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L'eccellenza della sanità del Veneto anche dietro le sbarre

L’eccellenza della sanità del Veneto anche dietro le sbarre

ROVIGO – La sezione di assistenza intensiva è a servizio dei bisogni di salute di cura dei circa 2300 detenuti dei nove penitenziari del territorio veneto e consentirà di evitare i disagi e i costi delle traduzioni delle persone recluse presso strutture ambulatoriali esterne al carcere, senza impegnare  le liste di attesa nel territorio. E’ stata inaugurata nel carcere di Rovigo alla presenza di Jacopo Morrone, sottosegretario di Stato per la Giustizia, Manuela Lanzarin, assessore regionale alla Sanità e al Sociale, Francesco Basentini, capo del dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria, Claudio Mazzeo, direttore della casa circondariale di Rovigo, Antonio Compostella, direttore generale dell’Ulss 5 Polesana e del Prefetto di Rovigo Maddalena de Luca. Alla cerimonia di lunedì 16 aprile erano presenti anche i rappresentanti delle altre Forze di Polizia del territorio.

“La sezione di assistenza intensiva in medicina fisica e riabilitativa all’interno del carcere di Rovigo – ha commentato Manuela Lanzarin – rappresenta una forte innovazione per il sistema della salute in carcere perché è un centro specialistico per la popolazione reclusa dei nuovi istituti penitenziari del Veneto, in grado di soddisfare pienamente i criteri di appropriatezza e di sicurezza clinica, nel rispetto degli standard presenti sul territorio e delle condizioni di sicurezza”. 

E’ quanto ha sottolineato l’assessore regionale alla Sanità e al sociale inaugurando a Rovigo la nuova Sezione di Assistenza Intensiva specializzata in medicina fisica e riabilitativa ambulatoriale per patologie ortopediche. Il reparto, dotato di 6 stanze, 15 posti letto e fornito di moderne attrezzature e di una palestrina riabilitativa adatta anche per persone con disabilità motoria, sarà seguito da una equipe multiprofessionale di medici, fisioterapisti e infermieri. 

“A 10 anni di distanza dal passaggio delle competenze in tema di sanità dal Ministero di Giustizia al Servizio sanitario regionale – ha ricordato l’assessore – la Regione Veneto assicura assistenza sanitaria h24 ai detenuti dei nove Istituti Penitenziari del Veneto, attraverso ambulatori e reparti all’interno del carcere, oppure facendo ricorso alle strutture esterne della sanità ospedaliera nei casi di emergenza o di gravità complessa. In totale la popolazione assistita nel sistema penitenziario regionale raggiunge quasi le 6 mila persone, calcolando anche i nuovi ingressi”. 

Portare salute dentro il carcere non è un compito semplice – ha ribadito la titolare delle politiche sociali e sanitarie della Regione – almeno il 30 per cento dei detenuti è portatore di gravi patologie croniche. In Veneto tutti gli istituti di pena sono  dotati di infermeria, attrezzature radiologiche di telemedicina, ambulatori specialistici e odontoiatrici, dove è garantita la presenza di medici e di specialisti. A Verona e a Padova sono stati istituiti anche due reparti detentivi: quello scaligero è già funzionante, quello padovano è in via di attivazione. Il disagio psichico e le dipendenze patologiche purtroppo interessano una importante percentuale della popolazione detenuta, amplificate dalle condizioni di contesto. Nel carcere di Rovigo e al Montorio di Verona sono attivi, rispettivamente, una articolazione di salute mentale e un centro di  osservazione psichiatrica a Verona. Al Due Palazzi di Padova opera anche una specifica struttura per detenuti alcoltossicodipendenti, che a breve sarà potenziata. La Regione assicura interventi sanitari e  assistenziali anche agli autori di reato con disagio psichico affidati alle Rems e alle strutture intermedie della Regione Veneto. 

All’interno del riparto del fondo sanitario nazionale, i trasferimenti al Veneto per la sanità penitenziaria valgono quasi 7 milioni di euro (6.911.288 la quota assegnata alla Regione nel 2018).  Per l’attivazione e l’avvio della prima sezione di assistenza intensiva a Rovigo la Regione ha investito 255 mila euro, di cui 111 mila a copertura del costo annuale del personale sanitario in servizio e 61 mila euro per attrezzature, arredi e strumentazione medica.

“Grazie anche alla prima sezione di assistenza intensiva, il Veneto, che da pochi mesi coordina il gruppo interregionale per la Sanità Penitenziaria e rappresenta le Regioni al Tavolo tecnico interistituzionale – ha concluso l’assessore – offre un sistema ampio e articolato di assistenza alla popolazione detenuta nel proprio territorio, dimostrandosi capace di coniugare il rispetto del diritto alla salute con i criteri di appropriatezza delle cure e con le necessarie garanzie di sicurezza”.

“Una struttura bella ed efficiente – ha dichiarato il sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone – che non va solo a favore dei detenuti, ma anche per tutti il personale che ci lavora all’interno. Ringrazio il presidente regionale Luca Zaia per l’attenzione a questo settore”.

Per il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Francesco Basentini  l’apertura di una sezione intensiva di cura a Rovigo rappresenta un   “evento eccezionale” in quanto  “mette insieme due partner pubblici con risultati di efficienza ed efficacia visibili a tutti, in un contesto così delicato e particolare come la sanità penitenziaria. La popolazione detenuti ha diritti ed esigenze come tutti gli utenti del sistema sanitario nazionale – ha sottolineato Basentini – e merita di poter fruire di servizi di qualità.  Questa forma di collaborazione interistituzionale dovrà proseguire anche in futuro, di pieno concerto”.
Anche il  provveditore regionale Enrico Sbriglia ha messo in luce come “ancora un volta il Veneto si sia dimostrato collaborativo nei confronti dell’amministrazione penitenziaria avendo aderito alla richiesta di realizzare velocemente una struttura specializzata per detenuti, che potrà così alleggerire il carico per il personale di polizia penitenziaria e garantire nel contempo una maggiore sicurezza al territorio”. “Con l’istituzione di a questa sezione specializzata nelle cure fisiatriche – ha detto Sbriglia – la Giunta regionale ha dato continuità alla collaborazione che in questi anni si è instaurata tra Regione e amministrazione penitenziaria al fine di realizzare  un sistema di esecuzione della pena nella sicurezza, ma sempre nel rispetto dei principi di umanità”

Il direttore del carcere Claudio Mazzeo ha sottolineato il valore di quanto realizzato, che è frutto dell’incontro tra servizio sanitario regionale e amministrazione penitenziaria ”volto a fornire un servizio di qualità alle persone detenute, ma anche a ridurre la movimentazione dei reclusi nel territorio, anche ai fini della tutela dell’ordine pubblico”. “L’articolo n. 32 della Costituzione –  ha ricordato – riconosce il diritto fondamentale alla salute e impegna lo Stato a garantire la sanità a tutti i cittadini, liberi e detenuti”.
Infine il direttore generale dell’Ulss 5 Polesana Antonio Compostella ha ricordato che “la nuova sezione fa seguito, a distanza di due anni, all’apertura dell’area di degenza ospedaliera per detenuti nel nosocomio di Rovigo. Questa nuova sezione di assistenza intensiva, all’avanguardia per spazi e tecnologie, potrà permettere il trattamento  fino a15 persone, anche provenienti da altre strutture penitenziarie”. 

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