lunedì , luglio 15 2019
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L’ipocrisia della politica che si ricorda delle violenze sulle donne …

“Che un italiano violenti una donna lo posso sopportare, che lo faccia uno straniero no”, diceva una settimana fa un vecchio razzista di Cascina a Piazza Pulita, paese della Toscana dove governa la sindaca leghista Ceccardi.

Dirò una cosa forse un po’ forte, ma io penso che ci sia un pezzo d’Italia, rappresentato da chi sta oggi al governo, che il significato mostruoso di questa frase lo abbia metabolizzato. Che lo pensi, ma non abbia, al contrario di quel signore, il coraggio di dirlo.

Perché se posti, twitti, manifesti e strepiti solo quando una violenza viene commessa da uno straniero, implicitamente fai passare il messaggio che le violenze commesse dagli italiani sono fisiologiche. Perché io, cittadino semplice, vedo il vice primo ministro che condanna sempre e solo le violenze degli stranieri.

Dietro la punta – Salvini – c’è poi l’iceberg, cioè il suo seguito. Perdonate, ma io – che in questi giorni sto scrivendo, parlando, manifestando affinché Desirée abbia verità e giustizia – l’ipocrisia non la sopporto.

Poco più di un anno fa, Noemi, sedici anni, di Specchia, in provincia di Lecce, fu brutalmente uccisa a pietrate e sepolta tra i sassi dal suo fidanzato. Sepolta viva. Sì, avete capito bene, fu sepolta viva – dopo essere stata picchiata e trascinata – dal suo fidanzato mentre lei le gridava di fermarsi. Il suo cadavere fu occultato per dieci giorni, prima di essere ritrovato.

Sapete poi quante sono le donne uccise da ex mariti o compagni solo nei primi sei mesi del 2018? 44. In quanti ricordano il nome di queste donne? In quanti ricordano le prese di posizione di quelli che ora fanno la morale?

Dov’era Salvini e dov’erano tutti quelli che ora strepitano? Perché, sinceramente, non ricordo di averli visti al nostro fianco mentre denunciavamo i femminicidi e chiedevamo una riflessione sulla società maschilista in cui viviamo, sui dati Istat che parlano di oltre sei milioni di donne che hanno subito molestie nella loro vita, sulla proposta di introdurre l’educazione sentimentale a scuola, sui finanziamenti ai centri antiviolenza.

Non c’erano, al nostro fianco e di quelle famiglie. Non c’erano nemmeno quelli del “prima gli italiani” e “dell’Italia agli italiani“. Nessuna manifestazione di Casapound, nessuna presa di posizione contro la violenza maschile, nessuna proposta di legge.

Niente di niente. Solo una maledetta ipocrisia che li fa scendere in piazza a giorni alterni, quando gli conviene a fini elettorali.

Infine. Tutto questo non riguarda solo l’ipocrisia di questa destra feroce. Riguarda anche l’incapacità della sinistra, delle forze vive della società di manifestare senza farsi dettare sempre il terreno di gioco dalla destra.

Alla sinistra tutta vorrei dire che c’è un solo modo per rovesciare l’immaginario e dimostrare che noi, sì, noi, siamo quelli che difendono le persone fragili, sempre, a prescindere dal colore della pelle o della nazionalità.

Si manifesti per Desirée, si lotti perché non accada più, si tenga ferma la complessità e non ci si arrenda agli slogan, come stiamo facendo in questi giorni.

Ma si continui a farlo anche alla prossima violenza. Quando il ministro dell’Interno farà finta di non vedere che un uomo italiano ha ammazzato una donna italiana, quando i giornali daranno la notizia con due righe in cronaca locale, quando i razzisti si volteranno altrove.

Facciamo in modo che la prossima volta (sperando che non ci sia mai) accanto a quelle famiglie, accanto a quelle donne, non si sia ancora una volta pochi, ma tanti, tantissimi. A dimostrare che alla loro maledetta ipocrisia noi rispondiamo con la credibilità di un’Italia che alle donne vuole bene davvero, non solo quando a commettere i reati è uno straniero.

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