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Lino Banfi e l'Unesco: «Dal Vaticano mi hanno fatto i complimenti»

Lino Banfi e l’Unesco: «Dal Vaticano mi hanno fatto i complimenti»

Cosa farà nella Commissione Unesco?

«Ho telefonato a Pupi Avati, che già ne fa parte, e gli ho chiesto qualche delucidazione. Lui mi ha risposto: “Lino mio, io sono lì da due anni ma non mi hanno mai chiamato”. Comunque, per cominciare, spingerò il dossier su Canosa di Puglia, la mia città».

Non è che l’accuseranno di campanilismo?

«Ma la candidatura è in piedi da anni. Canosa è una città meravigliosa, ha 2400 anni di storia, ci sono tombe greche ed etrusche, tesori d’epoca romana. Così i miei concittadini si daranno ancora più da fare. A Matera sono stati bravissimi e adesso è capitale europea della cultura».

Ha già qualche richiesta da perorare all’Unesco?

«L’altro giorno mi ha chiamato una signora che rappresenta i produttori di Prosecco in Veneto e mi ha chiesto se non è il caso di valorizzarlo visto che è bevuto in tutto il mondo ed è uno dei simboli del Made in Italy nel mondo esattamente come la pizza. E poi vorrei “organizzare” un gemellaggio tra le olive taggiasche della Liguria e le olive celline del Salento, rigorosamente senza nocciolo però altrimenti salta qualche dente».

Dovrà sostituire Folco Quilici, lo sa?

«Un grandissimo. Ero affascinato dai suoi documentari, soprattutto quelli sul mare, io non so nuotare. Però non so se il mio ruolo sarà lo stesso del suo». Chi l’ha chiamata per farle i complimenti? «I miei colleghi quasi tutti. Gigi Proietti, Diego Abatantuono ci ha scherzato su, Renzo Arbore era commosso».

Ma adesso alle prossime elezioni voterà per il Movimento 5 Stelle?

«Non lo so. Io sono stato sempre moderato con una simpatia per il centrodestra e per Berlusconi. Però i partiti non mi interessano, guardo alle persone. Di Maio è stato molto carino con me. È molto più maturo dell’età che ha. Molti dimenticano che nel 2000 alle elezioni per il comune di Roma ho dato una mano a Walter Veltroni, una brava persona, di grande cultura. Andavo in giro a dire: “Questo reghezzo bisogna votarlo anche se del suo partito non me ne frega niente”».

Il ministro Di Maio è un suo grande fan. Come vi siete conosciuti?

«Ci siamo incontrati nel 2017 al Festival del Cinema di Venezia. Me lo presentò Vincenzo Spadafora, che conosco dai tempi dell’Unicef, mentre aspettavamo il motoscafo. Abbiamo chiacchierato un po’, mi ha fatto una buona impressione. Poi il 9 luglio scorso, giorno del mio compleanno, stavo nella mia orecchietteria di Roma con Rosanna e Walter (i figli, ndr) a festeggiare e lo vedo arrivare con un mazzo di fiori per farmi gli auguri: “Lino, te lo dovevo”, mi ha detto, “sono cresciuto con i tuoi film”. Ci siamo mangiati un piatto di orecchiette pugliesi insieme. È stato carino».

Qualcuno ha detto che con la sua nomina siamo finiti in mano ai giullari.

«Un po’ cattivello. E poi, che male c’è. Magari diventassi il giullare ufficiale del Papa. Così quando è giù di morale o arrabbiato, intervengo io e lo faccio ridere un po’. A proposito, i miei amici cardinali mi hanno detto che in Vaticano la nomina è stata molto apprezzata: “Banfi è una brava persona, farà bene”. Come i miei film».

In che senso?

«Un medico di Nova Gorica mi ha detto che nel suo ospedale proiettano L’allenatore nel pallone e Vieni avanti cretino ai malati di Parkinson e di Alzheimer per farli ridere e muovere i muscoli facciali che hanno bisogno di essere smossi. Pare che funzioni molto».

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