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Limiti orari slot a Marostica (VI), Consiglio di Stato respinge ricorso

Limiti orari slot a Marostica (VI), Consiglio di Stato respinge ricorso

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato da una società per chiedere l’annullamento: della deliberazione del Consiglio Comunale di Marostica avente ad oggetto “Approvazione del Regolamento comunale per le sale giochi e l’installazione di apparecchi da intrattenimento”; dell’ordinanza del Sindaco del Comune di Marostica avente ad oggetto “Disciplina comunale degli orari di funzionamento degli apparecchi per il gioco lecito con vincita in denaro, installati negli esercizi autorizzati ex artt. 86 e 88 del T.U.L.P.S. e negli esercizi commerciali ove è consentita la loro installazione”.

Per il Consiglio di Stato “una volta premesso che i motivi di ricorso possono essere trattati congiuntamente in ragione della loro reciproca connessione, va osservato che il provvedimento impugnato è immune dai vizi dedotti. Nello specifico e con riferimento alle singole doglianze, deve ulteriormente rilevarsi quanto segue:

– l’art. 20 della l. r. Veneto n. 6/2015, nel demandare ai Comuni il potere di attuare la normativa regionale in materia di prevenzione, contrasto e riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, non prevede alcun obbligo in capo al Comune di esercitare tale potere mediante strumenti di pianificazione urbanistica. Risulta peraltro inconferente il precedente richiamato dalla ricorrente, atteso che in quella fattispecie era applicabile una normativa che prevedeva la facoltà di introdurre le prescrizioni in tema di “luoghi sensibili” nell’ambito della disciplina urbanistica. Dalla stessa giurisprudenza costituzionale non si evince un obbligo in tal senso. Del resto, nella giurisprudenza del giudice amministrativo è agevole cogliere orientamenti – di segno opposto a quello invocato dalla società ricorrente – secondo cui la materia, in cui si collocano le regolamentazioni volte a prevenire il gioco d’azzardo patologico, risulta essere, in primo luogo, quella della tutela della salute pubblica (T.A.R. Lombardia (Milano), Sez. I, 17 novembre 2015, n. 2412; Cons. Stato, Sez. IV, 16 giugno 2017, n. 2956; Sez. III, 10 febbraio 2016, n. 579);

– la lesione del diritto di iniziativa economica, che non è assoluto per stessa volontà del Costituente (giacché siffatto diritto deve essere bilanciato con la sicurezza, la dignità umana e l’utile sociale, interessi che configurano altrettante esigenze imperative di carattere generale che gli Stati membri devono valutare: v. Corte di Giustizia dell’Unione europea, 24 gennaio 2013, nelle cause riunite C-186/11 e C-209/11), nel caso di specie non è stato irragionevolmente limitato né la ricorrente ha offerto, come sarebbe stato suo onere, convincenti elementi di prova, anche di carattere estimativo, in ordine al preteso nesso di diretta causalità tra la contestata riduzione dell’orario e la diminuzione, fino al limite della non convenienza economica, dell’attività di gioco gestita. Quanto alla prospettata tesi secondo cui tali regolamentazioni locali si sovrapporrebbero alla normativa nazionale di primo grado, quest’ultima non è condivisibile, atteso che la normativa in materia di gioco d’azzardo – con riguardo alle conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli, nonché dell’impatto sul territorio dell’afflusso ai giochi degli utenti – non è riferibile alla sola competenza statale esclusiva in materia di tutela della concorrenza di cui all’art. 117, comma secondo, lettera e), della Costituzione, ma alla tutela del benessere psico-fisico dei soggetti maggiormente vulnerabili e della quiete pubblica (Corte Cost., 10 novembre 2011, n. 300 e 21 aprile 2015, n. 995), tutela che rientra nelle attribuzioni del Comune ex artt. 3 e 5 del d.lgs. n. 267 del 2000.

La disciplina degli orari delle sale da gioco è, infatti, volta a tutelare in via primaria la salute ed il benessere psichico e socio economico dei cittadini, compresi nelle attribuzioni del Comune ai sensi di dette norme.

Pertanto, il potere esercitato dal Sindaco nel definire gli orari di apertura delle sale da gioco non interferisce con quello degli organi statali preposti alla tutela della concorrenza, atteso che la competenza del Sindaco concerne in senso lato gli interessi della comunità locale, con la conseguenza che le rispettive attribuzioni operano su piani diversi e non è configurabile alcuna violazione dell’art. 117, comma secondo, lett. e), della Costituzione;

– non si ravvisa poi alcuna illogicità nella limitazione dell’orario di uso di detti apparecchi e nel suo frazionamento in due periodi giornalieri, trattandosi di accorgimento regolatorio che disincentiva soprattutto le fasce più giovani, e quindi più deboli, di utenti e, sotto questo profilo, detta limitazione supera il test di proporzionalità; d’altra parte questo Consiglio ha affermato (Sez. V, 13 giugno 2016, n. 2519) che la riduzione degli orari di apertura delle sale pubbliche da gioco è una delle molteplici misure delle quali le autorità pubbliche possono avvalersi per contrastare le ludopatie “in termini di obiettivo da raggiungere che è quello del disincentivo piuttosto che quello della eliminazione del fenomeno che viene affrontato, la cui complessità non è revocabile in dubbio, e per il quale non esistono soluzioni di sicuro effetto”;

– il Comune di Marostica ha svolto una approfondita istruttoria sul fenomeno delle ludopatie nel comune medesimo e ciò è dimostrato dal richiamo allo studio dell’Azienda U.L.S.S. n. 3. Il fatto di avvalersi di studi condotti dall’Ente localmente deputato alla tutela della salute della popolazione non configura per ciò solo un difetto di istruttoria, atteso che la raccolta dei dati sulla ludopatia richiede competenze specialistiche che un Comune, specie quelli privi di uffici a ciò deputati, può non essere in grado di esprimere;

– ai fini della legittimità del provvedimento non occorreva poi dimostrare che gli apparecchi da gioco posti in determinati luoghi siano più o meno pericolosi rispetto ad altri, atteso che la ricorrente nutre un interesse di mero fatto (e avente natura economica) in relazione a ciò, mentre non è seriamente discutibile, appartenendo la relativa conoscenza all’alveo del notorio, che gli apparecchi da gioco, sul cui utilizzo incide l’atto gravato, concorrano sensibilmente e in misura incisiva ad accrescere il diffondersi e l’acuirsi delle ludopatie;

– non si ravvisa poi alcuna illogicità nella limitazione dell’orario di uso di detti apparecchi e nel suo frazionamento in due periodi giornalieri, trattandosi di accorgimento regolatorio che disincentiva soprattutto le fasce più giovani, e quindi più deboli, di utenti e, sotto questo profilo, detta limitazione supera il test di proporzionalità; d’altra parte questo Consiglio ha affermato (Sez. V, 13 giugno 2016, n. 2519) che la riduzione degli orari di apertura delle sale pubbliche da gioco è una delle molteplici misure delle quali le autorità pubbliche possono avvalersi per contrastare le ludopatie “in termini di obiettivo da raggiungere che è quello del disincentivo piuttosto che quello della eliminazione del fenomeno che viene affrontato, la cui complessità non è revocabile in dubbio, e per il quale non esistono soluzioni di sicuro effetto”.

Per le suesposte ragioni, la Sezione ritiene che il ricorso non meriti accoglimento e che, pertanto, debba essere respinto”.

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