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Lezioni d'amore: educazione non sessuale per i giovani (etero) del ...

Lezioni d’amore: educazione non sessuale per i giovani (etero) del …

A fine agosto mi è capitata sotto mano la notizia che in Piemonte partirà un progetto pilota che vuole rieducare i ragazzi ad amare e instaurare relazioni sane.

Stando a un articolo di LaRepubblica.

it, tra novembre e marzo, duemila ragazzi delle quarte e quinte superiori delle scuole piemontesi verranno eruditi sui fondamenti dell’amore con due ore (alla settimana? Non è chiaro) di educazione sentimentale.

Lezioni d’amore” è il nome del progetto che si propone, come fine ultimo, quello di “contrastare aggressività, bullismo e violenza, sia nei rapporti di coppia sia tra amici” attraverso un’operazione di “rialfabetizzazione amorosa”.

Lo slancio romantico d’altri tempi e le grandi ambizioni sembrano lodevoli, e i presupposti sono comprensibili: l’amore ai tempi di Facebook ha perso ogni sfumatura di umanità, le relazioni coltivate sulla tastiera si sono impoverite/svuotate di valori e principi, risultando superficiali surrogati di un rapporto fatto di voci, gesti e sentimento.

Se l’utilizzo di massa del digital, dell’internet e dei social network, da una parte, ha avvicinato le persone costruendo ponti virtuali che hanno ricongiunto vecchie fiamme, amici d’infanzia, compagni di avventure passate e “quelli che”, dall’altra hanno messo uno schermo tra le parole t’amo dove prima c’era un apostrofo rosa.

Il recupero di relazioni che siano più vere, profonde e coltivate è quindi, probabilmente, una necessità di questi tempi moderni digitali.

Tuttavia, leggendo diversi articoli della notizia, mi è sembrato che quella che viene presentata come una proposta educativa valida e necessaria sia viziata da una visione eterosessista e maschilista.

Frasi come quelle che motivano la necessità di una “rialfabetizzazione amorosa” con il fatto che “i ragazzi non sanno più corteggiare e le ragazze non riescono a dare segnali chiari”, oltre a escludere ogni amore diverso da quello eterosessuale, propongono dei ruoli di genere stereotipati che contrappongono il ruolo attivo dell’uomo predatore a quello passivo della donna preda/vittima.

L’articolo ci tiene a evidenziare come il progetto non abbia “nulla a che vedere con l’educazione sessuale”, “nulla a che vedere col sesso”.

Una presa di distanze che ricalca quella rappresentazione peggiorativa del sesso che sembra andare per la maggiore nei contesti educativi. Non ricordo una lezione di educazione sessuale dove non si sia parlato del sesso in termini di rischi e pericoli (gravidanze indesiderate, malattie sessualmente trasmissibili), come qualcosa da cui proteggersi, o in cui si sia parlato di piacere.

Credo che non sia possibile parlare di episodi di violenza (sulle donne) e bullismo senza parlare di sessualità, quando è proprio con questa sfera che hanno a che fare gli stereotipi e gli stigma che spesso sfociano in atteggiamenti di violenza e intolleranza.

Ben vengano i corsi che ci ricordano che forse, ultimamente, ci siamo persi dei pezzi, dei valori e un po’ di quella capacità di interagire squisitamente umana.

Ma questi corsi dovrebbero parlare a tutti (etero e non) e di tutto, senza tralasciare aspetti naturali e fondamentali come la sessualità, che fanno parte della vita di ognuno.

Ne ho parlato in un articolo sul blog (questo) e sul mio canale Instagram, dove si è creata una discussione interessante intorno al tema dell’educazione sessuale.

Se volete aggiungervi al confronto, vi aspetto lì.

Le Sex en Rose

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