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«Meglio infame che gay», così parlò il macho-boss

Il tema dell’omosessualità tra i ranghi delle famiglie mafiose resta dunque tabù, anche se più i un pm dell’antimafia conferma episodi di transessuali che «hanno avuto relazioni con boss della mafia e della ‘ndrangheta». Vizi privati, pubbliche virtù. Così per quelle “pubbliche virtù”, secondo i boss, di maschio etero e virile c’è da colpire anche i figli omosessuali.

Sul tema è andato anche il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino, ex braccio di Giuseppe Pignatone alla procura di Reggio Calabria: «Sono a conoscenza – raccontava Prestipino nel 2015 in una intervista rilasciata a Klaus Davi – di una vicenda in Calabria in cui un boss con un figlio dall’orientamento sessuale diverso, dopo un momento molto critico, ha lasciato che il giovane continuasse a vivere la sua vita normalmente. E questo non grazie a un grado di emancipazione delle ‘ndrine – spiega Prestipino – ma per un deciso intervento della madre. Se non fosse stato per lei il ragazzo sarebbe stato ucciso. Il figlio ora fa la sua vita, frequenta la scuola e nessuno l’ha mai toccato, nonostante tutti sappiano che è gay e frequenti chat per omosessuali. Quando si dice che c’è maschilismo, patriarcalità, la realtà è molto più complessa. Per uno che nella sua vita ha scelto non solo di essere mafioso ma anche di essere capo, rinunciare a fare del figlio maschio la propria appendice all’esterno o a dare la figlia femmina in matrimonio al figlio dell’altro boss per rafforzarsi ulteriormente, come succede in Calabria, non è una cosa semplice».

Insomma nel panorama mafioso le relazioni omosessuali sono ad alto rischio, nonostante baci ostentati in pubblico da parte dei boss e scambi di lettere in carcere in cui a fare da sfondo è proprio l’amore omosessuale. C’è chi si spinge a riconsiderare il discorso: «Credo che anche questo tabù alla fine l’organizzazione mafiosa non se lo ponga più», ha detto il pm di Palermo Lia Sava sempre nel corso di una intervista rilasciata a Klaus Davi commentando proprio alcune lettere scambiate tra detenuti. Altri andando più in profondità osservano invece come queste missive altro non siano che «messaggi ben cifrati».

D’altronde l’omofobia in cosa nostra è stata una presenza costante. «Non per moralismoha detto Girolamo Lo Verso, ordinario di psicologia clinica all’Università di Palermo – poiché la mafia non ha un’etica. L’omosessuale è ritenuto inaffidabile perché non ha una indennità certa. Non è come il “vero uomo” – puntualizza Lo Verso – che non parla, che di solito non tradisce la moglie, che uccide senza emozioni, che pensa solo agli affari».

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