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L'Italia bella e imperfetta di Made in Italy

L’Italia bella e imperfetta di Made in Italy

Come direbbe Pavese, “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”: Made in Italy è il racconto delle costanti dipartite da questo paese, distacchi interiori e fisici, per la maggior parte delle volte irreversibili. Luciano Ligabue, alla regia del suo terzo film, vuole raccontare la crisi di un paese affranto, mutilato nelle sue componenti più vitali in cui i personaggi sono mossi da una costante ricerca di senso, sopraffatti dalla monotonia di una vita sempre uguale a se tessa.

In un certo qual modo, lo spettatore riesce a incanalare e percepire la stessa dispersione e disgregazione di ogni certezza dei protagonisti. C’è RikoStefano Accorsi, che da trent’anni è costretto a lavorare in una ditta che insacca salumi, alle prese con un matrimonio insoddisfacente e una moglie distaccata, ma profondamente desiderosa di fare ancora esperienza di tutto ciò che l’esistenza ha da offrire: Kasia Smutniak interpreta Sara, anch’essa vincolata a un ventaglio di promesse pronunciate e mai mantenute.

Emblematico, in tal senso, il momento in cui durante una scena tra conoscenti viene chiesto a ognuna la propria professione. In una lenta e funzionale progressione di volti sommessi e occhi bassi, ci è restituito tutto il senso di ciò che Ligabue ha voluto raccontare: l’accontentarsi, la rinuncia e il lasciarsi scivolare addosso la quotidianità.

Nonostante alcuni momenti in cui un’eccessiva e ridondante attenzione per la forma, tra la retorica piatta di alcuni scambi di battute e sequenze, non è difficile riuscire a rispecchiarsi nelle varie sfumature del film, sfumature inserite in un racconto di malinconia e tenerezza, fatta di sguardi profondi sulla vita e le sue problematiche.

Elvira Del Guercio – Redazione di Scrivere di Cinema

Ma i personaggi di Made in Italy sono sul punto di implodere, la crisi da cui sono attanagliati ha prodotto un nevrotico bisogno di allontanarsi dagli schemi, seppur nel breve giro di una giornata trascorsa a Roma e finita in un violento scontro frontale con la polizia, durante una manifestazione in cui per caso i Riko e i suoi due compagni d’avventure inciampano.

Dunque, dalla frustrazione e dalle parole non dette nasce finalmente la rabbia e la veemenza del discorso pronunciato da Riko davanti alle telecamere, da cui emerge tutto il sentimento di amore e odio che lo tiene indissolubilmente legato a questa Italia bella ed imperfetta.

LA RECENSIONE

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