alla solidarietà della Spagna abbiamo risolto il problema umanitario di 629 disperati alla deriva, ma domani o tra una settimana, che faremo?”.

“Credo che questa sia una sconfitta della politica che non sa gestire queste emergenze e prova a far rimbalzare la palla delle responsabilità mentre degli esseri umani rischiano. La politica dev’essere interessata al bene comune“, rimarca il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Caritas Italiana. “Tenere le navi delle organizzazioni non governative ferme in mare in attesa di un porto dove approdare significa solo che meno navi di soccorso sono operative per aiutare chi può trovarsi in difficoltà proprio in questo momento”, gli fa eco Elisa De Pieri, ricercatrice di Amnesty International sull’Italia. “Chi fa assistenza umanitaria nel Mediterraneo non va mai criminalizzato od ostacolato. Chiederemo un incontro prossimamente al ministro dell’Interno Salvini“, annuncia il presidente di Amnesty Antonio Marchesi. Ma il diretto interessato non sembra avere alcuna intenzione di aprire un tavolo di confronto, e di ascolto, con le Ong.

La sua linea è un’altra. E la esplicita a commento della decisione spagnola: “Evidentemente alzare la voce, cosa che Italia non faceva da anni, paga”, esulta il vice premier leghista, twittando: “Vittoria. 629 immigrati a bordo della nave Aquarius in direzione Spagna. Primo obiettivo raggiunto”. E a dar man forte a Salvini arriva l’altro vice premier, pentastellato: “Non è una bagnarola ma una nave attrezzata: non c’è nessuna emergenza”, dichiara Luigi Di Maio riferendosi all’Aquarius. Quanto alle Ong, nessun incontro è in vista, fanno sapere dal Viminale, l'”agenda del ministro è piena d’impegni per le prossime settimane”. Nessun ripensamento da parte di Salvini è nell’ordine del possibile. E questa reiterata indisponibilità rafforza la convinzione, nel mondo Ong, che stavolta è iniziato davvero l'”attacco finale”.

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