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Manuel, ira dei genitori: "Cronista nella stanza senza l'autorizzazione"

Manuel, ira dei genitori: "Cronista nella stanza senza l’autorizzazione"

Roma «Sono una scrittrice voglio regalare il mio libro a Manuel». La Repubblica entra «senza autorizzazione» nel reparto Terapia Intensiva del San Camillo di Roma e scoppia la polemica. Casus belli l’intervista della giornalista Federica Angeli a Manuel Bortuzzo. Per la mamma del nuotatore ferito, Rossella Corona Bortuzzo, difatti, la Angeli si sarebbe qualificata «dell’antimafia».

La Angeli era accompagnata dagli uomini di scorta che la seguono dal 2013 quando, per un fatto accaduto sotto la sua abitazione, aveva ricevuto minacce dal clan Spada. Un episodio grave per i familiari del 19enne colpito la settimana scorsa all’Axa. I fatti. Domenica pomeriggio, mentre nello stesso reparto un paziente stava morendo, la giornalista si presenta a un’infermiera dicendo di essere un’amica del nuotatore. Lo raccontano i genitori dell’atleta sul gruppo Fb della Federnuoto «TutticonManuel». «Purtroppo in un momento di nostra assenza – scrivono Franco e Rossella Bortuzzo – senza alcuna autorizzazione da parte nostra o dell’ospedale, Manuel si è trovato in stanza una signora (accompagnata fino al suo ingresso da un uomo della scorta), con cui si è intrattenuto a parlare pensando fosse una scrittrice in visita e non che avrebbe pubblicato su un quotidiano un articolo sulla sua vicenda tantomeno il selfie poi scattato». Eppure la Repubblica e la stessa Angeli, subito dopo «l’intervista», vengono diffidati: «Manuel riposava sereno quando senza autorizzazione Federica Angeli de la Repubblica si è introdotta nella stanza di terapia intensiva (…) scattando fotografie e registrando immagini. No allo sciacallaggio mediatico». Ma niente, il paginone era stato già «disegnato», lo spazio andava riempito. A nulla sono valse le proteste del presidente della Federnuoto Paolo Barelli.

Un’autocelebrazione di cui si sarebbe potuto fare a meno anche per la blogger Selvaggia Lucarelli che scrive in un post: «Quando intervistate qualcuno, intervistatelo davvero. Perché chi siete e cosa avete fatto di bello e memorabile voi che lo intervistate ce lo raccontate un’altra volta. Grazie». La direzione sanitaria del San Camillo ribadisce: «Nessuna autorizzazione è stata chiesta o concessa alla giornalista Angeli per accedere, telecamera al seguito, in un reparto sensibile come quello di Terapia Intensiva per intervistare un paziente in prognosi riservata». Qualcuno avrebbe, secondo la stessa Angeli, provato anche a fermarla. Come riporta il sito Dagospia. «Mi sono presentata, sapeva benissimo chi ero – dice lei – Ho dovuto fronteggiare l’arroganza di chi pretendeva, senza titolo, il rilascio di un’autorizzazione per incontrare Manuel». In ospedale, soprattutto in un reparto dove i ricoverati spesso sono in fin di vita, funziona così. Ci vuole un’autorizzazione. Oppure un po’ di buonsenso. I familiari di Manuel avrebbero segnalato l’accaduto all’Ordine dei giornalisti. Al San Camillo medici e infermieri sono sconvolti: «Nemmeno il ministro Salvini al quale piacciono tanto i selfie, si è permesso di tirar fuori il telefonino quando è venuto a salutare Manuel». Sul caso Angeli, soprattutto dell’uso della scorta come «apripista» si prevedono interrogazioni e polemiche.

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