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Lunetta Savino di È arrivata la felicità: «Giovanna mi piace perché è ...

Lunetta Savino di È arrivata la felicità: «Giovanna mi piace perché è …

Il suo biglietto da visita è la passione smodata per il palcoscenico: quando si pronuncia la parola «teatro», Lunetta Savino si infiamma e all’improvviso il suo sguardo fiero si addolcisce. Nonostante sia una anti-diva anche nell’abbigliamento, l’attrice si presenta all’intervista con pantaloni e camicetta che esaltano tutta la sua femminilità. Protagonista di fiction di successo da vent’anni, oggi è nel cast di «È arrivata la felicità 2» dove interpreta Giovanna Camilli, madre anaffettiva di Angelica e Valeria (interpretate rispettivamente da Claudia Pandolfi e Giulia Bevilacqua).

Cosa l’ha convinta a prendere parte alla seconda stagione?
«La promessa, poi mantenuta, di un cambio di marcia per Giovanna. Lei accetterà, suo malgrado, la compagna della figlia Valeria per amore del nipotino. Ma si rivelerà comunque una suocera pesante, antagonista per principio».

Cosa le piace di più del personaggio che interpreta?
«Che è scorretto. Giovanna è una madre che non dimostra il suo affetto alle figlie, è molto credente e un po’ omofoba. L’opposto di quello che sono io nella vita».

In «È arrivata la felicità 2» bisognerà fare i conti con il dolore perché la figlia Angelica (Claudia Pandolfi) dovrà lottare contro un terribile male…
«È un evento drammatico che causerà uno stravolgimento all’interno di queste famiglie. E naturalmente anche il mio personaggio ne risentirà, al punto da sfidare il Signore. È come se Giovanna aprisse un conto con Dio: “Ma come, io sono sempre stata devota e tu mi fai questo?”».

Oggi il dolore è stato sdoganato in tv, non solo nel mondo della fiction, ma anche attraverso le testimonianze di alcuni personaggi famosi. Cosa ne pensa?
«È una cosa talmente personale e intima che capisco sia quelli che sentono il bisogno di raccontarlo pubblicamente sia quelli che, al contrario, preferiscono la riservatezza».

Ci sono stati momenti in cui ha pensato: «È arrivata la felicità»?
«Certo. Momenti legati alla sfera personale, come la nascita di mio figlio, e alla mia professione: quando superai il provino di “Un medico in famiglia” per interpretare il personaggio di Cettina Gargiulo capii che stava arrivando il mio momento. A quarant’anni, dopo una lunga gavetta».

Oltre a lei ci sono tanti attori che hanno raggiunto la popolarità dopo i 40 anni, come Maria Pia Calzone o Marco Giallini. Come si vive il successo dopo una certa età?
«Con consapevolezza. Fare l’attore è una professione per cui ti devi preparare. Se hai talento, devi affinarlo. Oggi ci sono attrici che, pur avendo buone capacità, non possiedono la tecnica e recitano in maniera piatta. In televisione diventi famoso, ma per mantenere la popolarità ci vuole impegno».

Più di dieci anni fa decise di lasciare «Un medico in famiglia» per dedicarsi ad altro. Fu una scelta difficile?
«Ho sempre fatto quello che volevo fare. Ricordo che alcune amiche registe mi consigliarono di fermarmi dopo la prima stagione di “Un medico in famiglia” perché il cinema poi mi avrebbe snobbato. Non ascoltai quel suggerimento perché mi divertivo a fare Cettina. Non ero più giovanissima e dal cinema non arrivavano così tante proposte. Il grande schermo l’ho scoperto più tardi. E la popolarità televisiva mi ha permesso di fare teatro da protagonista».

C’è un ruolo che le piacerebbe interpretare?
«Vorrei portare in scena una tragedia greca a Siracusa (i suoi occhi si illuminano, ndr). Prossimamente sarò protagonista al cinema dell’opera prima di Katia Colia, ambientata a Trieste».

È vero che da quando suo figlio Antonio vive in Inghilterra lei, da buona mamma, gli spedisce pacchi di cibo italiano?
«Sì. Antonio vive a Bristol dove vado a trovarlo spesso. È figlio unico e tra noi c’è stato sempre un bel dialogo. Nonostante i miei impegni non ho mai trascurato gli affetti, a partire da mio figlio per finire ai miei genitori e a mio fratello».

Anche suo figlio è interessato al mondo dello spettacolo?
«Non alla recitazione. Si occupa dell’aspetto tecnico e creativo della musica. Da piccolo mi seguiva di più alla tv. Ora è interessato ad altro».

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